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Accadeva il 02/06/11: la grande rimonta dei Mavericks apre la strada al titolo di Kidd e Nowitzki

Dallas Mavericks v Miami Heat - Game Two

Le Finals 2011 non sono state consegnate alla storia solo per i risultati sul campo. Diversi fattori di contorno contribuirono ad inasprire la competizione. Il primo: i Mavs erano stati sconfitti in finale, proprio dagli Heat, cinque anni prima. Il secondo: erano le prime finali degli Heat con LeBron James e Chris Bosh di fianco a Dwyane Wade. Il terzo: gli atteggiamenti incomprensibili di LeBron e Wade, ripresi ad esultare in mezzo al campo in gara 2 con ancora 7’ sul cronometro, oppure a prendere in giro Dirk Nowitzki per la sua tosse prima di gara 5. A questo proposito, ci limitiamo ad utilizzare le parole del numero 41 dei Mavericks per commentare: «Childish, ignorant». Miami era una squadra completamente diversa da quella abbiamo potuto conoscere in seguito: non c’era ancora un’idea di gioco ben definita – ci si limitava a distribuire i possessi tra James, Wade e Bosh – e i Big Three sembravano ancora lontani da quella mentalità vincente che li avrebbe portati alla vittoria di due titoli. Eppure, senza quello scatto di orgoglio dei Mavs in gara 2, probabilmente i Big Three avrebbero trionfato anche nel 2011.

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LA RIMONTA – Gara 1 era stata combattuta, ma gli Heat avevano trovato la fuga decisiva negli ultimi 4’ di gioco, con Wade e James grandi protagonisti. Una vittoria in gara 2 avrebbe con ogni probabilità indirizzato la serie verso South Beach. Dopo un primo tempo di fuoco, con i primi due quarti finiti in parità, gli Heat avevano tentato di scappare. Un incredibile parziale ad inizio quarto periodo portò Miami al +15, con Wade già a quota 36 punti e ancora 7’ 14” sul cronometro. Carlisle, naturalmente, decise di fermare la partita. A questo punto, al centro del campo, James e Wade si scambiarono complimenti. Questa scena potrebbe aver fatto risvegliare l’orgoglio dei Mavericks o potrebbe aver fatto calare la tensione degli Heat. Difficile capire cosa è cambiato in quel frangente, fatto sta che la squadra di Carlisle è tornata in campo e ha cominciato a costruire tiri perfetti uno dietro l’altro. Gli Heat si sono limitati a gestire il cronometro e a sparare dalla distanza – senza successo – con Wade e James. Terry ha segnato i primi 6 punti della rimonta, poi una tripla di Kidd ha riavvicinato definitivamente i Mavericks. Sul +2, James ha sbagliato due volte in fila e Haslem, dopo il rimbalzo in attacco, ha servito Terry. In contropiede Dirk, su assist di Marion, ha segnato il pareggio. Nowitzki, poco dopo, ha trovato anche la tripla del +3, ma una dormita colossale di Terry ha regalato a Chalmers il tiro del pareggio. Nessun problema: sempre Dirk, autore degli ultimi 9 punti di Dallas, si è bevuto Bosh dal palleggio e ha appoggiato al vetro per la vittoria.

IL RESTO DELLA SERIE – Gara 2 poteva essere il colpo letale per gli Heat, ma in realtà la squadra di Spoelstra riuscì a riconquistare il vantaggio nella serie in gara 3. Un Nowitzki fenomenale riportò i Mavs in partita, prima che proprio Bosh – il giocatore che più veniva criticato – segnasse il jumper decisivo. La serie di Miami, sostanzialmente, terminò con quel canestro. I Mavs, a livello di collettivo, erano troppo superiori per non trovare gli accorgimenti necessari nei successivi capitoli della serie. Carlisle decise di accantonare Stojakovic e trovò in J.J. Barea – scalato in quintetto a partire da gara 3 – un’arma fondamentale per portare a casa il titolo. Gli Heat, semplicemente, non si rivelarono in grado di contrastare le incursioni del portoricano. In gara 4 accadde l’imponderabile: una gara a basso punteggio – solitamente favorevole agli Heat – fu vinta dai Mavs grazie al solito layup decisivo di Nowitzki. LeBron, in quell’incontro, segnò solo 8 punti con 3/11 dal campo, il suo precedente career low nei Playoffs prima dei 7 punti in gara 5 delle finali della Eastern Conference del 2014. I Mavs vinsero gara 5 con le triple di Terry e Kidd nel quarto quarto e poi chiusero i conti in gara 6, a Miami, con un secondo tempo da 52-44.

