Le “50 point-games” più insolite dell’ultimo decennio NBA

Le “50 point-games” più insolite dell’ultimo decennio NBA

5 luglio 2018 0 Di Gabriele Galluccio

Nella NBA moderna le prestazioni da 50 punti sono merce abbastanza rara e associate per lo più ai giocatori più importanti della lega, quali LeBron James, Kevin Durant o Steph Curry. Eppure quasi ogni stagione si caratterizza per almeno un “Unlikely Hero” capace di guadagnarsi i titoli principali grazie a prove realizzative inaspettate. L’ultimo in ordine di tempo che può rientrare in questa categoria è Lou Williams. Pur essendo sempre stato un attaccante purissimo, in grado di garantire volumi realizzativi importanti, allo stesso tempo “Sweet Lou” è anche un giocatore poco costante, come dimostrano i continui cambi di squadra da quando ha lasciato Philadelphia nel 2012. Eppure all’inizio del 2018 è stato il go-to-guy dei soliti sfortunati Clippers: con Blake Griffin (poi ceduto a Detroit), Danili Gallinari, Austin Rivers e Milos Teodosic fuori per infortuni, il 10 gennaio Williams ha estratto dal cilindro la partita della vita: 50 punti con 8/16 da oltre l’arco e 16/27 totale dal campo che sono valsi il successo per 125-106 sui Warriors campioni in carica. Prendendo esempio da Williams, andiamo a vedere alcuni giocatori ancora più inattesi ad essersi resi protagonisti di grandi prove realizzative nell’ultimo decennio.

MO WILLIAMS
13 gennaio 2015, Timberwolves vs Pacers
La NBA è quel fantastico posto in cui un playmaker ormai nella fase finale della sua carriera in una notte può arrivare a segnare 52 punti. Nessuno nella stagione 2014-15 ha fatto registrare una prova realizzativa migliore, e neanche in quella precedente, quando il suo ex compagno Corey Brewer ne mise 51 (e parleremo ovviamente anche di lui). Certo, Mo Williams non è propriamente uno sprovveduto: è stato All-Star nel 2009, ha avuto un’esperienza piuttosto rilevante nei playoffs e poteva contare su un career-high di 44 punti, anche se datato molti anni prima. Però nessuno si sarebbe mai aspettato che proprio lui avrebbe fatto registrare un 50ello.

ANDRE MILLER
30 gennaio 2010, Blazers vs Mavericks
Nelle tre partite precedenti a quella con Dallas, Miller aveva segnato 6 punti contro gli Hornets, 7 contro i Jazz e 2 contro i Rockets. Insomma, non era proprio il principale timore delle difese avversarie, anche se nel corso della sua carriera aveva dimostrato di essere un giocatore molto pericoloso in post-up e con i jumper dalla media distanza. All’epoca i Mavericks avevano l’undicesima difesa più efficiente di tutta la lega, ma Andre rovesciò tutte le carte in tavola: realizzò 25 punti tra ultimo quarto e overtime, rendendosi immarcabile anche per uno come Shawn Marion che era al suo massimo, e chiuse con la bellezza di 52 punti a referto. Prima di allora, il suo career-high era di 37 punti, fatto registrare due volte nel 2002.

COREY BREWER
11 aprile 2014, Timberwolves vs Rockets
Lo avevamo già nominato in apertura, ma adesso bisogna approfondire il discorso, perché stiamo parlando di quello che è a mio avviso il giocatore più insolito di sempre ad approcciarsi con il 50ello. A differenza di chiunque altro, prima dell’11 aprile Brewer nella sua carriera non era mai stato un grande marcatore: in cinque dei suoi otto anni nella NBA ha chiuso con una media inferiore alla doppia cifra e solo nelle ultime due stagioni si è attestato sui 12 punti ad allacciata di scarpe. Tutto ciò rende ancora più inspiegabile quella sua prestazione: in questo nostro articolo risalente a quella data potete trovare tutti i numeri e i retroscena dei 51 punti di Corey.

TERRENCE ROSS
25 gennaio 2014, Raptors vs Clippers
Alla vigilia della sfida con la truppa di CP3 e Blake Griffin, Ross viaggiava con 9.3 punti di media, salvo poi chiudere la stagione a 10.9. Questo numero è cresciuto grazie alla prova del 25 gennaio, data in cui ha firmato la bellezza di 51 punti, che ovviamente rimane tutt’oggi il suo career-high. E lo ha fatto in un modo incredibile per il suo essere non proprio un grande attaccante: ha preso solo 29 tiri dal campo, ma soprattutto ha mandato a bersaglio ben 10 triple, un numero altissimo e ben superiore rispetto alla maggior parte dei giocatori che sono riusciti a firmare almeno 50 punti in una partita NBA (solo Steph Curry ha fatto meglio del prodotto di Washington).

BRANDON JENNINGS
14 novembre 2009, Bucks vs Warriors
Sbarcato in NBA in qualità di primo giocatore di sempre ad aver saltato il college, giocato un anno all’estero per poi dichiararsi al Draft, le aspettative su di lui erano abbastanza alte, anche se la sua avventura a Roma era stata con più ombre che luci. Ma Jennings ha fatto presto ad attirare l’attenzione su di sé: all’esordio ha sfiorato la tripla doppia, nella seconda partita è stato decisivo per la prima vittoria stagionale dei Bucks, nella terza poi ha realizzato un capolavoro: 0 punti nel primo quarto, 29 nel terzo e 55 finali nel successo per 129-125 sui Warriors che lasciò a bocca spalancata gli appassionati NBA di tutto il mondo, quelli italiani in primis. In pratica, alla sua terza partita è diventato il più giovane di sempre a segnare almeno 50 punti in una partita.