Fenomenologia di una Finale incredibile: Maccabi Tel Aviv sul trono d’Europa

Irreale quanto successo nella Finale di Eurolega, con la 2° sconfitta consecutiva della corazzata Real Madrid nell’ultimo atto della massima competizione europea per club, e la vittoria di un Maccabi strepitoso, guidato da quello che oggi potremmo definire (insieme Perasovic, coach di Valencia) il miglior allenatore d’Europa. C’è tanto da analizzare in una finale che, a prescindere, conferma due punti: 1) Rudy Fernandez ha perso il killer instinct che aveva a Badalona, cioè fino ai 23 anni; 2) Bourousis ci prova in mille modi a vincere l’Eurolega, ma è incredibile quanto sia sfortunato anche quando, come ieri, mette i due liberi più pesanti della sua carriera, seppure inutili ai fini del risultato finale. Inoltre, coach Laso sbaglia tutto nel finale di partita, e anche nel supplementare, quando i suoi ragazzi si sciolgono come neve al sole sotto le giocate di un terrificante Tyrese Rice.

REAL MADRID vs MACCABI TEL AVIV 86-98 d.t.s.

CHIAVI TATTICHE:

1) I CENTRI. Il confronto tra la coppia Bourousis-Reyes (Slaughter non lo considero nemmeno perché ha giocato 9′ in cui si è fatto notare solo per i 5 falli commessi) e quella Tyus-Schortsanitis sarebbe anche fattibile, e per certi aspetti penderebbe persino dalla parte dei Blancos. Infatti, nei primi 2 quarti Reyes domina e insegna pallacanestro, raccogliendo rimbalzi offensivi a manciate e segnando canestri importanti, mentre Bourousis rifila 3 stoppate al Maccabi (tutte a Hickman, per intenderci), giusto per far capire che il “not in my house” potrebbe diventare il motivetto della serata. Eppure, le partite si giocano sull’arco di 4 frazioni, e nelle restanti due Tyus si conferma come miglior centro dell’Euroleague, dai Playoffs in poi: la doppia-doppia da 12 punti e 11 rimbalzi, unita alle 3 stoppate (due da mani nei capelli), è una delle chiavi del match. Coach Blatt sa benissimo che i suoi due centri si completano alla perfezione e, dopo aver fatto sfogare tutti i chili di Big-Sofo, punta tutto sull’ex Cantù per scardinare la difesa del Real. Non è un caso che proprio con Tyus in campo il Maccabi trovi le spaziature adatta per piazzare le triple decisive, visto che Bourousis non può andare a difendere lontano da canestro perché concederebbe troppo al centro avversario. Infine, tenere Bourousis in campo nei finali concitati è sempre una lama a doppio taglio: sebbene il greco regali spettacolo nella metà campo offensiva (il 2/2 ai liberi è notevole, per quanto se ne possa discutere), in quella difensiva concede davvero troppo, specialmente a centri undersize ma molto esplosivi (Lawal, Dunston, vi ricordano nulla?).

2) TYRESE RICE. Alla 2° stagione in Euroleague, dopo quella col Lietuvos Rytas nel 2011-2012, Rice gioca le Final 4 della vita, essendo l’ago della bilancia per la vittoria finale del Maccabi. 26 punti in 30′ nella finalissima, nonostante percentuali non certo memorabili (7/17 dal campo), ma una consapevolezza nei propri mezzi a dir poco spaventosa: emblema di ciò, sono le due triple che spara nell’overtime, oltre all’assist al bacio per la schiacciata devastante di Tyus. E pensare che, nella serie Playoffs contro l’Olimpia Milano, l’ex Bayern Monaco aveva tirato col 14% dalla lunga distanza; impressionante, poi, la freddezza ai liberi finali, con quel 6/6 nel supplementare che ha permesso al Maccabi di rimanere sempre in controllo. Eletto giustamente MVP delle Final 4, che chiude con 19.5 ppg, 4.5 rpg e 8.5 falli subiti a partita, Rice è il simbolo della vittoria di Tel Aviv, in una squadra che ha fatto scalpi importanti nel corso dell’ultimo mese.

