Basket Europeo Eurolega

Come ti cambio la Serie o vado alle F4 – 3 chiavi tattiche dei Playoffs di Euroleague

Diamantidis è stato chiaro, dicendo che non sarà una questione individuale quanto piuttosto un orgoglio collettivo a dover ribaltare una Serie che recita 2-0 e match point per i baschi, con i greci consapevoli che nessuna squadra si è mai qualificata alle Final Four dopo aver perso le prime due partite di Playoffs. Eppure, le prime due partite hanno mostrato chiaramente quale delle due squadre abbia il coltello dalla parte del manico, potendo così sferrare l’ultimo fendente e volare a coronare un sogno che, a inizio anno, nessuno avrebbe mai nemmeno pensato; i greci proveranno a non recitare la parte della vittima sacrificale, ma questo Vitoria sembra essere in missione per conto di Dio.

PERCENTUALE DA TRE PUNTI
Il Panathinaikos ha chiuso le prime due partite della Serie rispettivamente con il 15.8% e il 25.0%, mentre i baschi hanno abbondantemente superato il 35% di media (39.4% in Gara-1 e 36.7% in Gara-2); il rendimento dalla lunga distanza è ormai fondamentale ad alti livelli nella pallacanestro europea, poiché il basket si evolve sempre più verso la ricerca spasmodica di soluzioni perimetrali. Tra le fila del PAO, Calathes sembra essere il giocatore che più sta soffrendo un’involuzione spaventosa al tiro dalla lunga distanza, poiché in questi Playoffs finora è 0/7 dopo aver chiuso con il 31.6% le Top 16 e con il 43.8% la RS; il play greco è in crisi anche di rendimento, poiché tutte le sue statistiche, eccezion fatta per quella relativa agli assist, sono paurosamente crollate nella Serie contro il Laboral rispetto alle prime due fasi della competizione. Sarà pur vero che i greci nelle Top 16 avevano percentuali medie da tre simili a quelle dei baschi, ma ora le cose sembrano aver preso una piega devastante per i sogni di gloria di Diamantidis & co; impensabile giocare un’intera Serie affidandosi unicamente all’efficienza di Raduljica e Gist sotto canestro, anche perché la coppia Bourousis-Tillie sembra aver alzato molto l’intensità difensiva, leggendo bene le giocate dei Greens vicino a canestro.

BOUROUSIS E IL PASSATO ALL’OLYMPIACOS
Un derby in Grecia non è mai una banalità, figurarsi perciò se ce ne si possa dimenticare pur trovandosi ora a difendere i colori di un’altra società: il passato vissuto sulle rive del Pireo può pesare molto nel rendimento di Bourousis, considerando anche come il centrone greco sia rinato agli ordini di un coach che ne ha saputo valorizzare i pregi limandone, al contempo, i difetti. Di Bourousis avevamo già parlato qualche mese fa (qui l’approfondimento) ma è inevitabile citare il greco tra i 3 fattori che potrebbero influire sul risultato finale della Serie: nelle prime due partite ha viaggiato a 14.5 punti e 7.5 rimbalzi di media, eppure in Gara-2 ha palesato qualche difficoltà in più rispetto a una stagione che lo ha visto come dominatore incontrastato; fondamentale, però, come playmaker aggiunto quando si trova in post-medio, poiché ha acquisto una capacità di lettura nei tagli dei compagni che è un qualcosa di spaventoso. Difensivamente, tuttavia, sembra poter soffrire i movimenti spalle a canestro di Raduljica e l’atletismo di Gist, sebbene abbia alzato l’asticella anche in questo aspetto del gioco durante questa stagione. Da tifoso milanese, Bourousis è uno dei più grandi rimpianti sportivi che io abbia mai avuto.

UN DIAMANTE E’ PER SEMPRE
La tripla con cui Diamantidis ha forzato l’overtime in Gara-2 è una perla che mi rimarrà in mente fino alla fine di questa Euroleague, a prescindere da come vadano a finire questi Playoffs per il PAO. Il giocatore non si discute, ma la stagione non era certamente quella più indicata per far sì che il Diamante si ritrovasse, ancora una volta, ad essere il leader offensivo di una squadra che ha tremendamente bisogno del suo estro e dei suoi attributi; sembrava non poter avere più granché da dare al Panathinaikos e invece lo ritroviamo a dover capitanare quella che potrebbe essere l’ultima battaglia europea della sua carriera dovendosi calare anche nella parte del potenziale leader statistico di una squadra che, nel back-court, sta vivendo qualche crisi d’identità. C’è chi vede in Djordjevic un allenatore non ancora pronto per certi palcoscenici, ma io ritengo che sia vero il contrario: al Mondiale 2014 riuscì a rivitalizzare la leadership sopita di Teodosic, perciò ora potrebbe fare la stessa sorte di miracolo con un giocatore che, nonostante l’età, ne porta a scuola ancora tanti ad alti livelli.