Gasol-Navarro-Calderon, il canto del cigno per bissare il Mondiale del 2006

I Mondiali sono quasi alle porte e la Spagna procede nella sua perfetta preparazione, mentre gli USA perdono pezzi importanti (tra infortuni e rinunce) e le altre partecipanti non sembrano essere al livello di partenza di spagnoli e statunitensi. Da tenere d’occhio, comunque, le solite note (Grecia, Francia, Lituania, Serbia e Argentina), mentre una sorpresa importante potrebbe arrivare dalla Slovenia. In tutto questo, è innegabile che il pronostico più realistico per la finale in programma il 14 settembre veda Spagna e Team USA a contendersi l’oro, a patto che entrambe vincano i rispettivi Gruppi (A per la Spagna, C per gli Stati Uniti). Potrebbe essere la 4° volta che le due rappresentative nazionali si incontrano in una Finale di un torneo intercontinentale (le tre precedenti furono le Finali Olimpiche di Los Angeles 1984, Pechino 2008 e Londra 2012, in cui Team USA ha sempre prevalso sugli spagnoli), ma questa volta la Spagna potrebbe avere, più che mai, la possibilità di sconfiggere gli statunitensi e bissare il successo giapponese del 2006.

Il roster spagnolo è stato già definito ed è di primissimo livello, ma tra i giocatori spagnoli tre in particolare potrebbero guidare la nazionale alla conquista del 2° Mondiale: Pau Gasol, José Manuel Calderòn e Juan Carlos Navarro. I 3 veterani furono tra i protagonisti del successo giapponese, specialmente Pau Gasol che fu nominato MVP della competizione e concluse con statistiche eccezionali (21.3 punti, 9.4 rimbalzi e 2.4 stoppate di media) e sono l’ossatura della Spagna da quando Garbajosa si è ritirato dalla nazionale. Proprio nel Mondiale di casa, insieme a un cast di supporto di primo livello, i tre tenori hanno la possibilità di vincere un altro mondiale, probabilmente il loro ultimo. Ciò dipenderà da vari fattori, interni ed esterni.

1) LE ASSENZE DI TEAM USA. Non me ne voglia nessuno se comincio parlando degli statunitensi, ma con George e Durant, a prescindere dagli altri 10 che sarebbero stati selezionati, gli USA sarebbero stati tutta un’altra squadra. A mio parere rimangono i favoriti d’obbligo, ma manca un vero leader (quale sarebbe potuto essere Durant) e non si può certo dire che la propensione difensiva sia altissima. Certo, Curry in una competizione così può viaggiare a 30 di media spezzando tutte le difese a zona, mentre una coppia di lunghi Davis-Cousins riuscirebbe a dominare senza problemi sotto i tabelloni. Eppure, se è vero che i trofei si vincono con difesa e leadership, credo che oggi più che mai la Spagna abbia qualche possibilità di impensierire la squadra allenata da Coach K, per la vittoria finale.

2) ORGOGLIO NAZIONALE. Sembra uno di quei discorsi più scontati del seno rifatto delle veline, eppure va considerato eccome. Non è un mistero che giocando in casa si trovino quelle motivazioni extra che, a volte, permettono di colmare lacune tecniche o mentali, che permettono di gettare il cuore oltre l’ostacolo e di non avere alcun timore reverenziale verso avversari che magari stanno scrivendo pagine importanti nella NBA. Gli spagnoli lo sanno bene e preparano tutto meticolosamente, dall’inno all’organizzazione degli impianti sportivi fino allo storico sponsor San Miguel, marchio di birra che, a differenza di quanto si possa credere, ha solamente radici spagnole, ma è stato fondato a Manila (Filippine) ed vede oggi anche una quota di proprietà giapponese.

3) RIVINCITA DI RICKY RUBIO. Se il terzetto Gasol-Navarro-Calderòn probabilmente sta per chiudere la sua esperienza nazionale, il play è chiamato al riscatto dopo il deludente europeo del 2013, prima di poter diventare l’uomo franchigia dei T’Wolves. A dire la verità, con la maglia della selezione spagnola Rubio non ha mai dominato come saprebbe fare, forse anche per il modo in cui ha sempre giocato la squadra o forse per la spietata concorrenza nel reparto (Calderòn, Rodriguez e Llull hanno sicuramente più leadership ed esperienza). Il Mondiale casalingo è l’occasione giusta per Rubio di dimostrare di essere pronto a diventare un leader che possa condurre una squadra alla conquista di un trofeo. Chiaramente, molto dipenderà da quanto la Spagna avrà voglia di esaltare le caratteristiche del play classe 1990, che si esprime al meglio specialmente nel gioco in transizione: in questo vedrei meglio Rudy Fernandez da guardia quando in campo c’è Rubio, poiché Navarro tende ad accentrare e rallentare il gioco.

