FIBA World Cup – Diario di viaggio: Bilbao, giorno 5

Dal nostro inviato a Bilbao, Claudio Pavesi

Nuovo giorno, nuova corsa contro il tempo alla FIBA Basketball World Cup, anche oggi infatti viene mantenuto il format con le partite ravvicinate, come ieri. Oggi sono più stanco del solito, ieri infatti, alla fine della giornata alla Bizkaia Arena, mi sono imbattuto in una miriade di finlandesi per le strade di Bilbao così, tra due chiacchiere e una birra, si è fatta rapidamente un’ora piuttosto tarda. E’ risaputo, gli italiani si riconoscono ovunque, specialmente se si trovano in mezzo a un gruppo di finlandesi biondi e alti in media un metro e novanta, è così che ho incontrato un gruppo di ragazzi napoletani arrivati a Bilbao per cominciare l’Erasmus, cosa che ha ulteriormente posticipato il mio rientro in casa.

Con due occhiaie grosse come l’apertura alare di Anthony Davis mi fiondo alla Bizkaia Arena e, dopo i saluti ai giornalisti conosciuti in questi giorni, arrivo nella mia postazione, sempre la solita, a cui ormai sono molto affezionato, per vedere la prima partita della giornata: Nuova Zelanda – Ucraina.
FotuDavanti a un pubblico piuttosto esiguo per le medie di questi giorni ma allo stesso modo caldo, va in scena una partita non particolarmente intensa, l’Ucraina infatti ha già molte possibilità di passare il turno, mentre quelle della Nuova Zelanda sono vicine allo zero, a meno che una netta vittoria dei Tall Blacks non rimescoli le carte in tavola.
In una partita dai ritmi bassi e non particolarmente eccitante la Nuova Zelanda ha portato a casa la sua prima vittoria in Spagna con il risultato di 73-61 mostrando di essere una delle squadre più atletiche e dinamiche del Mondiale. L’Ucraina ha già di per sé dei lunghi molto statici, inoltre ha dovuto giocare nuovamente senza Gladyr per l’infortunio rimediato nella seconda partita del girone e di conseguenza si è trovata a giocare la seconda partita in due giorno con un uomo in meno in rotazione dato che l’uomo in più, Mykhailiuk, non gioca mai più di 8 minuti. Come detto altre volte, il gioco della Nuova Zelanda è strano e frenetico: i lunghi sono sempre lontani dal canestro, i piccolo corrono moltissimo sul perimetro e gli avversari sono costretti a passare su un’infinità di blocchi, capite anche voi che, considerando ciò che ho detto sull’Ucraina poco fa, le possibilità per i ragazzi di coach Fratello di stare dietro al ritmo dei Tall Blacks erano ben poche, ecco perché la netta vittoria dei neozelandesi ha meritato la standing ovation finale. Nella partita va segnalato un favoloso Kirk Penney, playmaker di 33 anni, da 17 punti e 7 rimbalzi (miglior realizzatore e rimbalzista), il miglior assistman è stato invece l’ala grande Casey Frank con 4. Ora capite perché tutti definiscono unico il loro modo di giocare? MVP della gara è stato il giovane Isaac Fotu, autore di 10 punti e 10 rimbalzi in 25 minuti intensissimi.
In sala stampa e in Mix Zone è stato proprio coach Mike Fratello il primo a fare i complimenti ai Tall Blacks ma non ha avuto problemi a evidenziare i problemi della sua squadra puntando il dito sulla mancanza di intensità, specialmente nella lotta sotto i tabelloni visto l’impietoso risultato ai rimbalzi: 48-25 per la Nuova Zelanda.

La conferenza stampa di Nuova Zelanda – Ucraina finisce proprio dieci minuti prima della partita tra Finlandia e Turchia: le due squadre con le tifoserie più calde sono pronte per sfidarsi. Ormai però sono entrato in ritmo e nel frattempo riesco anche a strappare delle interessanti parole a un membro dello staff finlandese che riporterò a breve in un articolo apposito. Ora però c’è Finlandia – Turchia. Nella partita conclusasi con la vittoria turca per 77-73 all’overtime va in scena una partita particolare, piuttosto lenta e divisa in due fasi: la prima dominata dalla Finlandia, e la seconda con la rimonta Turca. Nella prima parte la Finlandia ha visto il canestro grande come una vasca da bagno come dimostra l’8/15 da tre punti. Nel secondo tempo la Turchia è tornata sotto pur giocando una brutta pallacanestro, i Finlandesi infatti non sono riusciti a trovare il canestro con la stessa facilità e, presi dall’ansia della rimonta avversaria, hanno commesso molti errori banali e molte palle perse evitabili. La tripla del pareggio di Akyol a quattro secondi dalla fine è l’highlight della serata ma per il resto gli uomini di Ataman non dovrebbero essere particolarmente felici di come hanno giocato. I più determinanti della serata sono stati Asik (22 punti e 8 rimbalzi), nonostante una prestazione orribile ai liberi, e Koponen, autore di 17 punti, 5 rimbalzi e 5 assist.
In conferenza stampa e in Mix Zone è andato in onda il vero dramma finlandese: in Mix Zone i giocatori si sono gentilmente prestati alle domande di tutti ma si vedeva tutta la loro tristezza, la rassegnazione per aver perso una partita in cui non sono mai andati in svantaggio per 41 minuti. Tutti hanno detto che bisognava “andare avanti” ma le facce dicevano ben altro. Coach Dettmann ha risposto a domande istituzionali parlando del fatto che ha preferito preservare la differenza canestri piuttosto che fare fallo sistematico nell’overtime ma è arrivato poi alla parte più emotiva della conferenza stampa. Il coach finlandese ha dichiarato che questa sconfitta non avrebbe distrutto i loro cuori ed è arrivato quasi alle lacrime parlando dei tifosi e di quello che questo Mondiale significa per il movimento del basket finlandese ma si è comunque vista tutta la sua forza e la sua convinzione quando ha chiuso dicendo “ma il nostro obiettivo resta quello di superare il turno e ce la faremo”.
Lo ammetto, dopo la conferenza stampa della Finlandia mi sono preso un attimo per riflettere sulle parole di Dettmann. In occasioni come queste spesso capita di vedere giocatori e allenatori usare parole di circostanza o comunque in cui non credono totalmente per risultare più “politicamente corretti” ma Dettmann si è letteralmente sfogato con la stampa, proprio come avrebbe potuto fare nel buio della sua stanza d’albergo, e lo ha fatto in una maniera sufficientemente elegante e intelligente da farne uscire una bella conferenza stampa. Decisamente un momento che ricorderò.

