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Accadeva il 19/02/2008: Jason Kidd torna ai Mavericks a due giorni dalla trade deadline

Jason Kidd è uno dei playmaker più forti che abbiano mai calcato i parquet della National Basketball Association. Eppure, sembrava destinato a chiudere la carriera senza la soddisfazione di mettere al dito l’anello di campione NBA.  Nel 2002 e nel 2003, era riuscito a condurre i New Jersey Nets fino alla finale NBA, ma la sua squadra era stata sconfitta rispettivamente da Lakers e Spurs. Successivamente, nonostante l’arrivo di Vince Carter, i Nets non avevano compiuto il salto di qualità e, con gli anni che passavano impietosi, ci si chiedeva se Kidd sarebbe mai riuscito a vincere il titolo. La risposta, anche se nessuno poteva immaginarlo, era contenuta nell’evento del 19 febbraio 2008.

PRIMA ESPERIENZA AI MAVS La carriera NBA di Jason Kidd era iniziata proprio con la maglia dei Mavericks, che lo avevano scelto con la seconda chiamata assoluta al Draft del 1994, davanti a Grant Hill, Donyell Marshall e Juwan Howard. I Mavs puntavano tutto sul trio composto da Jason Kidd, Jim Jackson e Jamal Mashburn. Ed effettivamente i tre sembravano un’ottima base su cui partire. Kidd, alla sua seconda stagione, mise assieme 16.6 punti e 9.7 assist di media, meritandosi la partecipazione all’All-Star Game come membro del quintetto base della Western Conference. La catastrofe, per i Mavericks, era dietro l’angolo: i tre leader designati della squadra cominciarono a non andare d’accordo e i cattivi rapporti che Kidd aveva avuto prima con coach Motta e poi con coach Cleamons convinsero la franchigia a cedere il giovane talento. Fu spedito a Phoenix in cambio di Sam Cassell, Michael Finley e A.C. Green.

IL RITORNO Neanche Phoenix risultò essere la casa definitiva di J-Kidd: dopo cinque stagioni in Arizona, il giocatore fu ceduto ai New Jersey Nets in cambio di Stephon Marbury, Johnny Newman e Soumaila Samake. Alla prima stagione con la nuova squadra, fu subito finale NBA. Traguardo raggiunto anche nell’anno successivo. La stagione 2002/2003 è la sua migliore per punti di media: 18.7. Non raggiungerà più, invece, il dato dei 10.8 assist a partita fatto registrare nell’annata ’98/’99 in maglia Phoenix. I Nets, come abbiamo anticipato in apertura, non riuscirono più a tornare sui livelli del 2002 e del 2003. A pochi giorni dalla trade deadline del 2008, si concretizzò uno scambio che permise a Kidd di tornare a Dallas. I Mavs cedettero infatti DeSagana Diop, Devin Harris, Maurice Ager, Trenton Hassell, Keith Van Horn e due prime scelte in cambio di Kidd, Malik Allen e Antoine Wright. Una mossa che Mark Cuban ritenne necessaria per affiancare un altro leader a Dirk Nowitzki.

IL TITOLO DEL 2011 La manovra di mercato dei Mavs funzionò, anche se non nell’immediato. Dopo poco più di tre anni dal ritorno di Kidd, la franchigia texana eliminò in rapida successione Blazers, Lakers e Thunder e ritornò sul palcoscenico delle Finals per la seconda volta nella sua storia, dopo la delusione del 2006. Kidd, schierato ovviamente da playmaker titolare della squadra, non potendo più contare sul fisico degli anni migliori si era ormai trasformato in ragionatore e specialista dell’arco. Doti fondamentali per guidare al successo quell’edizione dei Mavs. Proprio un suo tiro da tre chiuse definitivamente i conti in gara 5, permettendo ai Mavs di trasferirsi a Miami con il vantaggio nella serie. Il ruolo di Kidd in quella finale fu fondamentale anche nell’altra metà campo: con Barea che si prendeva cura del playmaker avversario, a Kidd toccava la marcatura di Dwyane Wade. E, neanche a dirlo, non soffrì il talento dell’avversario. I Mavericks vinsero 4-2 la serie e Kidd, a 37 anni, riuscì finalmente a diventare campione NBA.