23/04/98: quando Bologna conquistava l’Europa. 15 anni dopo, che fine ha fatto la Virtus?

La prima volta non si scorda mai. Ormai sono passati 15 anni da quel magico 23 aprile del 1998, ma il ricordo è sempre indelebile nella mente di chi ha avuto la fortuna di esserci a quei tempi. La Virtus Bologna di Ettore Messina si apprestava a concludere la stagione più bella per la pallacanestro italiana, vincendo il massimo trofeo europeo, quell’Eurolega che mancava da 10 anni in Italia, ovvero da quando fu conquistata dalla Tracer Milano.

Quel 23 aprile le V nere portarono a termine la missione per cui erano state costruite: vincere in Europa. E lo fecero a Barcellona, dove si dimostrarono più forti di tutti davanti agli oltre seimila tifosi bianconeri che erano volati in Spagna per non far mancare il loro sostegno: in semifinale il Partizan fu letteralmente spazzato via, mentre nella finalissima la truppa di coach Messina disputò una partita difensiva praticamente perfetta e, trascinata dalle grandi prestazioni di Rigadeau e Danilovic, si impose per 58-44 sulla sorpresa AEK Atene.

15 anni dopo, la pallacanestro italiana è nuovamente diventata una provincia marginale del basket europeo e, se si esclude qualche partecipazione alle Final Four della corazzata Siena, nessuna squadra nostrana ha mai dato l’impressione di essere la più forte di tutte in Europa. Per quanto riguarda Bologna, quella che una volta era Basket City è ormai morta e sepolta. I motivi? Innanzitutto è scomparsa la Fortitudo ed assieme a lei i derby più belli che si siano mai visti su un parquet italiano.

A ciò va aggiunto l’avvento di Claudio Sabatini che, se per diversi anni ha provato a continuare la tradizione Virtus, nelle ultime stagioni ha solo regalato una delusione dietro l’altra ai supporters. Domani arriveranno le sue dimissioni e probabilmente nessuno a Bologna lo rimpiangerà: dopotutto un presidente che propone l’autoretrocessione per alleggerire i costi di gestione o che falsa il campionato, additando le ultime sei partite come “gite gastronomiche”, non è ciò che le gloriose V nere si meritano.