A Pietro

Cognome fatale, quello Aradori

sbagli una partita e ti senti dir “muori”.

Spari da 3 come Navarro,

poi appena canni, tutti giù dal carro;

penetri in mezzo come il miglior Siffredi,

ma con la Lituania non stavi in piedi.

La gente non capisce, non comprende,

il basket è una giostra e c’è anche chi scende.

Di certo non tu, gaiardo Pietro

ché a tanti in Europa l’hai messo di dietro.

Quando si vince, tutto va bene

alla prima sconfitta ci si taglia le vene;

che ci vuoi fare, siamo italiani navigatori

popolo di santi, politici e rompicoglioni.

Sarai canturino, pure senese,

ma hai lottato per questo Paese;

la maglia azzurra hai onorato,

è ignobile che tu sia criticato.

Perciò, caro Cane, lasciali parlare,

ché tanto la terra torneranno a zappare.

L’Italia del tifo, tutta vi è grata,

suvvia perdoniamo anche qualche cagata;

ora, domani contro Fratello,

conquistiamo il Mondiale e facciamo bordello.

Portateci in Spagna, a bere sangria

con Datome e il Beli a insegnarci la via.

La rima forse non sarà baciata,

ma grazie di cuore per questa continental cavalcata.