FIBA World Cup – Diario di viaggio: Bilbao, Giorno 2

Dal nostro inviato a Bilbao, Claudio Pavesi

Dopo un primo giorno interminabile ma oltremodo soddisfacente non c’è nemmeno tempo per riprendersi perché bisogna subito recarsi alla Bizkaia Arena, all’interno del BEC (Bilbao Exhibition Centre) per il secondo giorno della FIBA World Cup 2014. Mi alzo dopo aver almeno provato a dormire per poche ore e mi dirigo al palazzetto con la metro, ancora in uno stato di dormiveglia. Più ci si avvicina alla fermata di Ansio, quella del palazzetto, la metro comincia a riempirsi di volontari e altre persone dotate di particolari tesserini e badge quindi si inizia a sentire l’atmosfera del parquet fin dalla metropolitana. Una sensazione meravigliosa.

Ora però si torna alle partite, il vero motivo per cui ogni giorno migliaia di persone riempiono Bilbao in questa settimana. La prima è Nuova Zelanda – Repubblica Dominicana, una partita interessante dato che entrambe le squadre hanno perso ieri e hanno bisogno di vincere per mantenere vive le aspirazioni di passaggio del turno. Entrambe le squadre nella prima giornata hanno dato prova di grande intensità e hanno messo in mostra giocatori dalle abilità individuali più che interessanti.
La partita comincia con un ritmo molto lento, d’altronde è pur sempre la gara delle 12:30, e il vero highlight del primo tempo è la solita Haka della Nuova Zelanda, eseguita a un centimetro dalla panchina della Repubblica Dominicana e replicata anche da alcuni tifosi neozelandesi tra gli spalti. Nel secondo tempo è partito il vero show grazie a una sfida a distanza tra Francisco Garcia (Repubblica Dominicana) e Thomas Abercrombie (Nuova Zelanda) che hanno cominciato a segnare in ogni modo. Garcia (29 punti alla fine) ha tirato con 11/15 dal campo e 5/7 da tre punti risultando impossibile da marcare, allo stesso modo i 22 punti di Abercrombie hanno costretto coach Antigua a cambiare un’infinità di quintetti prima di riuscire a trovare l’arma giusta per neutralizzarlo: alternare Liz e Coronado. Non a caso Abercrombie non ha segnato nemmeno un punto nell’ultimo quarto. Per questo motivo e per il misero 22% da tre punti di squadra, la Nuova Zelanda ha dovuto cedere il passo ai dominicani con il risultato finale di 76-63. Tra i vincitori sono stato colpito ovviamente da Garcia con i suoi 29 punti e 6 rimbalzi, molto sottotono invece il sassarese Sosa, discreto invece il canturino Feldeine, ancora impreciso al tiro (36% dal campo) ma autore anche di 4 assist oltre che di 9 punti. Ottimi anche Jack Martinez e Coronado, il primo ha dato intensità e potenza in area ma garantendo anche un buon tiro dalla media, il secondo invece non solo ha difeso benissimo su Abercrombie ma ha anche messo a referto 4 assist e un canestro decisivo negli ultimi due minuti. Nella Nuova Zelanda ho ammirato un ottimo Kirk Penney, esperto playmaker, e un buon Rob Loe, un lungo capace di tirare anche da fuori. Ha deluso molto Corey Webster (autore di 22 punti ieri contro la Turchia), oggi limitato a 7 punti in 18 minuti con 3/11 dal campo. In conferenza stampa Nenad Vucinic, coach della Nuova Zelanda, gli ha tirato una discreta frecciata dicendo che non importa se è il più talentuoso in squadra, se un giocatore forza così tanto non può restare in campo. In questa situazione ho potuto anche fare qualche domanda in conferenza stampa, le mie prime, e devo ammettere che identificarsi come “Claudio Pavesi di MY-Basket.it, Italia” trovandosi in mezzo a così tanti colossi del giornalismo internazionale mi ha fatto un certo effetto.

