Accadeva il...

Accadeva il 12/01/2000: muore in un incidente Bobby Phills, gran giocatore e persona speciale

Sono tre gli striscioni appesi al tetto della New Orleans Arena. Il primo a sinistra rappresenta il numero 7, ritirato in onore di Pete “Pistol” Pete Maravich nel 2002, quando gli Hornets hanno disputato il loro primo incontro di ritorno a NO. Quello al centro commemora la vittoria della Southwest Division targata 2007-08. Il terzo, invece, è quello più antico: è stato appeso il 9 febbraio 2000 al soffitto dello Charlotte Coliseum ed è stato poi portato a NO due anni più tardi. Ma cosa rappresenta? Il numero 13, quello ritirato in onore di Bobby Phills.

Nato e cresciuto a Baton Rouge, Phills si è guadagnato le luci della ribalta in particolare con una stagione da senior pazzesca tra le fila della Southern University, ma al Draft nessuno ha creduto realmente in lui, nemmeno i Bucks che, pur avendolo scelto al secondo giro del Draft 1991, lo hanno subito tagliato senza nemmeno metterlo alla prova sul campo. Dopo aver giocato nella CBA, ha attirato l’attenzione dei Cavaliers, che hanno deciso di dargli fiducia: non potevano fare scelta migliore, dato che Phills si è guadagnato partita dopo partita l’ingresso stabile nelle rotazioni di Cleveland, viaggiando con 14.6 punti di media ed il 44.1% da oltre l’arco. Ma il suo contributo non si limitava all’attacco, anzi! Bobby era veramente uno tosto da fronteggiare in difesa, tanto che Michael Jordan lo ha indicato come uno dei cinque giocatori più duri da battere che abbia mai affrontato.

Nell’offseason del 1997 gli Hornets hanno deciso di puntare forte su di lui, facendogli firmare un contratto lungo sette anni da 33 milioni di dollari. In pochissimo tempo è diventato una presenza fissa nello starting five, al fianco di David Wesley. La sua miglior stagione dal punto di vista individuale è stata quella del 1998-99, quando viaggiò con una media di 14.3 punti, 4 rimbalzi e 3.5 assist. Nella successiva, invece, prese da parte coach Paul Silas e gli chiese di farlo partire dalla panchina, per consentire sia ad Anthony Mason che a Derrick Coleman di partire in quintetto. Silas inizialmente declinò il suggerimento, poi però decise di provare dopo le prime nove partite (5-4 il record). Da sesto uomo Phills rese molto più pericolosa la second unit degli Hornets ed inoltre contribuì non poco allo sviluppo di un giovane promettente come Baron Davis.

Il 12 gennaio del 2000, Bobby aveva appena finito lo shootaround mattutino con la squadra ed uscì dal campo con David Wesley: i due si misero alla guida delle rispettive Porsche e pochi km dopo Phills perse il controllo della sua auto e si scontrò con altre due, perdendo la vita sul colpo. Un rapporto della polizia sostiene che i due stavano guidando in maniera “negligente, imprudente e aggressiva” e che probabilmente stavano facendo “una gara di velocità”. In seguito al fattaccio, Wesley è stato condannato per guida spericolata, mentre Phills si è lasciato alle spalle il fratello, i genitori, la moglie ed i due piccoli figli.

La morte di Bobby ha scosso molto il mondo della NBA: sul campo era un modello da seguire, era uno di quei giocatori che metteva tiri importanti, ma allo stesso tempo s’impegnava come un matto per fermare gli avversari più pericolosi. Tutto questo senza mai una parola fuori posto, senza nessun atteggiamento da superstar. Bobby era il prototipo di giocatore ideale della NBA, nessuno saprebbe dire una sola cosa negativa che ha fatto nella sua carriera. Ma Phills non era sono un ottimo giocatore, ma anche una brava persona, che cercava di aiutare i meno fortunati. Ed infatti nel 1996 istituì la Foundation Phills con l’obiettivo di aiutare i bambini e gli adolescenti, promuovendo l’istruzione e attivandosi nel sociale attraverso lo sport.