Gli arbitri italiani in Europa: profeti anche in patria?

L’Eurolega ha reso noto nella giornata di ieri i nomi degli otto super-fischietti che dirigeranno le gare delle Final Four di Londra, fra i quali, per il secondo anno consecutivo, troviamo ben due arbitri del nostro campionato: l’ormai abbonato Luigi Lamonica e l’esperto Guerrino Cerebuch.

Curiosa sorte quella degli arbitri nostrani, da sempre apprezzati e stimati a livello internazionale, ma il cui prestigio, soprattutto negli ultimi anni, per un verso si sta legando agli insuccessi sportivi dei nostri club –si consideri che lo scorso anno non vi erano Greci fra i designati per l’atto finale dell’Eurolega e quest’anno non vi sono Spagnoli, per ovvie ragioni-, per l’altro paia quasi bilanciare la sfiducia e direi l’amarezza che aleggia attorno all’ambiente arbitrale italiano nel nostro Paese, ricco di controversie e lotte intestine.

Lamonica e Cerebuch, freschi dell’esperienza olimpica vissuta insieme, rappresentano, a livello europeo, la punta di diamante di una scuola arbitrale evidentemente riconosciuta: se loro fanno parte di questo gruppo di otto “eletti”, non meno interessanti sono le recenti designazioni di Sahin –l’anno scorso con Lamonica ad arbitrare CSKA-Olympiakos- per la finale di Eurocup e del più giovane Lanzarini per le Fiba Final Four di Eurochallenge, oltre alle designazioni ormai divenute abituali in Eurolega dei vari Taurino, Chiari, Mattioli.

Per Lamonica, si sarà capito dalle premesse, parliamo di un ritorno quasi scontato: per lui terza Final Four consecutiva, dopo due finali arbitrate, evento in cui è diretto successore di Facchini, che nel 2010 ne arbitrò la “finalina” per il terzo posto. Proprio dopo l’abbandono di quest’ultimo, l’Abruzzese è indubbiamente il fischietto italiano più autorevole e riconosciuto, con all’attivo due Olimpiadi (2008, semifinale maschile e femminile; 2012, semifinale maschile) e una finale mondiale nel 2010. Riguardo a Cerebuch il discorso è sicuramente un po’ diverso: parliamo di un arbitro giunto quasi a fine carriera, ma che proprio a questo punto si è tolto gli sfizi più prestigiosi: semifinale femminile alle ultime Olimpiadi e ora Final Four di Eurolega.

Insomma, esperienza e autorevolezza sembrano essere le chiavi per la scelta di questi due nomi italiani che comporranno un quarto della formazione arbitrale a Londra. Resta tuttavia un dubbio agli osservatori, o quanto meno a noi: come si concilia questo riconoscimento internazionale con la situazione arbitrale interna al nostro campionato? Non entriamo nei dettagli, ma pare abbastanza evidente a tutti che la soluzione di quest’anno delle fasce arbitrali non ha convinto molto, proprio per le basi su cui poggiava innanzitutto, ovvero su un compromesso traballante fra FIP e associazione arbitrale (AIAP). Il risultato paradossale –fra i molti- è stato vedere alcuni fra gli arbitri sopra citati promossi e poi retrocessi o viceversa, in una continua osmosi fra prima e seconda fascia, sicuramente destabilizzante anche e soprattutto per un punto cruciale della personalità dell’arbitro: l’autorevolezza, di cui sopra abbiamo accennato. Lungi da noi esprimere giudizi di merito, ma allo stato delle cose, dopo l’ultimo rinnovo delle fasce, troviamo proprio i nomi di Sahin, Chiari e Mattioli nel secondo blocco, quasi paradossale in base a quanto appena detto. Le possibilità sono due: o hanno ragione in “Europa” e scelgono i migliori, mentre noi li affossiamo, oppure il nuovo sistema di valutazione (quello Facchini-Teofili) è efficiente e oggettivo, pronto perciò a punire anche i “grandi nomi” se sbagliano.

Per chi scrive entrambe le tesi sono sullo stesso piano e quello che ci si pone è realmente un interrogativo, senza malizia. L’unica speranza è questa: che non si faccia, anche per l’arbitraggio, ciò che spesso si fa in Italia, ovvero deprimere in patria chi poi all’estero viene riconosciuto in termini di valore. Che due fischietti nostrani siano giunti a tale livello è una vittoria di una parte del basket italiano, che da un lato ci auguriamo sia valorizzata dallo stesso movimento arbitrale, dall’altro che non resti un successo limitato a questo settore, ma che negli anni futuri si estenda anche –e soprattutto- ai nostri club.

FOTO: Federico Rossini