Giusto il tempo di un caffè e bisogna tornare in postazione perché sta per cominciare Finlandia – Ucraina. Ricordatevi che i Finlandesi a Bilbao sono sedicimila e se hanno fatto esplodere di tifo il palazzetto ieri sul -50, non voglio pensare cosa potrebbero fare in una partita “punto-a-punto”.
La partita infatti si rivela di un’intensità pazzesca e gli undicimila finlandesi di contorno hanno reso il palazzetto una sorta di “inferno bianco”: in 40 minuti di partita non c’è stato nemmeno un secondo di silenzio. Questo meraviglioso baccano, uno dei più forti che mai abbia sentito in un palazzetto in tutta la mia vita, accompagna la nazionale finlandese in quella che è un’impresa storica: la sua prima vittoria di sempre a un Mondiale. La Finlandia infatti vince per 81-76 in una partita che i tifosi finlandesi potranno raccontare ai nipoti. L’Ucraina è costretta a rinunciare a Gladyr per infortunio ma riesce a rientrare in corsa con Mykhailiuk, il diciassettenne promesso a Kansas, la Finlandia però è troppo ben organizzata e tutto gira nel verso giusto: oggi Shawn Huff sembra Carmelo Anthony (23 punti e 8 rimbalzi con 9/15 dal campo) e Koponen inventa canestri e assist (14 punti e 9 assist) come raramente se ne sono visti. La circolazione della Finlandia sul perimetro è perfetta e la carica del pubblico la aiuta ad aumentare l’intensità difensiva permettendo così di portare a casa la vittoria. Non sono stati solo Huff e Koponen a colpirmi, anche l’intensità di Murphy (12 punti e 8 rimbalzi) ma soprattutto il gioco di Salin (9 punti, 5 rimbalzi e 4 assist), è stato lui infatti uno dei più presenti da entrambi i lati del campo nell’allungo finale dei finnici. L’Ucraina ha comunque messo in mostra un ottimo basket riuscendo per ben tre volte a ritornare in corsa dopo il parziale dei rivali. Favoloso come sempre Pooh Jeter, autore di 25 punti, 9 assist e 5 rimbalzi, ma soprattutto leader emotivo della squadra, è stato lui infatti a scuotere i compagni dopo l’infortunio di Gladyr e a convincerli che la rimonta era possibile. Ottimo anche Pustozvonov, autore di 14 punti.
In conferenza stampa si è notata la frustrazione degli ucraini che però hanno rassicurato tutti sulla condizione di Gladyr,  dovrebbe infatti esserci contro la Turchia. I finlandesi hanno cercato di liberarsi in fretta perché sapevano che, all’esterno, sarebbero stati accolti dalla marea di tifosi festanti che mentre sto scrivendo non hanno ancora terminato la loro celebrazione.

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Oggi ho frequentato molto la Mix Zone e mi è capitato di incontrare diversi giornalisti che ammiro molto come Daniele Labanti del Corriere di Bologna e Asis Martin de “l Desmarque Bizkaia” e collaboratore per Mundo Deportivo. Parlare di basket con quest’ultimo è stato davvero un grandissimo piacere. Prima di andare a cenare passo a vedere l’allenamento di tiro degli Stati Uniti, loro infatti, a differenza delle altre squadre, si ritrovano sempre a tirare quasi due ore prima della palla a due per poi tornare negli spogliatoi e completare il riscaldamento a partire da quaranta minuti prima della palla a due. Ora però è davvero il momento di mangiare qualcosa, seguire un Mondiale è sicuramente bellissimo ma è dalle dieci del mattino che non tocco cibo e inizio a sentirne la necessità. Devo però fare in fretta, non mi permetterei mai di perdermi anche solo un secondo di Team USA.
Arrivo appena in tempo per la palla a due e devo ammettere che inizialmente ero scettico sulla qualità della gara, avendo ancora in mente Turchia – Nuova Zelanda e i 35 minuti di dominio dei Tall Blacks. Per fortuna Ataman ha fatto a tutti, specialmente agli Stati Uniti, una bella sorpresa. I Turchi sono stati organizzatissimi sotto ogni aspetto e hanno reso la vita durissima agli Stati Uniti restando punto a punto per tre quarti. Ataman ha studiato la gara al meglio chiudendo l’area alle penetrazioni americane e ha poi confuso i ragazzi di Coach K schierando la difesa a zona. Nell’ultimo quarto però Team USA ha mostrato il suo predominio fisico e ha distrutto gli avversari con un impietoso 98-77 grazie ai suoi lunghi più atletici: Faried e Anthony Davis. Faried è stato il chiaro MVP della serata con i suoi 22 punti, 8 rimbalzi, 3 recuperi e 2 stoppate in 27 minuti, una prestazione da standing ovation (che infatti gli è stata tributata), specialmente perché arrivata dal giocatore che nel pre-Mondiale più è stato criticato per il suo adattamento al basket FIBA. Anthony Davis ha poi messo i titoli di coda mostrando le sue disumane abilità atletiche e tecniche. La Turchia ha messo in atto una prestazione di squadra davvero favolosa, tutti hanno fatto la loro parte, da Preldzic ad Akyol, da Savas, ancora protagonista, ad Arslan. Team USA è stata divorata a rimbalzo (34-22) e già questa è una notizia, come è una notizia il fatto che Rudy Gay non abbia preso nemmeno un tiro in dieci minuti di gioco, viste le sue abitudini.
In sala stampa Coach K ha dato spettacolo con battute, frecciatine e conversazioni con i giornalisti, il tutto per confermare che le rockstar sono loro e che perfino una delle edizione mediaticamente meno attraenti di Team USA fa parlare di sé più di chiunque altro.

Dopo qualche battuta con un paio di giornalisti turchi mi rendo conto che devo tornare a casa se voglio dormire almeno qualche ora e evitare di farmi chiudere (di nuovo) dentro al palazzetto quindi mi dirigo verso il centro della città. Si conclude così il mio secondo giorno alla FIBA World Cup 2014. Sono ancora più stanco di ieri ma, se possibile, più soddisfatto. Inoltre domani è il giorno libero quindi, se tutto va bene, potrò finalmente dormire un po’. Ciao Bizkaia Arena, ci vediamo martedì.

Foto: Tiziano Caffi