Gli sceicchi del PSG puntano al basket. Sarà riscatto per il movimento francese?

Nicolas Batum, Tony Parker, Joakim Noah, Ian Mahinmi, Ronny Turiaf. Sono solo alcuni dei nomi di giocatori francesi che sono riusciti in qualche modo a lasciare un segno. La preparazione tecnica e il talento dei rappresentanti dei Galletti a livello individuale non è mai stata in dubbio. I transalpini infatti sono mediamente ben preparati a livello di fondamentali, e sono spesso dotati anche da un punto di vista fisico-atletico, comprendendo un mix di abilità difficilmente pareggiabile dalla maggioranza dei colleghi europei. Eppure il basket francese a livello di club negli ultimi anni non è riuscito ad essere incisivo in alcun modo. La favola del Nanterre, squadra che da neopromossa in Pro-A (la massima lega francese) è riuscita a vincere il campionato è svanita piuttosto in fretta quando è venuta a confrontarsi con il livello di competizione da Eurolega, nonostante qualche buona prestazione e la vittoria ottenuta contro Siena all’interno del primo turno della massima competizione per club.

Nel calcio il modo più semplice per passare dalla mediocrità al successo è convincere uno sceicco qualunque che vale la pena investire nella squadra della propria città. Il Paris St. Germain, puntando tutto sul fascino poetico, economico e politico della capitale francese è riuscito a persuadere la famiglia Al Khelafi, e in particolare il signor Nasser, a rilevare la proprietà del club, che in pochi anni è ritornato ai vertici della Ligue 1 e d’Europa, tramite l’acquisto di campioni affermati e al rinnovamento totale della struttura societaria e imprenditoriale. Dove arrivano gli sceicchi tendono a fare così: prendono ciò che di buono offre la storia e la tradizione e lo reinventano, creando prodotti quasi sempre vincenti, e destinati ad imporsi nel tempo.

L’ultima idea dei magnati Al Khelafi è quella di “diversificare il prodotto”, come direbbero gli esperti di marketing, e quindi sbarcare nel mondo del basket tramite l’acquisto della società parigina di Paris-Levallois, squadra che attualmente occupa l’esatta metà della classifica (si trova all’ottavo posto), per trasformarla in una potenza cestistica anche a livello europeo. Levallois è una società da sempre molto attenta rispetto ai giovani, ed è infatti da qui che è nato l’ultima grande speranza del basket francese, il playmaker Andrew Albicy, classe 1990, sul quale erano riposte grandissime aspettative finora disattese, ma è riuscito comunque a costruirsi una solida carriera all’interno della squadra capitolina della quale è uno dei simboli indiscussi. Oltre al nazionale transalpino Paris-Levallois è in tutto e per tutto una squadra di medio livello, con qualche punta di talento come l’ex Tar Heel Sean May e la guardia Daniel Ewing, ma nulla di più.

Il piano degli sceicchi sarebbe quello di mettere a disposizione un budget di dieci milioni di euro per rifondare completamente il lato sportivo, spostando la squadra nella corposa arena di Bercy, un palazzo da 17.500 posti che ora come ora ospita i grandi concerti e un Master 1000 del circuito ATP di tennis. La nuova sede potrebbe in qualche modo rappresentare un rischio, in quanto i tanti posti disponibili andrebbero riempiti, e dunque si renderebbe necessaria una campagna acquisti faraonica, che possa portare campioni in grado di muovere grandi folle e portarle a palazzo per risollevare l’immagine della squadra, che a quel punto si renderebbe leader dell’intero movimento cestistico francese.

L’operazione prospettata dagli sceicchi sembra simile, anche se in proporzioni ancor più estese, a quella effettuata dal Bayern Monaco qualche anno fa. La sezione basket della società infatti era riuscita a vincere campionati e trofei durante gli anni Ottanta, salvo essere poi cancellata dal management del club monegasco che aveva preferito puntare tutto sul calcio. Come detto è di qualche anno fa la decisione di tornare a dettare legge entro i confini teutonici, e possibilmente anche oltre. Così, tramite l’arrivo di un allenatore esperto come coach Dettman in panchina, e l’acquisto di giocatori solidi e di grande esperienza anche europea come Sharrod Ford e Chevon Troutman, il Bayern si è risollevato ed è tornato in pompa magna. Oltre al gruppo americano (al quale si sono aggiunti in estate Deon Thompson e John Bryant) la squadra si fonda anche sul nucleo della nazionale tedesca, formato da elementi in grande crescita come Heiko Schaffartzik, ma soprattutto Robin Benzig (talento che sembra finalmente sul punto di esplodere) e Yassin Idbihi. Il Bayern ha saputo dunque cogliere i migliori frutti del campionato locale, e così facendo si è assicurato una stagione fin qui molto soddisfacente, che ha sicuramente come picco il raggiungimento delle Top 16, nelle quali la squadra sta lottando per passare il turno in un girone che comprende CSKA, l’imbattibile Real di quest’anno e Maccabi Tel Aviv.

L’idea degli sceicchi sembra puntare ancora più in alto: non si tratterebbe dunque di prelevare soltanto il meglio del basket francese, ma con un budget così alto l’obiettivo chiaro è quello di puntare ai migliori giocatori in Europa, proprio come fatto con il Paris St. Germain. Il lato tecnico farebbe da trampolino di lancio a quello manageriale ed economico, piano sul quale gli emiri hanno dimostrato ampiamente di saperci fare, trasformando la squadra capitolina in una società dal respiro internazionale, che possa lottare alla pari con i migliori club al mondo. L’esperimento Bayern è a metà dell’opera, e i segnali fin qui sono positivi; quello degli sceicchi attende l’ufficialità e la firma delle carte, ma con una così grande disponibilità economica all’interno di un mercato più piccolo come è quello del basket, non c’è limite a quello che il basket francese potrebbe riuscire a realizzare anche lontano dalle gesta della Nazionale.