Isaiah Thomas -Il Re del 4° quarto, ma non statisticamente

Isaiah Thomas -Il Re del 4° quarto, ma non statisticamente

24 gennaio 2017 0 Di Marco Arcari

Draft 2011. Sessantesima scelta. Per selezionare un giocatore alto 175 centimetri ci vuole coraggio, a prescindere da quale chiamata si utilizzi. Certo, stiamo comunque parlando dell’ultima scelta, quindi il coraggio si riduce per lo meno di qualche grado di intensità. Basterebbe pensare, però, che prima di Thomas a quel Draft furono scelte ben 12 point-guard – Kyrie Irving, Brandon Knight, Kemba Walker, Nolan Smith, Reggie Jackson, Norris Cole, Cory Joseph, Shelvin Mack, Darius Morris, Charles Jenkins, Andrew Goudelock, Josh Selby – e che nessuna di queste, attualmente, smazza più assist o realizza più punti di Isaiah Thomas.

Tuttavia, sarebbe fin troppo banale fermarsi unicamente a questi due dati statistici per spiegare la definitiva consacrazione di quello che, attualmente, è il giocatore più decisivo dell’intera NBA. Non lo dice il sottoscritto, bensì i numeri. A Sacramento non lo videro come point-guard del futuro dei Kings, sebbene viaggiasse a medie di tutto rispetto, mentre a Phoenix il pollaio dello spot 1 era troppo piccolo per dare spazio a tutti quei galli (Goran Dragic, Eric Bledsoe e Thomas stesso). A Boston, invece, l’ascesa verso la qualifica di All-Star e oltre. In una pallacanestro che fa del fisico e delle doti atletiche due caratteristiche ormai imprescindibili, Thomas rappresenta un unicum tanto bello da vedere quanto statisticamente performante. Partiamo da qualche dato.

29.0 – I punti realizzati in media in 39 partite stagionali giocate (delle quali 25 vinte). Scegliendo come discriminante lo spot “guardie” nelle tabelle statistiche della NBA, solamente Westbrook ne realizza di più (30.8) tirando però peggio del folletto di Boston (42.1% dal campo per Russell, contro il 46.1% di Thomas). Nel ruolo, in soli tre giocatori tentano mediamente più triple (Curry 9.6 a partita, Gordon 9.2, Harden 8.8), due prendono complessivamente più tiri (Westbrook 23.8 di media, DeRozan 21.3, contro i 19.7 a partita di Thomas) e solamente tre giocatori tentano più liberi (Westbrook 10.6, Harden 10.4, DeRozan 8.8, contro gli 8.5 di Thomas). Ora, il dato statisticamente più impressionante è proprio quello riguardante i liberi: i tre giocatori che lo precedono in graduatoria per media liberi tentati a partita sono decisamente più fisici e atletici, ma è anche vero che sarebbe semplicistico dire che Thomas non sia atletico o fisico. La sua forza, però, risiede nella velocità di piedi e di pensiero, nonché nella capacità di usare a proprio vantaggio una stazza che, per molti, non sarebbe adatta al livello NBA.

21.1 e 10.1 – Il PIE e i punti segnati mediamente solo negli ultimi quarti di partita da parte di Thomas. Bastano questi numeri per parlare di “giocatore più decisivo”? Numericamente no. Il PIE rappresenta, in soldoni, il contributo statistico del singolo giocatore rispetto alle statistiche totali delle partite o dei quarti in cui è sul parquet. Sarebbe utile anche andare a vedere l’Usage Percentage (USG%), statistica in cui – sempre nel quarto periodo – Thomas vanta un 43.4, ovvero per il 43.4% delle giocate dei Celtics negli ultimi quarti c’è di mezzo il numero 4. Meglio di lui in termini di USG% nell’ultimo periodo? Solamente Westbrook, con 51.4. Anche qui, però, non basterebbero questi numeri per arrivare a una considerazione finale. Limitarsi ai punti realizzati nell’ultimo quarto potrebbe essere fuorviante. Thomas è un grandissimo realizzatore in fase di isolamento (1.2 punti per possesso in isolamento) e dal 1996 (ovvero da quando sono disponibili statistiche in merito), nessuno ha mai segnato più di 9.5 punti di media negli ultimi quarti. O, se preferite, solamente 3 giocatori hanno segnato più di 8.5 punti di media nell’ultimo quarto in una singola stagione: Kobe Bryant con 9.5 (2005/2006), LeBron James con 9.1 (2007/2008) e Tracy McGrady con 8.6 (2002/2003).

122.7 – Dicevo che fermarsi ai soli punti realizzati costituirebbe errore non da poco. Il dato qui riportato rappresenta il DefRtg medio di Isaiah Thomas negli ultimi quarti. Solamente 10 giocatori fanno peggio in tutta la NBA, ma di questi in due hanno giocato almeno 15 partite in stagione (Frye con 126.8 di DefRtg in 32 partite giocate e Mozgov con 123.2 in 15 partite). In sostanza, con Thomas in campo, Boston subirebbe 122.7 punti su una proiezione a 100 possessi nell’ultima frazione di gioco. Analizzando poi il NetRtg, ossia la differenza tra OffRtg e DefRtg, scopriremmo che la proiezione media nei quarti quarti per Thomas sarebbe di -2.0. Meglio di lui nel ruolo per questa statistica? In molti. A partire da George Hill con un NetRtg di 27.3, passando per DeRozan (19.3), Westbrook (14.4), Patty Mills (13.5), solo per citarne alcuni.

Giocare con le statistiche è bellissimo, ma come si può notare è un gioco a perdere dal quale si può – spesso ma non sempre – ricavare tutto e il contrario di tutto. I tre dati statistici esposti ci dicono che Thomas è un “animale” da ultima frazione, poiché realizza molto e viene coinvolto in più di 2 possessi su 5 attivamente. Eppure, con lui in campo, i Celtics realizzano 0.4 punti più di quanti ne subiscono, ma in una proiezione su 100 possessi ne subirebbero 2 in più. Dai numeri, però, non ricaveremmo l’importanza di Thomas in un sistema quale quello dei Celtics. Egli è l’unico giocatore ad avere licenza di fare quello che vuole, come vuole e quando vuole, e ciò è testimoniato anche dal match contro Atlanta del 13 gennaio scorso. Con il punteggio in parità (101-101) e 25.6 secondi da giocare, coach Stevens ha scelto di non chiamare time-out e di lasciare a Thomas la decisione sulla giocata decisiva. Risultato? Canestro della vittoria a 2.4 secondi dallo scadere. Questo per dire che, nell’analisi del singolo giocatore, debbono rientrare necessariamente anche dinamiche che i numeri non riescono proprio a mostrare.

Guardando unicamente ai numeri, Thomas non è quindi il re del quarto periodo. Considerando anche gerarchie, ruoli, risultati di squadra e contesto globale, è invece uno dei candidati a prendere corona e scettro per regnare sull’ultima frazione di gioco.