Barcellona, quanto ben di Dio nel reparto lunghi

Con l’ufficializzazione del biennale a Tibor Pleiss, il Barcellona si candida a essere la squadra col miglior reparto lunghi in Europa. Il caso ha voluto che i catalani siano andati a pescare ancora a Vitoria-Gasteiz per trovare un nuovo centro da aggiungere al roster, come fatto già nel 2013 con Maciej Lampe: già, perché anche il lungo tedesco proviene dal Saski Baskonia (a cui vanno 650.000€ di buyout, reinvestiti subito per la firma di Colton Iverson), dove ha disputato due stagioni ad alti livelli. L’ufficializzazione del giocatore di 216 cm arriva proprio nel giorno in cui Papanikolaou firma un 1+1 in NBA, con gli Houston Rockets, alla modica cifra complessiva di 9.4 milioni di dollari. La defezione del greco potrebbe essere importante, se non fosse che i blaugrana hanno già in squadra un giocatore potenzialmente più forte, tale Alex Abrines, due anni più giovane e più versatile. Sistemata la questione ali piccole (dove la riserva è Mario Hezonja, croato classe 1995 di cui sentiremo tanto parlare) possiamo affrontare il discorso sul reparto lunghi, cercando di evidenziarne punti di forza e di debolezza.

 1) TANTI CENTIMETRI, MA ALTRETTANTA TECNICA. Tomic 218 cm, Pleiss 216 cm, Lampe 211 cm, Doellman 206 cm. Un proverbio recita “altezza mezza bellezza” e mi sembra il caso di adattarlo al contesto: se già lo scorso anno, il solo Tomic (poiché Lampe era davvero poco considerato da coach Pascual, salvo fargli vincere la Liga grazie a una tripla pesantissima in Gara-4 di Finale) dominava in lungo e in largo nel pitturato, sia avversario che proprio, figuriamoci nella stagione che sta per cominciare che cosa possiamo aspettarci da questo Barça. Inoltre, in spot 4 Doellman è un’aggiunta devastante, poiché si tratta di un giocatore totale, capace di dominare in ambo i lati del campo: gran realizzatore (con ottime percentuali da 3 punti, come dimostra il 39.5% di media delle ultime due Liga, playoff esclusi), buon difensore e recupera palloni (il numero dei recuperi eguaglia quasi quello delle perse durante tutta la sua carriera spagnola) e ottimo rimbalzista. Di Tomic ormai sappiamo quanto possa rendere nel contesto blaugrana, grazie a una tecnica sopraffina e a proprietà di passaggio che fanno invidia a tanti playmaker che vediamo in Europa; inoltre, si tende a screditare un po’ troppo il centro croato, evidenziando una scarsa durezza mentale in alcuni momenti chiave del match. Secondo me, le critiche su questo aspetto sono alquanto ingiuste, specialmente se consideriamo l’ultima Euroleague, disputata costantemente ad altissimi livelli; forse Tomic, certe volte, non gioca come potrebbe e saprebbe fare, ma da qui a criticarlo ce ne passa eccome.

2) POCO ATLETISMO CON LA PARTENZA DI DORSEY. Il lungo è ritornato agli Houston Rockets, squadra con cui aveva iniziato la carriera nel 2008, per fare il backup di Howard, firmando un annuale al minimo salariale e lascia un buco scoperto nel roster del Barcellona. Infatti, a oggi nessun lungo sembra in grado di poter prendere il posto di Dorsey per caratteristiche fisiche e atletiche: sappiamo bene quanto i centri sotto-taglia ma atletici ed esplosivi possano dominare sotto i tabelloni (Hines e Dunston, due esempi su tutti), eppure la squadra di coach Pascual sembra non puntare su questo tipo di giocatore, dopo aver allestito un reparto centri con caratteristiche diametralmente opposte. La scelta può pagare benissimo in attacco, perché è pressoché impossibile marcare una coppia di lunghi della stazza e tecnica di Tomic-Pleiss, ma in difesa le cose potrebbero complicarsi non poco, specialmente se Doellman dovesse patire qualche infortunio. Già, perché sia Tomic, sia Pleiss, non sono giocatori verticali e potrebbero patire l’esplosività di giocatori più piccoli e atletici: per fare un paragone, ricordate come Dunston dominava sistematicamente contro Bourousis nel campionato italiano? Ecco, la questione per il Barça potrebbe essere simile, se non addirittura uguale. Personalmente, non amo la difesa quanto amo la fase offensiva, ma è innegabile che i trofei si vincono grazie alla fase di non possesso e a quella difensiva, perciò il poco atletismo nel reparto lunghi potrebbe causare qualche problema a Navarro e compagni. In sostanza, nello spot 5 manca la complementarità: a centri lenti e macchinosi non si è affiancato nemmeno un centro atipico, quasi moderno oserei dire.

3) DOELLMAN, ORMAI UN FATTORE. Ha dominato la Liga ACB e l’Eurocup nelle ultime due stagioni, tirando con percentuali irreali e migliorando moltissimo nei tiri liberi (arrivando all’87% di realizzazione di media delle ultime due stagioni); è un fattore a rimbalzo e nel recuperare palloni, ha un uso del piede perno che è qualcosa di illegale e atleticamente è devastante. Insomma, il 29enne di Cincinnati si candida a essere la punta di diamante di una squadra che ha come obiettivo (implicito) la conquista della 5° Final 4 negli ultimi sei anni. Considerando che il suo backup sarà un certo Bostjan Nachbar (giocatore in fase calante, ma comunque ancora ad alto livello), lo spot 4 del Barcellona è perfettamente coperto, con due giocatori complementari, considerando anche che all’occorrenza Lampe può giostrare benissimo anche da ala forte.

Potenzialmente, a oggi, il Barcellona è una delle candidate più accreditate a giocarsi le Final 4 di Madrid, eppure qualche falla nel roster c’è. Marcelinho ha dimostrato di aver completato il suo graduale percorso di crescita, realizzando canestri decisivi per la conquista della scorsa Liga ACB e giocando con grande calma, andando in difficoltà poche volte nel corso della scorsa stagione; eppure, il Barça ha lasciato partire Sada, uomo chiave nella chimica di squadra, e Pullen, giocatore che può infiammarsi in ogni momento, per puntare su Tomas Satoransky. Il giovane ex Siviglia possiede mezzi tecnici e atletici spaventosi, ma non ha certo la leadership che poteva avere Sada come backup e questo a breve termine potrebbe costare caro. Inoltre, secondo me, l’ago della bilancia della stagione dei catalani sarà Alexandre Abrines, chiamato alla definitiva consacrazione a soli 21 anni per sostituire Papanikolaou nelle rotazioni di Pascual. Il giovane spagnolo ha tutti i numeri per diventare un giocatore importante, ma deve migliorare a rimbalzo e difensivamente, cercando anche di essere più costante nel corso della stagione. Se questi tasselli trovassero la giusta sistemazione, allora questo Barça sarebbe più forte di quello dello scorso anno e, probabilmente, permetterebbe a Navarro di giocarsi l’ultima chance di rivincere l’Euroleague dopo quelle del 2003 e del 2010.