4) TABELLONE OSTICO. La Spagna è inserita nel Gruppo A, in cui figurano anche Serbia, Egitto, Iran, Brasile e la Francia campione d’Europa in carica (che non potrà contare su Tony Parker, ma avrà comunque a disposizione Batum, Diaw, De Colo, Lauvergne e Pietrus, solo per citarne alcuni). Se escludiamo Team USA, Grecia e Lituania, la Spagna incontrerà subito due squadre che potenzialmente sono da Top 8 della competizione (Serbia e Francia), più una mina vagante come il Brasile (in cui figureranno Varejao e Splitter) e potrà subito testare le sue ambizioni di titolo. Inoltre, il tabellone del torneo non è benevolo con i padroni di casa, visto che in caso di qualificazione (indipendentemente dalla posizione finale dopo le prime 5 partite), le qualificate del Gruppo A affronteranno le qualificate del Gruppo B (quello di Argentina, Croazia, Grecia, Porto Rico, Senegal e Filippine) fino alle semifinali, dove potremmo assistere a un match tra Spagna e Grecia (nel caso in cui gli ellenici si qualificassero come 1° o 3° del Gruppo B). Insomma, il tabellone è davvero ostico per gli spagnoli, mentre quello di Team USA vedrà solo Lituania e forse Turchia come potenziali ostacoli.

5) FATTORE NAVARRO. Non si offenda nessuno, vista la mia naturale propensione allo sbavamento quando si parla di Re Juan Carlos, ma la presenza della guardia è manna dal cielo a livello di esperienza e gestione dello spogliatoio. Stiamo parlando di uno dei migliori giocatori europei in circolazione, forse in fase calante fisicamente e un po’ appannato al tiro, ma pur sempre un elemento imprescindibile, capace di risolvere da solo molte situazioni. Il mio auspicio è di vedere un Navarro che si metta al servizio della squadra come ha sempre fatto con la casacca della Nazionale, cercando di sfruttare più le sue doti di assist-man che quelle di realizzatore puro, ovviamente senza disdegnare le classiche triple in uscita dai blocchi e i classici floater a una mano dalla linea del tiro libero.

6) L’ASSENZA DI MIROTIC SI FARA’ SENTIRE. Un aspetto che potrebbe pesare negativamente sul cammino spagnolo al prossimo Mondiale potrebbe essere l’assenza di Nikola Mirotic: il neo Chicago Bulls ha perso il ballottaggio con Serge Ibaka, visto che il regolamento permette di portare solo un naturalizzato. L’assenza dell’ex Real Madrid si farà sentire, specialmente per la versatilità che può garantire (Mirotic può tranquillamente giocare anche da 3 all’occorrenza) e per le doti tecniche che possiede. Sarebbe stato interessante riproporre i 3 quinti del quintetto che giocava a Madrid la scorsa stagione con grandissimi risultati (Rodriguez, Fernandez e Mirotic), soprattutto per vedere quanto il giovane avrebbe potuto rendere dopo la consacrazione ottenuta nell’ultima Euroleague (12.4 ppg e 4.6 rpg col 46% da 3 punti di media). La Spagna non è certo scoperta nel ruolo di “ala grande”, poiché può schierare entrambi i Gasol (con Pau da 4 e Marc da 5), ma Mirotic avrebbe sicuramente allungato la panchina. Eppure, Ibaka era una scelta imprescindibile per competere con i centri presenti al Mondiale, specialmente quelli di Team USA. Vedremo se la scelta pagherà, ma sembra comunque obbligata per bilanciare al meglio il roster.

Abbiamo esaminato 6 diversi fattori (tra pro e contro) che potrebbero caratterizzare il percorso spagnolo durante il Mondiale ormai alle porte: personalmente, credo che Team USA resti un gradino sopra tutte le altre, nonostante le assenze e le rinunce eccellenti (ultima in ordine di tempo, come già detto, quella di Kevin Durant), ma la Spagna ha davvero la possibilità di conquistare la vittoria finale e vedere il trio Gasol-Calderòn-Navarro alzare (probabilmente) l’ultimo trofeo con la camiseta roja-amarilla.