El par Rubio-Gasol: para ganar el Mundial

Tempo di bilanci dopo la straripante vittoria della Spagna contro il Brasile di ieri sera a Granada. La roja di Juan Orenga domina i brasiliani di coach Magnano, troppo statici e monodimensionali nell’uso del pick&roll, tanto che il gioco perimetrale latita se non per qualche iniziativa personale e obbligata al termine di certe azioni offensive: 10 le triple tentate dai verdeoro (ieri in maglia bianca), di cui solo 4 nel primo tempo e un Marcelinho troppo spento in fase di costruzione (0 assist per il play del Barcellona). Certo, il primo quarto della Spagna è stato devastante (30-14), ma nel secondo i brasiliani non hanno saputo sfruttare al meglio le occasioni avute per tornare a contatto.

Chiave del match, secondo me, sono stati i ruoli di Ricky Rubio e Pau Gasol. Se per Pau faremo un discorso a sé, è importante vedere come Rubio abbia finalmente trovato una sua collocazione anche in Nazionale, riuscendo ad esprimere il suo gioco in transizione, fatto di ri-partenze veloci e cambi di velocità impressionanti, uniti a doti di passaggio che non scopriamo certo oggi. Al tiro è ancora incostante (ieri due layup abbastanza comodi sbagliati malamente), ma il play in forza ai T’Wolves riesce a far girare al meglio le bocche da fuoco spagnole, venendo coadiuvato dal ruolo di Navarro come play aggiunto, specialmente nel gioco a due con i Gasol. Certo è che Rubio ha accantonato l’irrazionalità di certe giocate spettacolari per dedicarsi alla concretezza e mettersi al servizio della squadra: nelle prime 3 partite viaggia a 6.0 apg e 5.3 rpg, con sole 4 perse a fronte di 7 rubate e con un plus/minus medio di + 27.7 (dietro solo al +29 di Marc Gasol), il tutto in 20′ di media sul parquet. Diciamo poi che avere come backup un certo Sergio Rodriguez è un lusso che ti toglie pressioni di dosso, specialmente quando non riesci a trovare la via del canestro (proprio come successo ieri contro il Brasile, dove Rodriguez ha chiuso il match con 9 punti nell’ultimo quarto, mentre Rubio ha chiuso con 0/3 dal campo); senza dimenticare che il terzo play è Calderòn, non proprio l’ultimo degli arrivati. Rubio, tuttavia, sembra essere definitivamente esploso, andando a colmare la lacuna che è mancata alla Spagna negli ultimi anni: quel play estroverso e fantasioso, capace di giocare in transizione e di mettere in ritmo tutti i compagni. La cosa che più mi ha colpito è l’affiatamento nel servire Navarro in uscita dai blocchi, aspetto in cui “La Bomba” rende meglio ed è più efficace: in questo Rubio ha una maestria che gli altri compagni di reparto non sembrano possedere, riuscendo a innescare meglio anche Rudy. Insomma, il 23enne ex Badalona e Barcellona ha finalmente trovato la sua dimensione in una Nazionale spagnola che aveva bisogno della sua consacrazione.

Passando a Pau Gasol, potrei fare come Miguel de Cervantes: farmi accusare di un crimine capitale, fuggire dal paese natale per evitare il taglio della mano destra (punizione riservata agli omicidi) per ritrovarmi a fare il rematore in una galera napoletana alla battaglia di Lepanto del 1571 e perdere l’uso della mano sinistra, finendo a scrivere un poema nella mia convalescenza; poema che intitolerei “Don Gasol de la Mancia“. Diciamo che ogni parola sarebbe sprecata per descrivere chi sia e cosa possa dare alla causa spagnola il maggiore dei fratelli Gasol, eppure qualcosa va detto sul suo strepitoso inizio di Mondiale. 23.7 punti, 6.7 rimbalzi e 2.3 stoppate di media sono le cifre delle prime 3 partite, ma se i match contro Iran ed Egitto non fanno molto testo, è nella sfida col Brasile che l’ex Laker tira fuori il meglio del suo repertorio, facendo impazzire l’avversario di turno. Prima spiega a Splitter e Nené l’arte nell’uso del piede perno, poi, quando Varejao cerca di difendere duro, Pau mette in chiaro le cose con un movimento del gomito forse punibile ma certamente premonitore: “a casa mia, comando io”, teoria peraltro rimarcata nella stoppata a una mano ai danni di Nené. Il repertorio si allarga quando il catalano decide di piazzare 3 triple consecutive (dopo lo 0/2 fin li fatto registrare dalla lunga distanza nella sfida) che spaccano la partita e regalano alla Spagna la terza vittoria consecutiva in altrettante gare. Il Gasol visto finora al Mondiale sembra lontano parente di quello delle ultime stagioni passate a Los Angeles, forse anche perché giocare nella Spagna è una cosa completamente diversa, visto che la Nazionale è composta sempre dai soliti elementi e ormai gioca a memoria. Infine, in questo Mondiale capisco ciò che intendesse dire Kobe Bryant quando definì Gasol il miglior giocatore in pick&roll della NBA: semplicemente dominante in questa fase del gioco (offensiva e difensiva), sembra aver trovato un’arma micidiale anche nel pick&pop con Navarro a fare da assistman, come testimoniano le triple di ieri sera, di cui devo per forza rendervi partecipi.

Insomma, nella Nazionale spagnola si stanno forse delineando le gerarchie, anche se è difficile parlare di gerarchie quando in squadra hai 9 giocatori che giocano (o hanno giocato) nella NBA. Una cosa è certa: questo Pau Gasol sarebbe titolare anche nell’attuale Team USA, se non altro per tecnica, movimenti spalle a canestro e leadership. Inoltre, mai come in questa competizione la Spagna può puntare a cogliere la prima vittoria contro gli statunitensi. Harden & co. sono avvisati, questa Spagna quiere ganar.