Ecco perché Steph Curry ha meritato di vincere il premio di MVP

Ecco perché Steph Curry ha meritato di vincere il premio di MVP

4 maggio 2015 0 Di Gabriele Galluccio

L’attesa è finita: Steph Curry si è portato a casa il premio individuale più ambito, ovvero quello di MVP della stagione. L’annuncio ufficiale potrebbe arrivare già nella giornata di oggi, ma ciò che è certo è che il fenomeno dei Warriors è l’NBA Most Valuable Player del 2014-15. Andiamo a vedere alcuni motivi fondamentali per cui questo riconoscimento è meritato.

EH MA CURRY È IN UNA GRANDE SQUADRA, HARDEN INVECE È LA SQUADRA – Questa è una frase che abbiamo sentito pronunciare da qualsiasi sostenitore del Barba. Il quale ha sicuramente disputato una stagione strepitosa, in cui è cresciuto molto a livello di leadership ed è anche migliorato in difesa, non facendosi scoraggiare dai tanti infortuni sofferti all’interno della sua squadra (su tutti, quelli di Dwight Howard, che ha passato più tempo in infermeria che in campo) e riuscendo a realizzare qualcosa di clamoroso, perché tale è il secondo posto conquistato nella Western Conference con un record di 56-26. Sicuramente hanno ragione quelli che sostengono che questi Rockets senza Harden non sarebbero nemmeno una squadra da playoffs: lo dimostrano i numeri, che evidenziano come Houston con il Barba fuori dal campo abbia fatto registrare un net rating di -3.5, ovvero di 9.1 inferiore a quello realizzato con il #13 a guidare la squadra. Ma siete così sicuri che i Warriors possano essere ugualmente competitivi senza Curry? Neanche per sogno, perché è vero che stiamo parlando di una delle migliori squadre nella storia della regular season NBA, ma allo stesso tempo questa ha in Steph il suo miglior giocatore, quello che davvero fa la differenza tra la vittoria e la sconfitta. Se Golden State ha chiuso con un record di 67-15, inavvicinabile per qualunque altra franchigia in questa annata, grande merito va riconosciuto a Steve Kerr, che alla sua prima esperienza in panchina è stato bravissimo a tirar fuori tutto il potenziale degli elementi che ha a disposizione. Ma ciò che ha fatto Curry è davvero difficile da spiegare: non stiamo parlando solo di uno che ha messo a referto 23.8 punti (48.7% dal campo, 44.3% da oltre l’arco), 7.7 assist, 4.3 rimbalzi e 2.0 recuperi di media, ma anche e soprattutto di uno che quando è stato in campo ha fatto registrare un net rating di +17.0, con un offensive rating pari a 114.2 e un defensive rating pari a 97.2. Questi sono numeri semplicemente mostruosi e inavvicinabili per chiunque altro, in primis per Harden, che si deve accontentare di un +5.6 di net rating. Quindi l’impatto che ha Steph sulla sua squadra è più rilevante di quanto si possa pensare: senza di lui i Warriors non sarebbero neanche lontanamente una contender, ma tutt’al più una delle classiche vittime sacrificali del primo turno di playoffs, dato che quando non è stato in campo hanno fatto registrare un net rating di +1.2 e di conseguenza un calo di 15.8.

TUTTI AMANO STEPH CURRY – Potrebbe sembrare una banalità, ma in questo momento nella NBA non c’è un giocatore in grado di mettere d’accordo tutti, come fa lui. Sì, perché ormai il playmaker dei Warriors è un simbolo riconosciuto universalmente, è la più grande incarnazione dello spettacolo che solo la pallacanestro sa regalare. Nessuna parte del campo è fuori dalla sua portata di tiro, nessun angolo è troppo complicato per tentare un fadeaway, non esiste un momento inadatto per deliziare la platea con una delle sue imprevedibili scorribande. Inoltre, Curry ormai è un giocatore assolutamente letale in situazione di catch-and-shoot e soprattutto dal palleggio ed è uno dei maggiori esempi di come il gioco si stia evolvendo, dato che rappresenta al meglio il nuovo prototipo di playmaker che è innanzitutto in grado di essere la principale opzione offensiva del proprio team. Ma Steph ha fatto decisamente di meglio, perché è diventato la punta di diamante della miglior squadra di questa regular season NBA. Ed è per questo che merita pienamente il premio di MVP.