Fenomenologia europea dell’Olimpia Milano: 18 anni di purgatorio, 5 partite per andare in paradiso

28 marzo 2014: giornata storica per chi ama l’Olimpia. Nessun trofeo, nessun record, ma tanto, tantissimo, entusiasmo. Milano vince sul campo del Fenerbahce di Obradovic, peraltro espulso dopo una reazione troppo sanguigna per uno sfondamento subito da Samuels, dimostrando una consapevolezza nei propri mezzi mai vista da anni a questa parte. Bogdanovic ce l’ha messa tutta per impedire la vittoria milanese, ma il collettivo biancorosso ha qualcosa in più, e lo si era capito dopo la sconfitta contro l’Efes, con quel maledetto buzzer di Planinic dopo una partita dominata dai milanesi. Ma, se non vi spiegassi cos’è successo, non capireste quanto è fenomenale questa impresa dell’EA7 Emporio Armani Milano.

Top 16, Gruppo E: Milano è in compagnia di Barcellona, Olympiacos, Panathinaikos, Fenerbahce, Malaga, Vitoria e Efes Istanbul. Sulla carta un gruppo al di sopra delle possibilità meneghine, in cui provare a non sfigurare per riacquistare credibilità europea dopo anni di schiaffoni. Gli avversari sembrano non essere alla portata, anche se il Pana vive ancora una stagione di transizione, Vitoria ha in panchina un ex allenatore (e lo dico col cuore in mano) e l’Efes sembra avere molti punti di debolezza rispetto alle passate stagioni. Il cammino, tuttavia, comincia male: 2 gennaio 2014, scoppola delle grandi occasioni ad OAKA, segnando solo 57 punti contro un Panathinaikos che comunque commette 19 turnover e sembra non spingere più di tanto sull’acceleratore; partenza in sordina per i ragazzi di coach Banchi, che assaggiano per la prima volta il clima di un palazzo infuocato quando le partite cominciano a contare davvero.

Tempo 7 giorni e Milano compie l’impresa più bella, finora, di questa sua stagione: il 9 gennaio 2014 arrivano al Forum i bi-campioni in carica dell’Olympiacos con in squadra, tra gli altri, l’incubo Dunston, un giocatore che l’anno scorso, con la maglia di Varese, mi aveva fatto piangere più degli innumerevoli due di picche che prendevo da ragazzino, quando ero strabico e con l’apparecchio. Clima delle grandi occasioni, per un match che finirà 81-51 senza ammettere diritto di replica. Langford si cala nei panni di divinità e, con 29 punti di un’imbarazzante facilità, porta l’Olimpia al successo. Ma sapete cos’ha significato quella partita? Avete idea di che cosa significhi tornare a casa e dire a tuo padre “ciao vecchio, stasera mi prendo la prima (di tante) rivincite, dopo che per anni mi hai deriso perché andavo a vedere l’Olimpia”. Così, euforico, ti metti a letto e inizi a fantasticare: Milano batte i campioni d’Europa in carica, le Final 4 sono a Milano, 2+2 fa 4, quindi sogni di vedere l’Olimpia tra le quattro finaliste. Ma è presto, e chi vive solo sognando, muore ca… Ci siamo capiti.

3° giornata di Top 16: il ritorno di Sergio Scariolo a Milano. Ero in prima fila, non potevo perdermi una partita che aspettavo da anni, come se fosse una sfida personale con un coach che, guardandomi negli occhi post sconfitta contro Avellino dello scorso anno, mi disse “Ebi è un fenomeno e Bologna sarà la squadra rivelazione” (Ebi tagliato dopo poco da Avellino, e Bologna alla peggior stagione della sua storia). E’ il 17 gennaio 2014, la partita fila via liscia e assaporo il gusto agrodolce della vendetta sportiva, anche se nel finale Milano decide di complicarsi la vita e vince solo 83-76, senza quell’umiliazione che speravo arrivasse per far capire che le responsabilità della scorsa stagione pesavano solo sulla testa di un singolo.

Una settimana dopo si concretizza un incubo per tutti i tifosi biancorossi. 24 gennaio 2014, una partita praticamente già vinta contro l’Anadolu Efes Istanbul, tanto che, diretto al lago a festeggiare, decido di spegnere prima lo streaming: immancabile il messaggio di mio padre “Milano perde con buzzer di Planinic allo scadere”. Non so se mi incazzo di più per l’incredibile sconfitta, o per il fatto che mio padre faccia l’esperto ripetendo due volte lo stesso concetto, peraltro in maniera alquanto rivedibile. Mi sveglio la mattina seguente, guardo e riguardo il video del canestro di Planinic e inizio a pensare che questo canestro ci condannerà più del dovuto, perché in questi anni la fortuna non è stata proprio dalla parte di Milano. Ma la fortuna ce l’ha solo chi si crea le occasioni, che sia chiaro.

