Accadeva il 15 maggio: muore Earl “The Goat” Manigault, la leggenda dello streetball

“Kareem! Kareem! Sei uno dei giocatori più forti che si siano mai visti, ma svelaci un segreto: qual è l’avversario più forte che hai mai affrontato? Voglio un solo nome”. La domanda è tutt’altro che banale e non è facile rispondere; Abdul-Jabbar ci pensa per un paio di secondi e poi afferma convinto: “E’ The Goat”. Ebbene sì, sta parlando proprio di Earl Manigault, conosciuto da tutti come The Goat fin dai tempi del liceo per via del suo atteggiamento sempre rilassato e tranquillo.

Ma come, direte voi, tra i tanti grandi giocatori NBA che ha affrontato, sceglie proprio quello che non ha mai giocato a basket a livello professionistico?!? The Goat non avrà mai calcato un parquet della NBA, ma è da considerare a tutti gli effetti una leggenda di questo gioco nel suo aspetto più puro: lo streetball. E’ proprio su un campetto che Kareem lo ha conosciuto ed affrontato: per dire che è il più forte contro cui ha giocato, significa che le storie che girano sulla grandezza di “The Goat” sono tutte vere.

Manigault è riconosciuto unanimamente come il miglior giocatore di strada di tutti i tempi: era celebre in particolare per la sua doppia schiacciata, ovvero era capace di inchiodare a canestro, prendere la palla con l’altra mano e schiacciare di nuovo. Il tutto mentre era ancora in aria. Assolutamente pazzesco. Nonostante fosse poco sotto il metro e novanta, era in grado di toccare la parte superiore del tabellone: questo perché da bambino indossava dei pesi alle caviglie che gli hanno permesso di sviluppare un’elevazione fuori dal comune.

Esattamente 17 anni fa, il 15 maggio 1998, Earl si è spento all’età di 53 anni a causa di un infarto. Si può dire che ha dedicato tutta la sua vita allo streetball, fedele compagna anche nei momenti più bui. Ricordiamo, infatti, che dopo aver lasciato dopo un solo semestre la Johnson C. Smith University per via dei cattivi voti e delle incomprensioni con il suo coach, ha fatto ritorno ad Harlem, sviluppando una dipendenza dall’eroina. Quest’ultima gli ha procurato tanti problemi, soprattutto legali: ha prima passato 16 mesi dietro le sbarre per essere stato trovato in possesso di droga e ne ha poi passati altri 24 per un tentativo fallito di rapina, necessaria per ottenere i soldi per l’eroina. La seconda permanenza in carcere gli è servita: non solo ha riscoperto l’amore per il basket, dominando il torneo della prigione,ma è riuscito a disintossicarsi. Una volta tornato in libertà, ha profuso anima e corpo fino alla sua morte nel torneo “Walk Away From Drugs”, organizzato nella sua Harlem per tenere lontani i ragazzi dalle droghe.