LEGACY – Il titolo del 2011 è stato il meritato coronamento della fenomenale carriera di Jason Kidd, che a 38 anni è riuscito a risultare decisivo come playmaker titolare dei Mavs. Dirk Nowitzki, comunque, è stato il giocatore che si è levato il più grosso macigno dalle spalle. Bollato negli anni precedenti – contrassegnati dalla sconfitta in finale con Miami nel 2006 e dall’eliminazione al primo turno contro Golden State nel 2007 – come incapace di essere decisivo, Dirk si è risollevato nel corso dei Playoffs 2011 con prestazioni al di fuori di ogni logica. Come i 48 punti in gara 1 delle finali di Conference, con 12/15 dal campo e 24/24 dalla lunetta (record ogni epoca). Nei finali di partita, Dirk si è trasformato in un trascinatore letale e ha sbrogliato diverse situazioni difficili per i Mavericks. Ha chiuso i Playoffs con 175/186 (94.1%) dalla lunetta. Anche il suo fido scudiero Jason Terry è stato decisivo: nelle ultime tre gare della serie finale ha tenuto 21.6 punti di media. Barea, grazie alle sue prestazioni nelle Finals, è arrivato a firmare un contratto da 4.5 milioni a stagione con i Timberwolves. Ultima citazione doverosa per Tyson Chandler e Shawn Marion: senza il loro contributo difensivo, Dallas non sarebbe mai arrivata a vincere il titolo NBA.

E MIAMI? – Per gli Heat dei Big Three, la lezione subita nelle Finals 2011 è stata fondamentale per il cammino che hanno compiuto in seguito. Chiaro: senza la rimonta di gara 2, probabilmente avremmo visto la prima parata a South Beach con LeBron già in quella estate. Ma i problemi sarebbero stati solo rinviati di un anno. Invece la sconfitta contro i Mavs ha costretto gli Heat a prendere atto della necessità di un’identità di gioco per poter arrivare fino in fondo. La semplice distribuzione dei tiri tra le stelle – un po’ quello che hanno fatto anche i Thunder per anni, prima che Donovan apportasse qualche cambiamento decisivo – non può funzionare. Ecco perché Riley e Spoelstra hanno lavorato per avere una squadra di grandi tiratori dal perimetro da affiancare a LeBron e Wade di modo da permettere alle due stelle di scaricare il pallone in tutta tranquillità quando vengono raddoppiati. Bosh si è allenato proprio per adattarsi a giocare in un sistema che non prevedeva più di tanto le sue giocate in area e che, anzi, lo preferiva il più possibile fuori per non ostacolare le penetrazioni di James e Wade. È diventato un difensore di tutto rispetto e, soprattutto, ha iniziato a tirare con percentuali irreali dall’arco. Nel 2012 e nel 2013 ha avuto il 40.6% da tre nei Playoffs, un dato impressionante per un giocatore che, prima dei Playoffs ’12, aveva il 27.8% in carriera (68/244) tra regular season e post-season. Ultima considerazione: prima delle Finals 2011, la difesa degli Heat era tutt’altro che solida. L’aggiunta di un giocatore come Shane Battier e il miglioramento del sistema difensivo sono alcune delle ragioni che hanno poi portato gli Heat a disputare le tre successive finali.