FIBA World Cup – Diario di viaggio: Bilbao, Giorno 1

dal nostro inviato a Bilbao, Claudio Pavesi

Il 29 agosto è stato un giorno diverso dagli altri, uno speciale perché dovevo partire alla volta di Bilbao, città in cui andrò a seguire il Girone C della FIBA World Cup.
Il tragitto mi porta dalla mia Pavia a Bergamo e successivamente in volo alla volta di Santander, città non lontana da Bilbao e molto più economica a livello di voli. Dopo ulteriori due ore di pullman arrivo a Bilbao, dove posso finalmente conoscere Douglas e Lara, un ragazzo e una ragazza che mi ospiteranno in casa loro per un prezzo ben inferiore a quello di un albergo, e che non smetterò mai di ringraziare. Purtroppo, essendo arrivato dopo le 20, non faccio in tempo a seguire alcun allenamento così come non faccio in tempo a recarmi all’evento di benvenuto organizzato per i media, come ha fatto il mio amico e collega Gabriele Galluccio in quel di Granada, ma comunque i miei nuovi coinquilini mi fanno passare una bellissima serata nelle vie del città vecchia della città basca.

Il 30 agosto mi tocca svegliarmi presto, ma per una volta nella vita è un piacere farsi una levataccia: devo andare al palazzetto a fare il mio accredito da giornalista. Dal momento che solitamente scrivo di basket americano, non sono solito recarmi ad eventi con accredito stampa e di conseguenza sono leggermente teso. Arrivato all’enorme BEC (Bilbao Exhibition Center) mi reco al centro accrediti: noto che l’organizzazione non è delle migliori ma onestamente poco mi importa. Meno male che incontro Mehmet, esperto giornalista turco che mi guida all’introvabile ingresso dedicato alla stampa. Ricevo il mio tesserino e corro nel palazzetto perché tra poco il Mondiale si aprirà con la partita tra Repubblica Dominicana e Ucraina, partita interessantissima per la presenza, tra gli altri, di due giocatori dominicani che hanno giocato e giocheranno nel nostro campionato ovvero Edgar Sosa (Sassari) e James Feldeine (Cantù), ma anche per la “compagine americana” dell’Ucraina formata da Kravtsov (Phoenix Suns ed ex Nuggets) e dal giovanissimo Sviatoslav Mykhaliuk, guardia classe 1997 già promesso ai Kansas Jayhawks della NCAA per la stagione ormai alle porte.

Durante la vittoria ucraina (clicca QUI per leggere il recap) sono più emozionato per l’ambiente che per la partita. Da buon amante del college basketball ero dispiaciuto per il mancato impiego di Mykhailiuk ma diciamo che era qualcosa di prevedibile vista la sua giovanissima età. Impressionanti invece alcuni momenti di Kravtsov, Jeter e Gladyr. Anche nella Repubblica Dominicana si è visto molto di buono, specialmente da parte di un ottimo Francisco Garcia. Nel post partita ho finalmente sperimentato la Mix Zone in cui si può incontrare i giocatori e fare loro delle domande: qui mi sono concentrato su Pooh Jeter che si è dimostrato estremamente disponibile con tutti, forse fin troppo dato che hanno dovuto portarlo via per evitare che perdesse il bus della squadra.

Dopo un veloce pasto a base di caffè e qualche parola con i volontari e i colleghi mi sono apprestato a seguire Nuova Zelanda – Turchia. Non mi aspettavo una grande partita ma per fortuna le squadre mi hanno smentito: la Nuova Zelanda ha condotto per 35 minuti con un’intensità pazzesca ma è crollata nel finale. Alla fine l’esperienza turca ha portato a casa la vittoria con l’errore di Penney, neozelandese, sulla sirena per il pareggio. La parte più bella però è stata la Haka, danza tradizionale Maori, eseguita dai giocatori neozelandesi proprio davanti alla panchina turca. Un’esecuzione che non aveva nulla da invidiare a quella degli All Blacks del rugby. In questa favolosa partita sono stato colpito in maniera impressionante da Corey Webster, guardia venticinquenne dei New Zeland Breakers, autore di 22 punti in 26 minuti, tutti di un’importanza capitale. Favoloso anche l’impatto del ventenne Fotu, lungo di Hawaii in NCAA, in grado di mettere energia e talvolta buoni movimenti in post nei soli 15 minuti in cui è stato impiegato. Ottimo impatto anche da parte di Rob Loe, lungo in grado di tirare anche da fuori, e di Casey Frank, pittoresco lungo dei Tall Blacks (nomignolo della squadra di basket della Nuova Zelanda) per via della lunga barba e dei lunghi capelli raccolti, capace di dare tanta intensità alla squadra ma soprattutto leadership, era spesso lui infatti a chiamare gli schemi. Nella Turchia non si è quasi mai visto Asik, non utilizzato da coach Ataman per la sua inadeguatezza contro la motion offense neozelandese (parola del coach), ma si è potuto notare un favoloso Savas, vero leader della rimonta turca. Nel post partita ho cercato di migliorare le mie abilità in Mix Zone parlando con Casey Frank e spostandomi poi in sala stampa per sentire la conferenza di entrambe le squadre. La situazione era frenetica ma anche molto interessante e divertente, inoltre tutti i giocatori si sono dimostrati estremamente disponibili a parlare con la stampa.

