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Accadeva il 26 settembre: Pierce vivo per miracolo, nasce la leggenda di The Truth

paul pierce

Esattamente 16 anni fa, nella notte del 26 settembre 2000, Paul Pierce è stato follemente aggredito in un Club di un quartiere di Boston, ricevendo ben 11 coltellate tra faccia, collo e schiena. Quell’aggressione da parte di persone vicine ai Made Man, un gruppo rap famoso soprattutto per arresti e vicende giudiziarie, gli ha cambiato la vita. Non solo per le innumerevoli ferite riportate, da cui è riuscito a guarire quasi miracolosamente, ma per l’incredibile influenza che ha avuto all’interno della NBA questo episodio.

Dopo diversi interventi chirurgici, tra cui uno particolarmente delicato ad un polmone, l’allora 23enne Paul Pierce ha disputato da titolare ogni singola partita della regular season 2000-01, dimostrando di essersi ripreso fisicamente, ma soprattutto di possedere una forza d’animo e mentale fuori dal comune. Per questo motivo ha iniziato ad essere una sorta di fonte di ispirazione per la lega, a cominciare dai giocatori, con Shaquille O’Neal che gli ha affibiato il soprannome di ‘The Truth’.

Pierce è stato il leader tecnico ed emotivo, l’orgoglio dei Celtics, in un’era in cui la lealtà verso una franchigia è merce piuttosto rara. Poi, però, dopo 15 anni Paul ha sentito gli stimoli venir meno ed ha capito di dover cambiare aria, per il bene della sua carriera ed anche per quello di Boston, in piena fase di rinnovamento. Ciò però non toglie che sia stato uno dei più grandi giocatori di tutti i tempi ad aver incarnato il “Celtics Pride”, al pari di altre leggende come Bob Cousy, John Havlicek, Larry Bird e Bill Russell.

Anche se il prossimo ottobre le primavere sulle sue spalle saranno 37, l’era di Pierce non è ancora finita: il fisico non sarà più quello di una volta, ma il talento e la voglia sì, lo ha dimostrato nell’ultima stagione con i Nets, in cui è stato uno dei pochi su cui Kidd potesse fare sempre affidamento. Perché “The Truth” è fatto così, è uno che capisce il gioco e sa fare un po’ di tutto sul parquet, ma soprattutto è uno che ama i momenti caldi che può decidere con una giocata di pura classe (leggasi la stoppata allo scadere su Lowry, in gara 7 del primo turno di playoffs dello scorso anno, giusto per non andare troppo lontano con la memoria, ndr).

Stiamo parlando di un personaggio che trasuda leggenda in ogni cosa che fa. E’ un nativo di Los Angeles che però non ha mostrato alcun amore per le franchigie californiane, è un uomo che è riuscito a tornare più forte di prima da quello che sembrava un incidente da sedia a rotelle permanente, per non dire mortale, ha guidato da protagonista assoluto i suoi tanto amati Celtics ad un titolo proprio contro i rivali storici dei Lakers. Ma non va dimenticata neanche la sua grande importanza “dietro la scrivania”: prima che LeBron James si organizzasse il superteam con Bosh e Wade in quel di Miami, è stato Pierce a meritarsi il fantasioso titolo di miglior reclutatore della NBA, facendo venire Garnett e Allen a Boston per trionfare insieme a lui.

Quando Paul deciderà di smettere di giocare, la sua influenza e la sua grandezza vivrà per secoli all’interno della lega. Ma soprattutto nei decenni a venire ogni volta che un talento approderà a Boston, la gente si chiederà se sia degno successore di Bird o di Pierce.