Così la settimana passa ed è di nuovo tempo di Forum, di battaglia: 30 gennaio 2014, a Milano arriva la corazzata che, a detta di molti, è una seria candidata al trionfo finale, in grado di interrompere lo strapotere del Real Madrid. Sto parlando del Fenerbahce di Obradovic, dal roster tanto stellare quanto (come si vedrà) non amalgamato. L’Olimpia, in casa, ha conosciuto la sconfitta solo per mano del Real in questa stagione, e non sembra intenzionata a fare eccezione coi turchi. Battaglia fino all’ultimo, ma Hackett e il solito Langford portano i biancorossi alla vittoria (90-85). Nel mezzo, anche un buzzer di Gentile che provoca così tante erezioni da rendere ancora più rossi (di quanto già non lo fossero) i tifosi milanesi di sesso maschile. Nel ritorno a casa, solita baldoria coi compagni di sempre, perché non lo ammetterai mai, ma in fondo in fondo cominci a crederci alla qualificazione.

Tutto gira alla perfezione, ma la macchia della Coppa Italia mi fa pensare che sia un altro anno senza lode ne infamia: perdere una partita quasi chiusa dopo 2 quarti fa male, male da morire, specialmente se giochi in casa e il pubblico di Milano ha comprato i biglietti solo per semifinale e finale, dando per scontato un esito in realtà troppo incerto. Il 14 febbraio 2014, anziché festeggiare San Valentino e fornicare come i furetti nei tempi freddi, dopo qualche sangria, entro al Palau Blaugrana: il mio idolo è lì, veste la 11 per i padroni di casa e gioca. La mente, però, è da altre parti e non riesco a godermi una partita in cui Milano se la gioca testa a testa finché il Barça non decide di far vedere cosa significhi “alzare l’asticella”. Il finale sarà 80-70 per i padroni di casa, non senza qualche rimpianto per i biancorossi, specialmente in un ultimo quarto da 31 punti subiti. Esco dal Palau e ritorno in patria, con nuovi dubbi pronti a spezzare le mie già fragili certezze: sapremo giocarcela quando conterà davvero? Oppure faremo il nostro percorso da formichina senza lode ne infamia?

La risposta arriva il 20 febbraio 2014, nella serata in cui l’Olimpia si sbarazza della pratica Malaga (70-59 il finale). Sono assente ingiustificato a Desio, ma me la godo da casa e vedo una squadra combattiva, che sa soffrire quando il tiro da 3 latita, ma che sa anche scavare il solco appena l’avversario molla un attimo. Protagonista, manco a dirlo, ancora Keith Langford: 29 punti in 30′ sul parquet e quel canestro allo scadere che racchiude tanto della stagione milanese finora. L’americano riceve palla dalla rimessa, si gira e in equilibrio precario disegna una parabola che trova solo la retina: nel movimento di tiro subisce un fallo, limpido come una giornata di sole senza nuvole e cade a terra nel contatto. Da terra, allarga le braccia e alza i pollici, quasi a dire “Avete mai visto una cosa del genere? No? Ve la faccio rivedere quando conta”. Una promessa che si rivelerà vera.

Comincia il girone di ritorno e, il 27 febbraio 2014, Milano vendica la sconfitta subita ad OAKA, battendo per 77-75 i verdi di Grecia del Panathinaikos. Unica nota negativa? La differenza canestri rimane a favore dei greci, forti del +16 maturato tra le mura amiche. L’Olimpia soffre, perché Gist è inarrestabile; tuttavia, Samuels disputa la sua miglior partita in Eurolega e i biancorossi volano al 2° posto solitario nel gruppo, con un record di 5 vittorie e 3 sconfitte, e una differenza canestri di +28. Mancano 6 partite, ma, al solo pensiero che la qualificazione possa diventare qualcosa di reale, la tensione si palesa come un coltello affilato: sono indeciso se crederci o fare il finto tonto, per non prendere la solita, anzi l’ennesima, delusione finale. Dopo Gara-7 dello scorso giugno, solo un TSO mi ha rimesso in carreggiata.

Il 6 marzo 2014 è giorno di conferme. Milano vola al Pireo, ad affrontare un Olympiacos assetato di rivincita, pur senza la sua stella Spanoulis: il 1° quarto sembra spazzare via ogni residuo dubbio sulla possibilità di sognare, perché i greci mettono sotto l’Olimpia in ogni aspetto del gioco (10-0 di parziale iniziale), e la squadra di Banchi si salva solo grazie ai liberi e alle giocate del solito Keith Langford, in dubbio fino a poche ore prima del match. Poi, è un crescendo milanese. Al pub, con gli amici , comincio a fare discorsi che nemmeno un sordo ascolterebbe, incenso l’atletismo di Dunston, l’onnipresenza di Printezis e la dolcezza nel portar palla di Sloukas. Intanto Milano risponde colpo su colpo ai canestri dei padroni di casa e al momento clou ripenso al buzzer di Langford contro Malaga, esclamando un sano “viste come sono andate le cose, ce la fa vincere Keith”. Detto fatto, step back, tripla dai 9 metri che trova solo la retina e chiudiamo baracca e burattini. Dopo quel canestro, e quella vittoria, le certezze sono state scolpite nel marmo: Milano ha le palle così grosse e pesanti che se non fosse basket penserei stessimo giocando a bowling. In classifica voliamo a un record di 6-3 e solo Malaga sembra tenere il passo.

