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Da protagonista a comparsa – L’involuzione europea dell’Olimpia Milano

Jasmin Repesa - Olimpia Milano

Il post-sconfitta non può essere caratterizzato da lucidità, ma dovrebbe esserlo. Il post-sconfitta è irrazionalità pura, mixata a un pizzico di incazzatura e a un po’ di apatia. Se poi il post-sconfitta è quello del giorno dopo il 106-102 rimediato a Bamberga, allora tutto diventa più complicato. Perfino se si parla di Olimpia Milano.

106 punti in 45′. Sì, perché Milano va all’overtime dopo aver sfruttato un’ingenuità clamorosa del Bamberg, con Causeur che decide scriteriatamente di regalare tre liberi a Hickam il quale, glaciale, porta il punteggio in parità (91-91) e consegna all’Olimpia ancora qualche speranza di vittoria. Speranza effimera, che si scioglie sotto i colpi di Miller e sotto la lucidità di un Nikos Zizis che definire vincente sarebbe come fargli un torto, poiché il greco è molto di più. Speranza mai covata in cuor mio, perché quando una partita comincia bene e finisce così male, la speranza non è più l’ultima a morire. Milano deve fare due conti, come fosse un abile ragioniere. E per farli bisogna partire da qualche numero.

Milano concede 26 triple a una squadra che mediamente, prima del match contro i biancorossi, ne prendeva 21.8 a partita. Uno scarto non così ampio, ma da analizzare. Bamberg è una squadra che ama muovere palla, ma contro Milano l’efficacia nella circolazione della sfera non è stata delle migliori mostrate, in un anno e mezzo, dalla creatura di Trinchieri. In sostanza, per l’Olimpia si palesano problemi che già avevamo evidenziato: la mancanza di esterni abili sui recuperi al perimetro (Cerella non viene mai schierato, per quanto sarebbe molto utile), la scelta di effettuare show del “centro” sul piccolo che porta palla, la mancanza di rotazioni difensive e di uscite sul lato debole, laddove lo show difensivo provoca un collasso di un altro difensore sul rollante lasciato libero sotto canestro. Eppure, stavolta Milano deve affrontare un dato mai emerso finora in EuroLeague. Prima del Bamberg, tutte le squadre che hanno affrontato l’Olimpia avevano tirato con percentuali in linea o inferiori alla loro media. Il Maccabi con il 41,7% contro l’abituale 40,5%, il Darussafaka con il 34% contro il 35,4%, l’Olympiakos con il 30% contro il 38% e il Real Madrid con il 30% contro una media del 32,6%. Il Bamberg, invece, tira con il 46.2% da tre, contro il 38.6% di media. La prestazione personale di Miller (6/11 da tre) falsa un po’ il dato statistico, ma basterebbe esaminare le tre triple realizzate da Melli per comprendere come Milano soffra molto i tiratori piazzati nell’angolo – spesso del lato debole – quando il centro biancorosso esce a difendere sul perimetro e causa una rotazione difensiva che non è quasi mai perfetta.

Altro aspetto riguarda la situazione di pick&roll avversario in cui Milano schiera Raduljica da “5”. Attualmente il serbo è una tassa difensiva troppo alta da pagare senza evitare di dissanguarsi, ma ciò che sorprende è altro. Anzitutto, nella sconfitta con il Bamberg, l’Olimpia aveva scavato il solco proprio dopo l’uscita per falli del serbo nel secondo quarto e con la proposizione di McLean da centro. Anche lo statunitense attua show difensivi sul pick&roll, ma è sicuramente più abile a recuperare o ad evitare che il rollante venga servito facilmente; in questo aspetto, i canestri di Radosevic nella terza frazione – proprio con Raduljica con diretto avversario – parlano da soli. Eppure McLean non ama fare il centro, quindi bisognerebbe forse accorgersi che la coperta è fin troppo corta. La pallacanestro contemporanea annovera grandi squadre laddove vi sono centri mobili, dinamici, atletici e veloci: Hines, Young, Dorsey, giusto per fare qualche nome (tralascio Dunston perché per ora non è granché in forma). La mancanza di un backup di ruolo comincia a pesare, specialmente in un format che non lascia lunghi tempi di recupero psico-fisico tra un match e l’altro. Se Milano vuole fare strada, è imprescindibile l’innesto di un centro con caratteristiche complementari a quelle di Raduljica, che ne possa mascherare le lacune difensive. Del resto, l’unica stagione europea degna di nota nell’era-Armani arrivò quando a difendere i tabelloni c’era un certo Gani Lawal. A buon intenditore, poche parole. Si spera.