Dopo questo mio momento di riflessione e una corsa al self service per mangiare qualcosa mi dirigo verso la mia postazione ma ecco che incontro Brian Mahoney, importante penna di Associated Press. Imbarazzato e timido come un bambino che incontra Babbo Natale, mi presento e gli dico semplicemente di apprezzarlo moltissimo come giornalista. Di più non riesco a fare. Mi congeda con un sorrisone e un ringraziamento giusto in tempo per l’inizio della partita tra Team USA e la Repubblica Dominicana.
ADLa partita ha di per sé poco da dire, la Repubblica Dominicana avrebbe normalmente possibilità quasi nulle contro gli americani ma oggi deve anche rinunciare a Francisco Garcia, infortunatosi ieri alla caviglia, e per questo sembra chiaro fin da subito che l’unico motivo per cui i giocatori scendono in campo sarà lo spettacolo. L’incontro si conclude 106-71 per Team USA ma quello che si ricorderà saranno le stoppate di Anthony Davis (10 punti, 7 rimbalzi e 5 stoppate), gli alley oop di Faried (16 punti e 6 rimbalzi) e le schiacciate di Cousins (13 punti, 5 rimbalzi e 6 recuperi con 5/5 dal campo). Anche la squadra di coach Antigua non ha sfigurato con le giocate spettacolari di Liz (15 punti) e Sosa (9 punti e 4 assist). Una cosa che mi è piaciuta della Repubblica Dominicana è che non ha regalato nulla, anche quando perdeva palla a centrocampo regalando un contropiede a Team USA non ha infatti mai permesso agli americani di schiacciare facilmente, anzi piuttosto si caricava di un fallo antisportivo. Gli Stati Uniti hanno mostrato invece la loro mentalità “spettacolo-centrica” con cui deliziano il pubblico e demoliscono mentalmente gli avversari: a ogni fallo dominicano a centrocampo per fermare un contropiede, come detto poco fa, la panchina gridava al giocatore che aveva subito il fallo di andare a schiacciare lo stesso. Il risultato è stato una sorta di Slam Dunk Contest interno alla partita.
Oggi decido di non recarmi in sala stampa per la conferenza, le risposte di Team USA infatti iniziano a essere un po’ troppo ripetitive e di conseguenza voglio provare a intervistare qualcuno in Mix Zone. Mi apposto con l’ormai mio nuovo amico Chris Kudialis dello Charlotte Observer e attendiamo l’arrivo di Anthony Davis e Rudy Gay. L’attesa è lunga e nel frattempo parliamo del basket europeo, di basket italiano e di Gigi Datome, giocatore molto conosciuto da Chris dal momento che spesso ha seguito i Pistons da molto vicino. I giocatori arrivano ma ovviamente ci vengono “rubati” dai giganti del giornalismo come ESPN e NBA TV quindi ci resta la possibilità di fare solo un paio di domande ma onestamente vi va più che bene così, mi trovo a due centimetri da Davis (Gay viene intervistato da Chris) e non avrei pensato a nulla di meglio per la mia spedizione Mondiale. La sua mano è grossa come il mio torace quindi sono un po’ inquietato ma comunque mi decido a parlargli. Parliamo del suo nuovo compagno di squadra Omer Asik, anche lui impegnato a Bilbao: “Gli ho parlato solo per pochi minuti prima della partita. Ovviamente non so se il coach vorrà farci giocare insieme o no, di sicuro siamo due giocatori che amano competere, Asik sa difendere ed è un gran rimbalzista, di sicuro aiuterà molto me e il resto della squadra sotto ogni aspetto nella prossima stagione. Ogni anno l’obiettivo è quello di raggiungere i Playoffs e quest’anno possiamo puntarci senza aver paura di nessuno”. Poi abbiamo parlato del suo ruolo da leader all’interno di Team USA nonostante la giovanissima età: “E’ un’opportunità enorme per me per imparare cose nuove dalle altre star presenti in squadra e ovviamente da un allenatore come Coach K. Qui posso davvero imparare come essere un leader sotto ogni aspetto e usare poi questa esperienza anche in NBA, per questo sono davvero felice di essere qui”.

Se un mese fa mi avessero chiesto com’è finire una giornata al Mondiale di basket intervistando Anthony Davis non ci avrei creduto quindi capisco che forse è meglio andare a dormire perché meglio di così non mi può proprio andare. Devo essere pronto per domani: è l’ultimo giorno di partite e non vedo l’ora di vedere come andrà a finire il Girone C.

Foto: Tiziano Caffi / Claudio Pavesi