Cosa abbiamo imparato dal Martedì di Eurolega

Archiviata la parentesi del martedì sera europeo andiamo a ricapitolare quali temi ci ha offerto questa giornata, nella quale sono scese in campo entrambe le squadre spagnole che provavano a conquistare un punto, in ogni caso decisivo, su due parquet non particolarmente facili da domare.

REAL SCHIACCIASASSI, SONO I FAVORITI?

Il Real Madrid ha dimostrato una volta di più di non temere alcun avversario in campo europeo, vincendo ancora senza soffrire a Tel Aviv. Questa volta lo ha fatto dando pieno fondo alla propria difesa, mai pienamente convincente lungo tutto l’arco di questa competizione, ma nella serata di ieri fondamentale a spegnere gli ardori del Maccabi. Jaycee Carroll, miglior marcatore a quota 16 punti, è solo una delle innumerevoli frecce all’arco di coach Laso, che può variare quintetti e uomini a piacimento e comunque rimanere con cinque fenomeni sul parquet. Il Real capisce i momenti della partita, e sa quando è meglio affidarsi al gioco interno e quando invece lasciare libero sfogo ai bombardamenti dei vari Carroll, Llull, Rodriguez e Fernandez; fino a questo punto il loro cammino è stato privo di preoccupazioni, e con questo “sweep”, per dirlo all’americana, si presentano alla Final Four con il ruolo di favoriti per la vittoria finale.

MACCABI, SI POTEVA FARE DI PIÙ?

Il Maccabi non ha mai dimostrato, da par suo, di poter rimanere in partita, né in Spagna né sul campo casalingo, dove dall’inizio hanno sofferto l’intensità difensiva avversaria e non sono riusciti a giocare come avrebbero voluto, ovvero trovando Hickman nelle posizioni di campo e nelle situazioni a lui più congeniali. Ora che sono stati eliminati è possibile guardarsi indietro e chiedersi se, nonostante l’evidente gap tecnico nei confronti dei Blancos, era possibile fare di più col materiale umano a disposizione. L’impressione è che effettivamente, con i vari Hickman, Shawn James, Pnini, Smith, Logan e chi più ne ha più ne metta almeno una partita in questa serie era possibile accaparrarsela, o quantomeno si potesse lottare un po’ di più e meglio. Ecco, probabilmente è mancata proprio un po’ di grinta e di quel furore agonistico che solo queste partite possono trasmettere, ma in ogni caso uscire ai Playoff contro una corazzata come il Real di quest’anno non è un risultato disonorevole per i ragazzi di coach Blatt, che ci riproveranno l’anno prossimo con qualche innesto di valore (manca qualcosa in cabina di regia) e con un anno di esperienza in più alle spalle.

PANA, UN DIAMANTE PER SEMPRE

Dimitris Diamantidis non finisce mai di stupire. Dopo la tripla della vittoria in gara due il veterano della Nazionale greca si è ripetuto ad OAKA, piazzando un’altra bomba per togliere le castagne dal fuoco e portare i suoi alla vittoria 65-63. Una volta di più il playmaker in verde ha dimostrato di valere ancora il Gotha del basket europeo, e pian piano sta trascinando i suoi ad un successo dopo l’altro, questa volta orchestrando un attacco migliore, che è volato sulle ali dell’entusiasmo sospinto dalla bolgia creata nel palazzo di Atene. Inoltre per Diamantidis è arrivato l’assist numero 799 della carriera in Eurolega, che lo ha portato a superare Pablo Prigioni e a diventare il secondo assist man di sempre nella storia della competizione dietro a Papaloukas. Immenso.

BARCELLONA ALLA PROVA DEL 9

Che il Panathinaikos portasse a casa una partita, una volta tornati in Grecia, lo avevano previsto in molti, e ora che la previsione si è avverata tocca al Barca provare di non essere un fuoco di paglia ma una delle prime tre squadre in Europa imponendosi anche in un clima ai limiti dell’impossibile. In gara 3 ha deluso molto il pacchetto esterni, con Sada, Navarro e Jasikevicius che non sono mai riusciti ad entrare in partita, sempre esitanti nel tirare e nel passare la palla, caratteristica che non ha fatto altro che avvantaggiare i padroni di casa, spesso incisivi sulle linee di passaggio provocando palle perse a ripetizione e contropiedi terminati anche con fragorose schiacciate (vedi quella di Lasme su assist al bacio di Diamantidis nel primo tempo). Non è questo il Barcellona che siamo abituati a vedere: coach Pascual deve riuscire a entrare nuovamente nelle teste dei suoi e convincerli a giocare in modo consistente ed efficace come hanno fatto fino a questo momento. L’inerzia è ora spostata interamente dall’altra parte, ma se i blaugrana ritrovano loro stessi avremo una gara 4 che potrebbe rivelarsi la partita dell’anno. Il meglio deve ancora venire.