Approntare una zona difensiva, magari una 3-2, potrebbe essere una soluzione per questa Olimpia? No, almeno per una squadra che palesa lacune difensive sia sul pick&roll, sia sulle triple negli angoli, situazioni palesatesi entrambe nel match contro il Bamberg. La zona 3-2 implicherebbe un posizionamento del centro che debba vigilare sia sul post-basso, sia sul giocatore in angolo del lato debole – ovviamente parlo di zona 3-2 schierata quando l’avversario ha palla in zona centrale della metà campo difensiva di chi attua la zona – e questa situazione non può verificarsi nel caso di Raduljica come 5. Pascolo potrebbe farne le veci, ma anche qui la zona 3-2 non è sempre attuabile nello stesso modo – molto dipende da dove è posizionata la palla, ossia se in punta, se in angolo, se in post alto o basso e via dicendo – e il Bamberg è squadra capace di giocare molto “tra i buchi” andando a punire con varietà di soluzioni offensive. Soluzione che, però, potrebbe essere approntata per le prossime uscite europee, nel caso in cui Milano decidesse di concedere ancora molto agli avversari dal perimetro ma volesse evitare e/o contenere penetrazioni e situazioni di pick&roll. Ci tengo anche a precisare una cosa sulla zona, poiché vedo che molti ne parlano come soluzione ai mali di Milano. In una 3-2 (per quanto la variante migliore potrebbe essere la 3-2 a scudo) il riferimento al numero del singolo giocatore va fatto come segue, nell’ottica di un diagramma disegnato come su una lavagna tattica:

Giocatore 1 (che ho chiamato “in spot 1”): il miglior difensore della squadra, possibilmente un’ala o una guardia.
Giocatore 2 (che ho chiamato “in spot 2”): il play o la guardia con meno fisicità nel quintetto.
Giocatore 3 (che ho chiamato “in spot 3”): la guardia o ala, possibilmente buon rimbalzista.
Giocatore 4 (che ho chiamato “in spot 4”): l’ala forte con buona rapidità di piedi.
Giocatore 5 (che ho chiamato “in spot 5”): il centro, sia esso di ruolo o meno.

Capitolo “fase offensiva”. L’Olimpia segna 102 punti, ma smazza solamente 12 assist. Prima del match contro il Bamberg, i biancorossi erano secondi per media assist in EuroLeague, con 20.3 a partita. Circolazione di palla più altalenante del solito, e fortuna vuole che Gentile torni ad essere quello dei bei tempi con le giocate in post spalle a canestro, altrimenti la mancanza di fluidità nella circolazione di palla sarebbe potuta costare cara. Sanders realizza 25 punti (6/10 da due, 3/4 da tre, 4/4 ai liberi) e rappresenta una delle poche note liete per Milano: il suo apporto era necessario e richiesto, sta a lui dimostrare di potersi mantenere a buoni livelli dopo un inizio di stagione a rallentatore. Raduljica gioca 14 minuti e 41 secondi, il che significa che l’Olimpia per oltre 30 minuti deve schierare Pascolo o McLean da centro. L’ex-Berlino è stoico, anche a rimbalzo, mentre l’italiano soffre molto più di quanto non dicano i 4 punti e i 3 rimbalzi portati a casa.

Offensivamente, considerando le doti in post di molti giocatori a disposizione, l’Olimpia potrebbe azzardare uno schieramento 3 fuori 2 dentro in caso di difesa avversaria “a uomo”. Il 3 fuori 2 dentro prevede, in soldoni, la possibilità di ottenere anzitutto come prima soluzione il tiro da tre punti in angolo (solitamente da parte dell’ala piccola o dell’ala grande). Altrimenti, qualora non vi fosse tiro, se chi è in 3 vede chi è in spot 4, isolato nell’area vicina al canestro, libero o in situazione favorevole, gli passa la palla per l’uno contro uno. Oppure ancora, chi si trova in spot 1 e il centro portano due blocchi in sequenza (con chi è in spot 1 che dopo il blocco va in angolo) permettendo così la ricezione di chi è in spot 2 per una conclusione in sospensione più o meno dalla lunetta. Questa situazione è particolarmente efficace, a mio modo di vedere, nel caso in cui Gentile tornasse ad essere molto incisivo con l’arresto-e-tiro e con buone percentuali da quelle zone di campo.

Date queste premesse, è chiaro che l’Olimpia Milano debba comunque modificare molto se non vuole recitare la parte della comparsa in EuroLeauge che, per nomi presenti a roster e talento a disposizione, la vorrebbe invece come una delle protagoniste.