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Accadeva il 16 gennaio 1993: Jordan ne fa 64, ma Shaq e i Magic gli rovinano la festa

Esattamente 23 anni fa, il 16 gennaio del 1993, Michael Jordan mostrava tutto il suo talento ai Magic con la seconda miglior prova realizzativa della sua carriera. In quell’occasione, His Airness realizzò un’impresa destinata ai libri di storia: 64 punti con 26/47 dal campo, a -5 dal suo career-high. La stella dei Bulls prese subito grande confidenza con il canestro, segnando 22 punti nel solo primo quarto, per poi continuare con 19 complessivi nelle due frazioni centrali, 16 nell’ultima e 7 nell’overtime.

Nonostante questo sforzo enorme in termini realizzativi, i Bulls campioni in carica uscirono clamorosamente sconfitti dal proprio campo, gettando alle ortiche un vantaggio di 6 punti negli ultimi 44 secondi. A far festa, infatti, furono i Magic, che diedero vita ad una partita spettacolare e indimenticabile e alla fine si imposero per 128-124 dopo un supplementare. Per uscire da Chicago con la vittoria, Orlando si affidò ad uno Shaquille O’Neal fuori dal comune per essere un rookie (29 punti e 24 rimbalzi) e ad un Nick Anderson glaciale: l’allora guardia dei Magic, che tra l’altro si trovava a casa, essendo nato nella Windy City, realizzò la tripla dell’overtime ad 1.4 secondi dal termine, dopodiché nei 5’ aggiuntivi fece la differenza con un gioco da tre punti e un paio di liberi decisivi.

Nelle ore e nei giorni seguenti la partita, ovviamente le attenzioni principali furono dedicate tutte a Michael Jordan: questo perché all’appassionato mediamente interessa più un’incredibile prestazione individuale che una grande vittoria, anche se in regular season. Ma His Airness all’epoca non fu affatto contento di parlare di quella partita, dato che aveva perso in maniera bruciante, nonostante i 64 punti: «Non fanno alcuna differenza per me. Sono stati solo uno spreco di energia, dato che non siamo riusciti a concludere il match come avremmo dovuto. Abbiamo letteralmente buttato via la vittoria. Abbiamo giocato abbastanza bene nel complesso, ma abbiamo anche fatto delle giocate da idioti. Quando sprechi sei lunghezze di vantaggio in meno di un minuto, c’è qualcosa che non va. 64 punti in una sconfitta non valgono nulla».