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A 22 anni, l’onnipotenza cestistica di Alessandro “Magno” Gentile

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22 anni e non sentirli, oppure 22 anni ed essere abbastanza maturo da mettere tutta l’Europa ai tuoi piedi, a prescindere da come vada a finire questo Europeo per l’Italia. Alessandro Gentile è quel 22enne, in grado di essere un punto fermo in una Nazionale infarcita di talento e di leader (offensivi, chiaramente, perché la difesa non è ancora il nostro forte, sebbene contro Israele si sia notato un upgrade sostanzioso anche in fase di non possesso). Nel match contro Israele ha mostrato tutto il suo repertorio, dimostrando anche un’attitudine difensiva mai avuta prima d’ora, se non in una gara in/out (vi dice nulla la Serie con Sassari?), eppure ci sono ancora i vari detrattori che lo vedono come un giocatore che accentra troppo il gioco su di sé e che non riesce ad equilibrare le scelte offensive, finendo per commette anche sanguinosi turnover.

Mi verrebbe da chiedermi, se non lo seguissi per tutto l’anno mentre difende i colori dell’Olimpia Milano, come sia possibile che un giocatore da quasi 4 assist a partita in questo Europeo sia uno che accentra il gioco su di sé e non sa razionalizzare le giocate. La risposta, per quanto banale, potrebbe essere trovata nel fatto che Gentile si prende, mediamente, qualcosa come 13.8 conclusioni a partita, risultando così essere il giocatore che cerca di più la retina tra tutti gli Azzurri (Belinelli, per fare un paragone, si ferma a 12.6, avendo però giocato un match in meno). Esaminando in dettaglio il match di ieri, tuttavia, sono ben poche le conclusioni forzate dal capitano milanese: le triple in transizione possono sembrare forzature per un giocatore che ha una grande pecca nella meccanica di tiro, eppure ci si dimentica spesso di come il primo Gentile fosse una guardia con un movimento ben più armonico di quello attuale (ma con percentuali comunque intorno al 30%), capace di realizzare triple da ogni posizione. Passando poi al gioco in post basso, ieri Gentile ha dimostrato di poter essere efficace non solo con l’avvicinamento a canestro e l’uso del perno per appoggiare al tabellone, bensì anche nell’usare bene i gomiti e portarsi a un punto perfetto prima di eseguire un tiro in allontanamento (o fade-away) sfruttando la differenza di fisico con il difensore diretto (Limonad, in questa situazione). Proprio il tiro in allontanamento, attualmente, è un sintomo della fiducia che Gentile ha in se stesso, perché solitamente non è una delle soluzioni preferite dal figlio del leggendario Nando.

Restando nella fase offensiva, l’esplosività che lo contraddistingue lo rende un giocatore difficilmente contenibile in 1vs1; quando attacca il ferro sono 3 gli esiti possibili da qualche anno a questa parte: canestro, fallo subito oppure potenziale gioco da 3 punti, poiché difficilmente gli avversari riescono e, quando ciò accade, Gentile ha spesso la lucidità per trovare il compagno libero nell’angolo opposto rispetto al lato da dove è iniziata la sua penetrazione. Primo passo devastante, capacità di assorbire i contatti e di restare tanto in aria, rallentando così l’esecuzione del tiro per mandare fuori giri il difensore, sono le altre qualità che lo rendono offensivamente debordante. Se, a tutto ciò, aggiungiamo anche che Gentile viaggia a 1.3 perse di media a partita finora all’Europeo, abbiamo la completa dimensione di un giocatore che è definitivamente maturato e che si appresta a disputare l’ultima stagione europea prima di andare in NBA.

Nonostante questa corposa descrizione della sua “fase offensiva”, ciò che più mi ha colpito nell’Ottavo di Finale contro gli israeliani è stata l’attitudine difensiva dimostrata, sintomo di una completa dedizione alla causa e della comprensione che, per vincere, tutti devono fare tutto, senza permettersi il lusso di considerarsi esenti dalla fase difensiva perché tanto poi mettono 20-30 punti in scioltezza. L’aver costretto Casspi a chiudere con 3/9 dal campo e a non essere mai decisivo è un traguardo difensivamente importante per un giocatore accusato, spesso e volentieri, di far subire alla sua squadra più punti di quanti ne segnasse, per evidenti difficoltà nel marcare il diretto avversario. Sfatiamo il falso mito del “Gentile scarso difensore”, perché quando ha voglia sa essere un gran difensore e tenere anche 3/4 molto più grossi di lui; il tuffo per recuperare palla nonostante l’ormai rassicurante vantaggio ha ricordato, specialmente ai tifosi milanesi, il tuffo di McAdoo contro Livorno, che valse lo Scudetto ai meneghini nel 1989. Non è uguale per importanza capitale della giocata ai fini del risultato, ma è simile per dedizione, sacrificio, spirito di squadra e voglia di mangiarsi il parquet per portare a casa una medaglia che manca da tanti, troppi, anni.

Vorrei chiudere con un’immancabile paragone storico, perché lo sport è anzitutto cultura. Nell’opera “Anabasi di Alessandro”, secondo lo storico Arriano di Nicomedia, il malore che uccise Alessandro Magno nel giugno del 323 a.C. fu causato da una sua avventata immersione nel fiume Cidno, nell’attuale provincia di Mersin (nel Sud della Turchia), in una giornata caldissima e dopo aver consumato del cibo. Appena immerse le braccia nel fiume, il suo calore vitale abbandonò le carni e Alessandro non morì immediatamente solo per il pronto intervento dei suoi soldati e servitori; portato via,privo di conoscenza, morirà nel letto di una tenda d’accampamento, davanti a gran parte del suo esercito. Ciò che colpisce di questo excursus storico è che tutti, piangendo, si lamentavano che dopo tante peripezie e pericoli, il re più famoso di ogni tempo e di ogni ricordo potesse esser loro portato via non già in combattimento, ucciso dal nemico, ma mentre rinfrescava il suo corpo in acqua. Parafrasando il tutto, il significato ultimo del paragone è che, se equiparassimo ogni match a una battaglia, Gentile potrebbe uscire sconfitto solamente se si rilassasse a tal punto da abbassare la guardia della modestia e della dedizione per cadere nella trappola della superbia.

Photo credit: pagina facebook ufficiale “Federazione Italiana Pallacanestro – Italbasket”