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Accadeva il 15 ottobre: Bill Russell entra nella leggenda da coach-giocatore

Esattamente 49 anni fa, Bill Russell scrive l’ennesima pagina della storia NBA, esordendo sulla panchina dei Boston Celtics e diventando di conseguenza il primo allenatore di colore di sempre. Nel corso della sua carriera ha vinto la bellezza di 11 titoli, ma in due (1968 e 1969) è stato fondamentale anche nella doppia veste di coach/giocatore. Questo doppio ruolo farebbe paura a chiunque, ma non a lui, che era il simbolo dei verdi.

L’INDECISIONE DI AUERBACH – Il suo debutto, datato per l’appunto 15 ottobre 1966, è stato vittorioso, dato che i Celtics hanno avuto la meglio sui San Francisco Warriors per 121-113, per la gioia di Red Auerbach, ritiratosi qualche mese prima, che non era del tutto convinto della scelta di Russell. Ricordiamo infatti, che il pluri-campione di Boston è stata non la prima, non la seconda, non la terza, ma la quarta scelta dell’ex coach: la posizione di capo allenatore è stata innanzitutto offerta a Frank Ramsey, che ha rifiutato a causa delle sue attività commerciali. Niente da fare con Bob Cousy, che non se la sentiva di allenare i suoi ex compagni di squadra, e nemmeno con Tom Heinsohn, tutt’altro che entusiasta di dirigere un team del genere. Infine Auerbach si è rivolto a Russell, che ha immediatamente risposto di sì in quanto fermamente convinto di avere le capacità di sostenere il doppio ruolo, diventando così anche il primo coach di colore nella storia della NBA.

LA DELUSIONE E LE VITTORIE – D’altronde Bill non ha mai avuto problemi di fiducia nel corso della sua carriera, e non li ha avuti nemmeno quando nella sua prima stagione da giocatore-allenatore ha perso il titolo in finale contro i Sixers di Wilt Chamberlain, i quali c’è da dire che si dimostrarono nettamente più forti. L’anno seguente, in cui Russell ha messo a referto 12.5 punti e 18.6 rimbalzi ad allacciata di scarpe, è stato molto difficile a causa dell’assassinio di Martin Luther King che ha scioccato tutti, in particolare i giocatori di colore. Al di là di questo, sul campo i Celtics hanno fatto una vera impresa: ancora una volta nei playoffs contro i Sixers, sono andati sotto 1-3, salvo vincere tutte le restanti partite e ribaltare clamorosamente la serie. In finale contro i Lakers, Boston si è imposta per 4-2 e Russell si è potuto mettere al dito il decimo anello. Nella stagione 1968-69 è arrivato l’ultimo capolavoro firmato da Bill: nonostante una stagione regolare non proprio esaltante (48-34 il record), nei playoffs i Celtics si sono trasformati nella solita squadra macina vittorie, vincendo ancora una volta a discapito dei Lakers il titolo NBA, che ha segnato la fine della carriera di Russell a Boston.

VINCERE, VINCERE, VINCERE – Al di là di quanto fosse forte da giocatore, quello che rendeva Russell il migliore era la sua totale dipendenza dalle vittorie. Desiderava così ardentemente vincere, che a volte dall’ansia ha vomitato negli spogliatoi prima di una partita importante. Inoltre, nel momento in cui è diventato anche l’allenatore dei Celtics, ha saputo mantenere una buona intesa sul parquet, tagliando però i rapporti d’amicizia con i suoi compagni ed assumendo uno stile più professionale.