Accadeva il 19/06/2005: l’ultima perla di Big Shot Rob nelle Finals contro i Pistons

19 giugno 2005, siamo nel cuore delle Finals. Le sfidanti: San Antonio Spurs e Detroit Pistons. Le serie è sul 2 – 2, Gara 5 è in Michigan e Tim Duncan, dopo aver messo a ferro e fuoco i Pistons in Texas, viene limitato nelle due successive al Palace di Auburn Hills dalle difese di Wallace, Ben e Rasheed. A dare una mano al caraibico in quella indemoniata quinta partita c’è Manu Ginobili con qualche anno e pelo di barba di meno e capelli più lunghi; è grazie all’apporto dell’argentino, allora un emergente nel grande firmamento NBA, che San Antonio ingrana, ma Detroit risponde nuovamente. A ricacciare i padroni di casa indietro ecco Robert Horry, che a partire dalla fine del terzo quarto inizia a far male dall’arco. Le sue stoccate sono parate, a metà quarto periodo, da un altro Big Shot.

La differenza? Davanti c’è un Mr. e il suo nome è Billups, Chauncey Billups. Parità a 9 secondi dalla fine dei tempi regolamentari: Ginobili brucia sul primo passo Rip Hamilton e appoggia al vetro sbagliando, Duncan prova il tap in, clamorosamente respinto dal ferro. Overtime. Sheed segna il tiro in sospensione contro Duncan che dà il vantaggio a Detroit, mentre Eminem esulta dalle tribune. Popovich chiama time-out e chiede l’aiuto di Horry, che segna in penetrazione con schiacciata, subendo il fallo. Gli Spurs, però, sono ancora sotto di due (95 a 93 per Detroit), con 9 secondi ancora da giocare; time-out neroargento e rimessa di Horry, che passa nell’angolo per Ginobili. Manu è marcato stretto da Hamilton e Rasheed, che lascia quindi libero il numero 5 avversario. Il figlio di Bahia Blanca scarica il pallone a lui, che smarcato oltre la linea dei 7,25 si ricorda di essere Big Shot Rob e segna la tripla. 96 a 95 e vittoria di Gara 5 agli Spurs.

Brent Barry, in un’intervista postuma alla serie, dichiarò che Horry era incredulo per come avesse preso quel tiro, perché non riusciva a credere che Rasheed Wallace non lo avesse marcato. Duncan, invece, in conferenza stampa di Gara 5 lo elogiò come uno dei maggiori clutch player della storia NBA. Horry vinse un altro titolo con gli Spurs nel 2007, poi nel 2008 decise di lasciare il gioco per ammirare i suoi sette anelli (nell’epoca moderna, nessun altro giocatore con ruoli da protagonista ne ha vinti di più). A distanza di anni, le sue giocate, specie quelle della magica gara 5 legata al suo nome, rivivono ancora in campo e, in un certo senso, nell’uomo che più ha preso la sua “clutch eredity” all’interno degli Spurs: Danny Green.