Accadeva il 20/05: muore in un incidente Malik Sealy, fido compagno di Garnett ai T-Wolves

Il 20 Maggio del 2000 è stato uno dei giorni più duri della vita di Kevin Garnett, dei Minnesota Timberwolves e dell’intera NBA. Incredibile pensare come tutto ciò, coincidesse proprio con il compleanno di KG, che all’epoca festeggiava 24 anni a Minneapolis-St.Paul, dette le Twin Cities, per via dell’attiguità dei due centri urbani principali del Minnesota.

Alle 4 di mattina, infatti, moriva, dopo uno scontro in auto, Malik Sealy, giocatore dei T’Wolves, nonché migliore amico di Kevin Garnett. L’incidente, avvenuto in una zona residenziale di Minneapolis, vicino a St.Louis Park, è avvenuto tra il SUV di Sealy, e il tipico “truck” americano, guidato dal quarantatrenne Souksangouane Phengsene, che più di una volta, prima e dopo la morte di Sealy, avrebbe scontato con la legge il suo vizio di guidare ubriaco e contromano. Le cause della morte di Sealy, sono ad ogni modo particolari. La sua auto, infatti, non aveva l’airbag, cosa forse dovuta al precedente incidente avuto alla fine del 1999, che gli aveva causato una ferita al capo.

I Timberwolves avevano da poco terminato la stagione, perdendo ai playoff contro i Portland Trail Blazers, che il giorno dopo la morte di Sealy, avrebbero giocato contro i Lakers nella finale della Western Conference. La stagione di Sealy era stata molto positiva, sia per quanto riguarda la regular season, dove era tornato a segnare più di 10 punti di media a partita, sia per i playoff, nei quali si era imposto come terzo marcatore dei T’Wolves, dietro Terrell Brandon e Kevin Garnett.

Era proprio Garnett, giovanissimo, ma già leader, ad aver voluto Malik, equivalente islamico di Malcolm, visto che il padre era una delle guardie del corpo di Malcolm X, nei Timberwolves. Non si trattava, però, solo di un’apprezzamento al giocatore, perché Garnett, aveva sempre detto di ispirarsi a Sealy, sia dentro che fuori dal campo. La storia del numero 21 di KG, è infatti legata alla vita e alla carriera di Sealy. Il liceale Garnett, non ancora approdato alla Farragut Academy, decise in onore del suo idolo, a cui si ispirava profondamente, di indossare la #21, che in quel periodo Malik vestiva per St.John’s, alma-mater di ogni newyorkese che si rispetti, e Indiana, all’inizio della sua carriera professionistica. Gli attestati di stima pubblici di “The Revolution”, non terminano, dato che nel 1999, un Garnett ormai affermato nel mondo NBA disse di aver voluto Sealy nella sua squadra, non per avere il miglior giocatore possibile, bensì il giocatore che assomigliasse il più possibile a lui, dentro e fuori al parquet: “Another me” addirittura. Tutto questo affetto, mostrato da KG, non fa che rendere ancora più beffardo il destino che Lisa ed il figlio Malik Remington, rimasti senza un marito ed un padre, hanno dovuto affrontare in seguito alla morte di Sealy, avvenuta proprio nel giorno del compleanno del miglior amico.

Tredici anni dopo, la famiglia dell’ex #2 dei Timberwolves è tornata a New York, ad Harlem, e non nel Bronx, dove Sealy era nato, e dov’è tutt’ora indimenticato, vista la sua carriera straordinaria vissuta a St.John’s, dove si è imposto, con 2.404 punti segnati, al secondo posto della classifica marcatori di tutti i tempi del college, dietro Chris Mullin, a quota 2444.

Questi pensieri sparsi, non possono comunque far capire, quanto sia stato amato, Malik Sealy, grande professionista grande uomo, apprezzato dai compagni di squadra, che si sono tatuati il suo nome per mantenere in terra una parte di lui, dalle squadre in cui ha giocato, che hanno ritirato la sua maglia, e anche dai fan, che oltre ad averlo appezzato sul parquet, hanno riso per la sua interpretazione di un giocatore di pallacanestro incredibilmente egoista, nel film “Eddie” di Whoopi Goldberg, a dimostrazione, che non solo lo sport aveva un significato nella sua vita.

Una vita, intensa, destinata al successo anche fuori dal parquet, che purtroppo si è spenta a soli 30 anni, nel modo più tragico e beffardo possibile.

Foto: visionthought.wordpress.com