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Accadeva il 7/11/1991: Magic e l’annuncio che lo rese simbolo della lotta all’HIV

Il 7 novembre del 1991 doveva essere un normale giorno di allenamento per i Los Angeles Lakers. La stagione era appena iniziata ed i gialloviola erano partiti con l’intento di difendere il titolo della Western Conference, ma soprattutto con la speranza di mettersi al dito un altro anello. Cosa non proprio facilissima, perché si era appena aperta la dinastia di Michael Jordan e dei suoi Bulls. Nonostante ciò, i Lakers erano abbastanza fiduciosi nella nuova stagione, dato che avevano ancora una certa quantità di talento proveniente degli anni ’80: c’era James Worthy, c’era Byron Scott e ovviamente c’era Magic Johnson, una vera e propria leggenda vivente della pallacanestro.

Quella mattina c’erano già diversi giocatori pronti per l’allenamento, quando coach Mike Dunleavy è arrivato ed ha annunciato che era richiesta la presenza dell’intera squadra al Great Western Forum per una riunione obbligatoria. Per quanto quella richiesta suonasse abbastanza inusuale, sul momento nessuno poteva sapere cosa stava per accadere, quindi i giocatori erano piuttosto sciolti e sorridenti. Ma lo sarebbero stati ancora per poco, perché prima di rivolgersi al mondo, Magic ha annunciato loro quanto segue: “E’ giusto che sappiate per primi cosa sta succedendo. Ho contratto il virus HIV ed ho quindi deciso di smettere di giocare, almeno per il momento”. Inutile dire che a quelle parole fece seguito un silenzio assordante, interrotto ogni tanto da qualche singhiozzo dei compagni di squadra che non riuscivano a trattenere le lacrime, perché allora quella malattia era considerata una condanna a morte senza nessuna possibilità di appello.

Addirittura il commissario David Stern, appresa la notizia dalla dirigenza dei Lakers, era convinto che Magic stesse per morire da lì a breve, e così saltò sul primo volo disponibile per atterrare ad LA ed essere al fianco di Johnson, quando questo decise, sempre il 7 novembre del ’91, di fare l’annuncio in mondovisione. Sono passati esattamente 25 anni da quel giorno che ha cambiato la vita di un’icona della NBA, della lega stessa e del mondo intero. In primis, quella malattia rubò agli appassionati uno dei più grandi regali che la pallacanestro avesse mai fatto loro: Magic aveva ancora tanti occhi da far brillare e innamorare con le sue giocate. Ma la cosa veramente importante è che quel 7 novembre ha portato ad approfondire una tematica delicatissima, riguardante una malattia che ancora oggi miete vittime.

Grazie all’annuncio di Johnson, infatti, la gente ha iniziato ad aprire gli occhi: prima si pensava che tale virus si potesse contrarre principalmente attraverso rapporti omosessuali e consumazione di droga; si è quindi preso coscienza di quanto fosse alto il rischio anche per gli eterosessuali e soprattutto è cambiata la percezione di cosa significhi convivere con l’HIV. Sì, perché se addirittura i vertici della NBA pensavano che fosse una condanna a morte, perché la gente comune avrebbe dovuto pensarla diversamente?

Ebbene, Magic è stato il più fulgido esempio di come si possa far molto di più che sopravvivere a questa malattia: negli ultimi venti anni ha dimostrato che l’HIV si può combattere, non si è chiuso in una stanza a piangersi addosso e ad aspettare la morte, ma ha anzi portato avanti tanti progetti, diventando un uomo d’affari di successo e spendendosi tanto per la Magic Johnson Foundation (fondazione benefica che ha creato inizialmente col fine di raccogliere finanziamenti da destinare alla lotta contro la diffusione della sua stessa malattia, ma che negli anni si è anche occupata di tante altre problematiche sociali, ndr).

Un piccolo aneddoto su quel 7 novembre di 25 anni fa: A.C. Green, famoso per essere il più grande “Ironman” nella storia della NBA con 1.192 partite consecutive disputate, era (ed è tutt’oggi) un grande amico di Magic. Non a caso, fu uno di quelli che reagì peggio. Dopo la conferenza di annuncio, si diresse alla sua macchina e sfogò tutta la sua rabbia e incredulità in un urlo quasi disumano, dopodiché tornò a casa senza riuscire a mangiare né a dormire. La cosa curiosa è che Green era fermo sostenitore della tesi secondo cui le relazioni sessuali prima del matrimonio fossero sbagliate: insomma, aveva una visione della cosa diametralmente opposta a quella di Magic, ed infatti rimase vergine fino al 2002, anno in cui si è poi sposato.