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Accadeva il 9/12/1977: il terribile pugno di Kermit Washington a Rudy Tomjanovich

Siamo abituati ad una NBA in cui ogni scontro fisico che va oltre il regolamento viene duramente punito, con multe e squalifiche. Non è sempre stato così. Nella NBA degli albori, le risse facevano parte del folklore ed erano quasi necessarie per avvicinare un pubblico che, al gioco in sé, faceva davvero fatica ad appassionarsi. Negli anni Cinquanta e Sessanta, i Celtics di Auerbach, la squadra più temuta ed odiata dagli avversari, ne erano spesso protagonisti. In una trasferta a Syracuse del 1958, un paio di tifosi invasero il campo durante un timeout. Rimasero coinvolti nella rissa perfino l’allenatore dei Celtics e lo storico commentatore, Johnny Most. Red Kerr, che ha giocato come centro dei Nationals per undici stagioni, racconta che i giocatori non venivano sospesi, al massimo venivano espulsi dalla partita. Quindi, in caso stesse per iniziare una rissa, l’unica cosa da fare era sperare di trovarsi davanti alla propria panchina. Addirittura un arbitro, Earl Strom, in un’altra occasione colpì un tifoso con un pugno.

LE DUE RISSE PIÙ INCREDIBILI DEI CELTICS – Nel 1957 i Celtics affrontavano nelle Finals i St. Louis Hawks. Prima di gara 3, ci fu una protesta da parte di Bob Cousy, Bill Russell e Bill Sharman, che ritenevano che uno dei canestri non fosse ad altezza regolare. Auerbach si rivolse agli arbitri e Ben Kerner, il proprietario degli Hawks, lo raggiunse a metà campo. Di tutta risposta si prese un pugno dall’allenatore dei Celtics. Non ci furono squalifiche e Auerbach non fu sanzionato nemmeno con un fallo tecnico dagli arbitri. Ma l’episodio più celebre resta quello dell’1 aprile 1962, gara 5 delle finali di Conference tra i Celtics e i Philadelphia Warriors. Dopo qualche scaramuccia sotto canestro, Wilt Chamberlain puntò dritto verso Sam Jones, il quale, sapendo di non avere una singola chance contro il gigante dei Warriors, prese la sedia di un fotografo per difendersi. Carl Braun corse a dar manforte a Sam Jones, Guy Rodgers colpì Braun con un pugno e Jim Loscutoff partì, sempre con una sedia in mano, all’inseguimento di Rodgers. Quattro giorni dopo, in gara 7, Sam Jones segnò proprio in faccia a Wilt il canestro della vittoria. E, commentando il tentativo di stoppata di Chamberlain, si lasciò sfuggire un:«Too late».

GLI ANNI ’70 – La situazione non era tanto differente negli anni ’70. Due episodi ci arrivano direttamente dal 1977, l’anno dell’infame pugno di Washington a Rudy Tomjanovich. In gara 2 delle Finals 1977, Darryl Dawkins e Bob Gross si contesero con veemenza un rimbalzo. Dopo la schermaglia, incominciò una rissa che coinvolse giocatori – particolarmente Dawkins e Maurice Lucas – e spettatori [CLICCA QUI per il video]. Dawkins e Lucas furono espulsi e multati, ma nessuno venne squalificato. All’inizio della stagione successiva Kent Benson dei Milwaukee Bucks, prima scelta assoluta al Draft 1977, fece il suo esordio nella lega il 18 ottobre. I Bucks affrontavano i Lakers di Kareem e Benson aveva dichiarato di voler giocare il più duro possibile per limitare l’impatto del suo avversario. Esagerò: dopo pochi minuti assestò una gomitata nello stomaco di Kareem lontano dalla palla. Il fuoriclasse dei Lakers rispose con un pugno che frantumò la mandibola dell’avversario [CLICCA QUI per il video]. Il pugno fu talmente forte che Kareem si ruppe la mano sferrandolo e fu costretto a rimanere per due mesi lontano dai campi. La NBA decise di non squalificarlo.

I FATTI DEL 9/12/77 – Abbiamo sufficientemente descritto il contesto, ma non è facile spiegare cosa accadde il 9 dicembre del 1977 tra i Lakers e i Rockets, anche perché le telecamere ripresero solo la parte finale della scena. Kareem Abdul-Jabbar litigò con Kevin Kunnert a metà campo e Kermit Washington, che aveva agganciato per i pantaloncini il giocatore dei Rockets, ricevette una gomitata da Kunnert. A questo punto, secondo alcune versioni, Kunnert colpì con un pugno lo stesso Washington e Abdul-Jabbar bloccò poi l’avversario per interrompere lo scontro. Mentre Kareem tratteneva Kunnert, Rudy Tomjanovich, che era il capitano dei Rockets, si precipitò verso il centro del campo per dividere definitivamente i contendenti. Kermit Washington, che era girato di spalle, vide arrivare Tomjanovich con la coda dell’occhio e non esitò: si girò di scatto e sferrò un pugno sul volto dell’avversario. Kareem, che non vide direttamente la folle reazione del compagno, racconta di aver udito distintamente il rumore del colpo.

LE CONSEGUENZE – Tomjanovich rischiò grosso: la sua mandibola andò in frantumi e il colpo alla testa lo mise addirittura in pericolo di vita. Per fortuna, riuscì – senza più avvicinarsi alle medie precedenti all’infortunio – a tornare in campo dopo cinque mesi e il suo legame coi Rockets proseguì anche dopo il suo ritiro: fu l’allenatore che portò al titolo la squadra di Olajuwon nel 1994 e nel 1995, chiudendo il discorso per il secondo successo in fila con la celebre frase «Don’t ever underestimate the heart of a champion».  A Kermit Washington, invece, fu inflitta una squalifica record – per l’epoca – di 26 partite. Troppo poco, secondo i Rockets, che volevano che Washington saltasse quantomeno lo stesso numero di partite di Tomjanovich. Washington fu ceduto prima ai Celtics e poi ai Blazers, vestendo la maglia dei quali meritò la convocazione per l’All-Star Game del 1980. Ma la sua reputazione, nonostante sul campo avesse continuato ad avere una buona carriera anche dopo i fatti del ’77, rimase irrimediabilmente compromessa. Il pugno di Washington a Tomjanovich fece capire alla NBA che episodi di questo tipo non potevano più essere tollerati: al termine di quella stagione fu inserito il terzo arbitro e fu vietato ai membri della panchina di entrare in campo, come primo passo per provare a limitare le risse. I fatti del 9/12/1977 e le loro conseguenze sono l’argomento principale del libro The Punch: One Night, Two Lives, and the Fight That Changed Basketball Forever di John Feinstein.