Folgaria Day 6, le 5 cose che ho imparato

Penultimo giorno di permanenza qui a Folgaria, e ultime sessioni di allenamento da seguire per cercare di derivare qualche riflessione di qualsivoglia carattere. Diversi gli spunti offerti dal lavoro degli Azzurri anche oggi, tra qualche elemento nuovo e, purtroppo, una pesante defezione. Andiamo a fare il punto della situazione con le consuete “Cinque cose che ho imparato”.

L’introduzione della difesa. Dopo sei giorni quasi completamente dedicati allo sviluppo del gioco offensivo, da ieri lo staff tecnico sta cercando di implementare allo stesso modo anche la difesa, in particolare la difesa di squadra e la comunicazione tra i giocatori, punti critici e di apprensione per coach Pianigiani e i suoi assistenti. Le esercitazioni proposte sono state eseguite ancora ad una velocità ridotta, proprio per cercare di introdurre e interiorizzare al meglio i movimenti e le situazioni che si proporranno dal prossimo torneo di Trento in poi. In particolare l’enfasi è stata posta sui close out e sul costante movimento dei giocatori ad andare a chiudere sulla palla. Bisogna ancora  migliorare, ma a questo livello anche un giorno di lavoro in più può fare la differenza. Ci aspettiamo segnali positivi già da domani.

Bye bye Daniel. È di qualche minuto fa la notizia della defezione di Daniel Hackett, che ha fatto sapere allo staff tecnico e ai vertici federali di non riuscire a recuperare dagli infortuni del campionato e quindi di non essere disponibile a far parte della selezione che parteciperà all’Eurobasket. Sicuramente non una buona notizia per coach Pianigiani, che deve già fare i conti con i tanti acciacchi dei lunghi (Cusin ha recuperato, Gigli è pronto a metà e Polonara non ha ancora fatto un allenamento completo) e che probabilmente pensava di poter fare affidamento almeno sull’ex leader di USC. L’assenza di Hackett ci toglie aggressività dal palleggio, forza fisica e atletismo, tutte caratteristiche che avrebbero fatto comodissimo visto il già scarso tonnellaggio degli Azzurri, e per questo sarà difficilissimo da poter rimpiazzare. Come principale candidato a prendere il posto di DH tra i 12 puntiamo il nostro classico euro su Daniele Cavaliero, utilissimo per il tiro mortifero e le doti di agonista.

Datome è già in “modalità Pistons”. Tutti i giocatori europei che militano in NBA sono accomunati da una caratteristica: si distaccano di una o due spanne da compagni e avversari per il mix di qualità tecniche e fisiche. Se qualcuno avesse scommesso due o tre anni fa su Datome in NBA probabilmente sarebbe stato come minimo guardato male. E invece, come per magia, con la firma per i Pistons, Gigi ha affinato ancora di più le sue già straordinarie qualità. Osservarlo in campo per come si muove e per come abbia l’incredibile potere di decidere quando segnare a proprio piacimento ci rassicura per le sorti azzurre a settembre. Oltre alle già note qualità offensive però Datome si sta mettendo in evidenza anche per insospettabili doti di difensore intenso e preciso sulla palla, ad ennesima testimonianza che il prossimo sarà un anno pieno di soddisfazioni per l’ex romano.

Daniele Magro, destino segnato, futuro splendente. Così come per Riccardo Moraschini, anche Daniele Magro lascerà il gruppo dopo la fase di preparazione, ma i segnali che sta trasmettendo in questo ritiro trentino sono molto incoraggianti per la sua squadra di club, la Reyer Venezia, che alla ripresa della stagione troverà un giocatore molto cresciuto rispetto alla stagione passata. Magro è un pivot di buona stazza per il campionato italiano, sta migliorando a livello difensivo (dove ha ancora margini di miglioramento), ma è in attacco che dà il meglio di sé, con un tiro dalla media distanza ormai assimilato e due o tre movimenti spalle a canestro piuttosto semplici ma al tempo stesso efficaci. Puntiamo su di lui per il 2014.

Beli, non si vive di solo tiro. Marco Belinelli è chiamato, ogni qualvolta veste la maglia della Nazionale, ad elevare il proprio livello di gioco rispetto a quando gioca nella NBA. Ha più possessi a disposizione, quindi più responsabilità, più tiri e più minuti. Tutti si aspettano che faccia sempre 20 punti, ma durante questo ritiro abbiamo notato una sorta di “maturazione” nel suo gioco. Qualche volta tende ancora a fermare troppo la palla e a voler risolvere tutto da solo, ma c’è anche il lato positivo: l’annata con i Bulls, squadra tra le migliori a livello difensivo dall’altra parte dell’Oceano, lo ha trasformato in un arcigno difensore, almeno sulla palla, e ha capito che se le squadre si concentrano nel marcare lui può dare sfogo ai suoi ottimi istinti di passatore per liberare i compagni. In questi giorni lo abbiamo visto spesso eseguire passaggi dietro la schiena, no look in penetrazione ed aperture chirurgiche che sinceramente non ci saremmo aspettati di vedere. Un Belinelli passatore può essere uno degli elementi chiave che determineranno il successo dell’Italia all’Eurobasket.