Barcellona-Panathinaikos, come cambia la serie dopo la tripla di Diamantidis

Quaranta minuti di nulla. Poi, come un lampo nel cielo notturno, l’ha risolta ancora lui. Dimitris Diamantidis si è dimostrato una volta di più uno straordinario campione segnando la tripla della vittoria a pochi secondi dal termine dopo che Navarro aveva a sorpresa sbagliato il primo dei due liberi che potevano valere la staffa per i catalani.

Abbiamo assistito a due partite molto combattute a Barcellona. Non necessariamente ben giocate dall’una come dall’altra squadra, ma cariche di un’intensità propria soltanto di questi grandi eventi. I blaugrana hanno finora dimostrato di essere più squadra, di attenersi ad un sistema ben definito e raramente inceppabile, mentre i greci sono stati trascinati per larghi tratti da azioni estemporanee e giocate di pura energia da atleti come Gist (14 punti in ambo le partite) e soprattutto un rivitalizzato Stephane Lasme, miglior stoppatore dell’Eurolega, ma allo stesso tempo in grado di fornire un discreto contributo anche in attacco con jumper che non ti aspetti da uno della sua caratura fisica.

Come può cambiare la serie ora che le squadre si trasferiranno ad Atene? La tripla di Diamantidis può aver girato definitivamente l’inerzia complessiva in favore della squadra di coach Pedoulakis? Iniziamo col dire che il Panathinaikos è stata la prima squadra in questi Playoff a spezzare il fattore campo, e non abbiamo motivo di credere che il Barcellona, dall’alto della sua qualità non possa andare in campo avverso e vincerne almeno una, nonostante un pubblico che renderà il palazzo una bolgia infuocata in cui sarà quasi impossibile mantenere la mente fredda e i nervi saldi. Vero è che quel tiro potrebbe aver rimesso nella serie il leader del Pana, autore di 10 punti in entrambi gli appuntamenti, ma sembrato totalmente fuori dal match per gran parte del tempo. Non abbiamo visto il solito Diamantidis, il grande difensore e il passatore letale che è stato più volte votato nel miglior quintetto della manifestazione, e il mix di fiducia derivante dal tiro vincente e dal clima di casa potrebbero averlo scaldato definitivamente.

Da non sottovalutare anche il rendimento di Michael Bramos, perfetto da 3 in gara due e giocatore che se riesce a prendere l’abbrivio giusto può risultare letale. Dall’altra parte abbiamo un Barca che appare sempre più come una bestia ferita dopo quell’errore fatale dalla lunetta, e proprio per questo potrebbe approdare in Grecia con gli occhi della tigre e come una squadra in missione pronta a tutto pur di cavare un risultato positivo da queste due partite. Sicuramente Erazem Lorbek dovrà ritornare in sé e cacciare i fantasmi della brutta copia che si è vista in gara due, nella quale è risultato addirittura dannoso per i suoi sbagliando tiri per lui elementari e difendendo senza energia. In generale tutto il settore lunghi dei catalani dovrà cercare di ritornare su livelli di rendimento accettabili, visto che anche Wallace e Tomic sono apparsi le brutte copie di loro stessi per gran parte del match, giocato senza quel solito apporto di consistenza fisica e di doti tecniche sopraffine, soprattutto da parte del croato che sta offrendo il solito rendimento ad alti e bassi al quale ci ha sempre abituato.

Se volete un uomo a sorpresa per le prossime due emozionanti partite vi consigliamo di puntare sul diciannovenne Alex Abrines, la nuova speranza del basket spagnolo, letteralmente in trance agonistica per alcuni momenti di gara due, nella quale ha segnato 10 punti ma per larghi tratti è stato il migliore dei suoi, rubando palloni, difendendo alla morte sugli esterni e sulle ali del Pana, addirittura gettandosi a rimbalzo d’attacco come un lungo di grande militanza in Eurolega. Il suo stato di forma e quell’incoscienza tipica dei giovani in fiducia potrebbero renderlo l’arma in più di coach Pascual, che ha già dimostrato di non avere alcun timore nel gettarlo nella mischia quando conta. Ad Atene ci aspettano 80 minuti (forse più) di un’intensità spaventosa; entrambe le squadre hanno dimostrato ampiamente di non tirarsi indietro quando c’è da mettere anche il cuore in campo, ma alla fine in una serie di questo tipo non saranno tanto i dettagli tecnici a fare la differenza quanto le risorse mentali e la freddezza nei momenti decisivi.