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Conosco Tiziano, un fotografo di Varese ormai trapiantato a Barcellona da 8 anni e insieme corriamo a mangiare qualcosa per cena (dal sapore e dal contenuto discutibile) però dobbiamo correre velocemente alla nostra postazione perché è giunto il momento: tocca a loro, è il turno dei più attesi di tutti, gli Stati Uniti, pronti a giocare contro la Finlandia.
La partita ha ben poco da dire, infatti finisce 114-54 per gli USA che fin dal primo quarto dominano la partita. Nella gara si nota il predominio di Anthony Davis (17 punti in 14 minuti), un più che positivo Rudy Gay (10 punti e 5 rimbalzi) e il controllo di Klay Thompson (18 punti con 4/7 da tre punti) che ha mostrato una sicurezza da vero veterano. Questa partita però è stata fondamentale perché ha segnato il ritorno di Derrick Rose sui campi. Rose è sembrato chiaramente il leader della squadra, non a caso si è arrabbiato per una sua palla persa e ha rimproverato Cousins per un altro turnover sul +50, ha parlato con i compagni e ha giocato alla grande come dimostrano i 12 punti con 2 rimbalzi e 3 assist. Il momento chiave è stato quando, a seguito di un movimento strano, ha cominciato a zoppicare e a fare smorfie di dolore. Coach K voleva cambiarlo ma a Rose è bastato rassicurare il coach con un segno della testa per convincerlo a farlo restare in campo. Nell’azione successiva ha preso palla, steso un avversario con un crossover e ha schiacciato. Rose è tornato.
Forse però il vero MVP della gara è stato il pubblico finlandese, sono infatti sedicimila i tifosi provenienti dalla nazione di Koponen e compagni in giro per Bilbao e almeno diecimila di questi si trovavano al palazzetto creando un ambiente favoloso. Cori, coreografie, bandiere e tifo infuocato anche sul -50 della propria squadra. Forse il vero spirito della FIBA World Cup è questo.
In sala stampa e nella Mix Zone si è visto quanto sia grande l’appeal di Team USA. Mix Zone stracolma, giocatori accerchiati ma comunque disponibili. In sala stampa Coach K e Klay Thompson sono arrivati con ben cinque rappresentanti dell’ufficio stampa americano e sono stati riempiti di domande (le risposte le trovate tutte sul mio profilo Twitter: @ClaudioPavesi). Insomma, sono le rock star dell’evento, ne sono consapevoli ma comunque sanno venire incontro ai bisogni dei media. Si vede che la loro organizzazione è meticolosa. Inutile dire che, da amante del basket americano, la mia faccia era quello di un bambino che trova il giocattolo dei sogni sotto l’albero di Natale.

Per non farci mancare niente, finisco anche per rimanere chiuso nel palazzetto insieme a Tiziano e a due giornalisti brasiliani ma per fortuna due funzionari FIBA ci hanno dato un passaggio sulla loro auto facendoci uscire dal cancello principale. Chiunque voi siate, grazie davvero.

Si conclude così la mia prima giornata a Bilbao. Stanco sì, ho comunque passato quasi 16 ore al palazzetto, ma non potrei essere più felice di così. Non vedo l’ora di svegliarmi presto per seguire la prossima giornata di partite.

Foto: Tiziano Caffi