3) LE SCELTE DI COACH LASO. Premesso che, se perdi in questo modo, con questo roster, di attenuanti ne hai ben poche e devi assumerti le tue sacrosante responsabilità. L’idea di concedere solo 5 minuti a un giocatore come Jaycee Carroll, specialmente in una serata in cui Llull chiude con 0/7 dal campo, è incomprensibile: ok che hai gente come Rudy, cui non puoi prescindere, ma quando la tua squadra inizia a sparare a salve dalla distanza, ti deve balenare in testa l’idea di mettere un tiratore puro in uscita dai blocchi, che spezzi il ritmo della partita. L’altro errore madornale, è stato togliere Rodriguez al 35′, causa 4 falli personali, per rimetterlo quasi al 38′, quando ormai l’inerzia del match prendeva già i binari diretti a Tel Aviv. L’esperienza internazionale del play madrileno gli avrebbe consentito di rimanere in campo senza spendere l’ultimo fallo, potendo così mettere in crisi la difesa avversaria, che proprio non riusciva a battezzarlo nelle triple (5/8 prima dell’overtime). Nel supplementare, poi, la scena si ripete: Rodriguez richiamato in panchina e Maccabi che scava il solco. Di sicuro, se il Real ha perso questa finale, il 70% delle colpe è di Pablo Laso, senza nasconderci troppo.

4) RUDY DESAPARECIDO. 15 punti nei primi 3 quarti e poi il nulla, vi basta? Nel momento più caldo, quello in cui avrebbe dovuto prendere per mano i compagni viste le difficoltà di Llull e Mirotic, Fernandez si è nascosto, lasciando agli altri l’onere di portare avanti la baracca. Chiude con 8 rimbalzi e 4 assist, ma nel finale di tempi regolamentari sbaglia 3 conclusioni su 3 tentativi, e nell’overtime non va oltre lo 0/1 dal campo e 1 turnover. Per gli appassionati, dov’è finito il ragazzo terribile che si aggiudicò l’Mvp delle Finali di EuroCup nel 2006 e di ULEB Cup nel 2008? Altro piccolo dettaglio, è il modo in cui reagisce ai falli. A Badalona gli avversari lo picchiavano letteralmente, perché già a 19 anni era illegale per l’Europa, ma lui non si scomponeva, rialzava la testa e dava spettacolo; oggi, come star affermata, cerca sempre lo sguardo dell’arbitro con scenette teatrali che potrebbe benissimo risparmiarsi.

5) IL CAPOLAVORO DI BLATT. Non saprei nemmeno come spiegarvelo: tecnicamente ci sono 2000 cose che il coach del Maccabi potrebbe benissimo spiegare a tutta Europa, come la sua difesa a uomo con continue rotazioni sulle marcature, la press a tutto campo di fine 2° quarto, oppure la scelta di andare con 3 piccoli per mettere in crisi il Real Madrid. Sinceramente, però, dai Playoffs in poi, Blatt ha portato a scuola tutta Europa, sapendo preparare al meglio ogni singolo match (esclusa, se proprio vogliamo, gara-2 di Playoffs a Milano), dedicando maniacale attenzione a dettare lui le regole del gioco. Il risultato? Gli altri coach si sono adattati ai suoi cambiamenti in corsa, anziché cercare di ribattere con azzardi tattici che potessero dare qualche frutto, perdendo impietosamente il confronto. Si vocifera di un suo possibile approdo in Nba (se ne parla anche per Messina, che saluta il CSKA con un “ci eravamo tanto amati”), e agli amanti del basket europeo stimolerebbe molto vederlo all’opera in un contesto totalmente diverso. Chapeau.