Una settimana più tardi arriviamo al 2° confronto con l’ex Scariolo. 13 marzo 2014, partita senza storia visto che Milano trionfa agilmente per 65-83. Coach Banchi decide di far sfogare quell’ira di Dio di Tibor Pleiss, centro del Vitoria, per tagliare fuori gli esterni baschi. Piano che riesce alla perfezione, visto che Pleiss segna quasi il 50% dei punti di squadra, mentre i compagni faticano a trovare la retina. Per l’Olimpia il trio Jerrells-Hackett-Samuels la fa da padrone, anche se la prestazione di Gentile merita considerazione. Tuttavia, in questa netta affermazione, si realizza il peggior incubo: Langford patisce una lesione muscolare al bicipite femorale sinistro. Tempi di recupero che variano dalle 3 alle 5 settimane e Milano che perde il suo leader e la sua prima soluzione offensiva in un colpo solo. Nonostante un record di 7 vittorie e 3 sole sconfitte, cominciavo a pregustare un 2° posto alla portata; con l’infortunio di Keith, però, è innegabile che Milano perda una buona percentuale del suo potenziale offensivo, oltre che un punto di riferimento importantissimo.

21 marzo 2014: gettare il cuore oltre l’ostacolo. In un Forum gremito arriva l’Efes, per una rivincita che deve essete tale per continuare a sognare in grande. Dopo qualche affanno, Milano gioca un ultimo quarto da 27 punti fatti e solo 16 subiti, andando a vincere per 76-69 e ribaltando la differenza canestri. Prestazione illegale da parte di Samuels, che chiude con una doppia-doppia da 14 punti e 12 rimbalzi, ma contributo importante anche da Jerrells, un giocatore ormai fondamentale nelle rotazioni milanesi. Per come si era messa la partita, questa vittoria rappresenta un importante passo verso la definitiva consacrazione della stagione: torno a casa e penso che bisogna crederci, bisogna provarci ad arrivare 2° e guardare oltre, verso le Final 4 milanesi di maggio. Anche senza Langford, l’Olimpia dimostra di essere una macchina perfetta, in cui i ruoli sono chiaramente definiti e ognuno si erge, a rotazione, a ruolo di protagonista del match. Anche i miei grandi dubbi su Samuels sembrano essere attenutati dallo spirito combattivo di una squadra che si tuffa alla morte su ogni pallone. Ora capisco il senso d’identificazione del Forum in un giocatore come Cerella: Milano vuole gente che lotta, a prescindere dalle doti tecniche o dal grande nome.

Infine, la data che segna una rinascita sportiva, almeno europea: 28 marzo 2014, l’Olimpia vince ad Istanbul contro il Fenerbahce di Obradovic, e, la concomitante sconfitta del Panathinaikos sul campo del Barcellona, da la matematica certezza del 2° posto nel Gruppo E. Una maturità impressionante dimostrata in un palazzo gremito e caldissimo, pronto a farsi sentire a ogni fischio arbitrale. Per dirla tutta, penso che gli arbitri abbiano rispettato entrambe le squadre allo stesso modo, e questo è sinonimo di essere tornati a contare qualcosa: fischi giusti e forse qualcuno pro Olimpia negli ultimi minuti di gioco, ma comunque arbitri non certo intimoriti dal clima infernale. Milano si qualifica per i Quarti di finale, da giocarsi contro una tra Maccabi, Galatasaray e Lokomotiv Kuban. Non facciamo il passo più lungo della gamba, guardando già alle Final 4, perché una serie su 5 gare è tutt’altra storia rispetto alla partita secca. Perciò, ve lo chiedo per favore: stavolta riempiamo il Forum anche per i quarti di finale, anziché comprare i biglietti solo per le Final 4. La Coppa Italia insegna…

Si potrebbero scrivere altre 2000 parole oltre a quelle già scritte, ma sarebbero superflue: non c’è nessuno trofeo da festeggiare, ma lo spirito combattivo, il vedere la gente coinvolta da una squadra che lotta e che regala, a tratti, bel basket, è un successo in una piazza difficile come quella di Milano. Gente che si è affezionata ai vari Premier, Meneghin, D’Antoni, McAdoo, Gentile, Bodiroga, Gallinari, si sta accorgendo che un altro gruppo può far breccia nel loro cuore. Perché in fondo, come dice Jovanotti nel video di presentazione prima di ogni match al Forum: E’ AMORE.