Happy B-Day, Tim! A 38 anni l’immortale Duncan è ancora il lungo più forte di tutti

Con lui le leggi della fisica perdono ogni validità. Tim Duncan oggi compie 38 anni, ma nonostante l’età è ancora l’ala grande più dominante della NBA, capace di portare a spasso tutti i lunghi presenti nella Lega, nonostante questi siano generalmente molto più fisici ed atletici di lui. Ma ragazzi, la tecnica, il talento, l’intelligenza cestistica sono tutte abilità che valgono molto di più e che soprattutto fanno vincere le partite.

Mentre nel suo stesso ruolo c’è addirittura uno come Kevin Garnett in netta parabola discendente ed alle prese con continui problemi fisici, “The Big Fundamental” alla sua diciassettesima stagione in NBA si è confermato immortale: le sue statistiche individuali parlano chiaro. Ha chiuso la regular season con sole 8 partite saltate, ovvero 5 in meno dello scorso anno e addirittura 16 rispetto a due anni fa, mettendo a referto 15.1 punti, 9.7 rimbalzi, 3.0 assist e 1.9 stoppate in soli 29.2 minuti di media a partita. Praticamente fa quello che gli pare in campo giocando mediamente metà partita. Non siete ancora abbastanza impressionati? Allora sentite questa: da quando è stato scelto con la n.1 nel Draft del 1997, la sua percentuale di vittorie è del 61%. Ma non è tutto: 16 volte su 17 stagioni ha trascinato gli Spurs a 50 vittorie in stagione, una cosa che nella storia della NBA complessivamente 26 franchigie non sono riuscite a fare. Lui invece sì, nell’arco di una carriera. In che altro modo possiamo definirlo se non come leggenda vivente? 

Solitamente in queste occasioni si racconta la vita, la carriera e l’abilità del giocatore, ma stiamo parlando di Tim Duncan, se seguite questo sport, sapete già tutto su di lui. Proviamo allora a raccontarvi un aneddoto sconosciuto ai più. Basandoci sulle interviste degli ultimi 20 anni, possiamo tranquillamente dedurre che “The Big Fundamental” è uno che pronuncia meno sillabe di un cartellone con i prezzi della benzina. Ciò, però, non rende meno esilarante e assurdo il fatto svelato qualche tempo fa da Tony Parker: Duncan non gli ha parlato un anno intero. Nel suo anno da rookie, il rapporto tra Tim ed il playmaker europeo si è limitato al campo, fuori nemmeno una parola. “Per me è stato molto strano – ha dichiarato Parker – è dura dover essere il regista della squadra quando il giocatore più forte a stento ti guarda. Il suo atteggiamento mi ha fatto capire che dovevo guadagnarmi il suo rispetto, quello dell’allenatore e dei compagni. Soprattutto con Popovich i primi anni è stato come fare la guerra”.

Duncan e Parker hanno giocato 816 partite di regular season insieme: sono il duo in attività con la striscia più lunga della NBA, che sembra destinata ad allungarsi ancora per qualche anno. Sì perché Tim potrà pure sembrare un ultratrentenne suonato, ma ama così profondamente questo gioco che non lo lascerà fino a quando il suo corpo non lo costringerà davvero a farlo. E inoltre c’è una missione da compiere: dopo aver visto sfumare il quinto titolo in altrettante Finals per una tripla di Ray Allen in gara 6, Duncan è tornato in palestra più determinato che mai. Il sogno della maggior parte degli appassionati NBA è vedere nuovamente sfidarsi per l’anello gli Spurs di Duncan e gli Heat di James, con Tim che meriterebbe di aggiungere un altro titolo ad una carriera già leggendaria. Magari nelle discussioni dei giocatori più forti di tutti i tempi viene poco considerato, ma stiamo parlando del migliore della sua generazione e di una delle ali grandi più determinanti e vincenti della storia. Buon compleanno Tim Duncan, non smettere mai.