Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare “La Bomba”

Per i più giovani, o per chi non ama il genere, il titolo di questo articolo ricalca fedelmente il titolo del film di Stanley Kubrick del 1964, vero capolavoro nel suo genere, visto che trattava di una possibile guerra nucleare proprio nel periodo in cui la Guerra Fredda era al suo apice (si era appena risolta la questione della crisi missilistica di Cuba, cui Bob Dylan dedicò la canzone “Cuban Missile Crisis”). Il fatto è, che io non mi sono innamorato dell’ordigno nucleare, bensì di un altro tipo di “Bomba”: quella che nasceva il 13 giugno 1980 a Sant Feliu de Llobregat, un comune catalano distante 10 km da Barcellona. Già, perché da quel giorno il basket avrebbe avuto un nuovo, magnifico, trepidante interprete; un giocatore che lascerà ai posteri un’eredità cestistica inestimabile e, forse, irripetibile.

Lo devo ammettere, il basket non era uno sport che amavo, forse perché la ragazza che mi piaceva tra scuole medie e superiori fu conquistata proprio da un cestista, o forse perché il pregresso atletico pallavolistico non poteva portarmi ad apprezzare uno sport così diverso, per regole e tradizioni. Anzi, quasi detestavo uno sport incomprensibile, in cui 5 giocatori si “sbattono” su un parquet per mettere un pallone in un canestro, a volte senza far nemmeno sibilare quella retina, essenza di chi di ruolo fa la guardia tiratrice. Eppure, un giorno tutto cambiò, quando vidi questo video.

La qualità non era nulla di eccezionale e non sapevo nemmeno cosa significassero le sigle “NO” e “MEM”, ma vedere quel giocatore con la canotta bianca e la scritta Grizzlies che sovrastava un bluastro numero 2 cambiò per sempre la mia concezione di questo sport. Il giocatore era un certo Juan Carlos Navarro, la partita era New Orleans-Memphis del 16 novembre 2007 (120-118 il finale) e lo spettacolo era da leccarsi i baffi, persino per un ignorante della materia, come me. 8 canestri realizzati da dietro un arco bianco, su 9 tentativi; 28 punti totali e tanta, tanta poesia in una sola partita. Per curiosità rividi interamente quel match, con i 40 punti di David West e i 17 rimbalzi di un giovane Tyson Chandler; con gli assist di Chris Paul e la classe di Peja Stojakovic; con l’imbarazzante dominanza di un Pau Gasol che avrebbe dominato una lega, di cui ancora non sapevo praticamente nulla. Tuttavia, a me interessava solo capire chi fosse quel ragazzo con la canotta numero 2 e due violini al posto delle mani. Mi interessava scoprire che ruolo fosse quello in cui un ragazzo, che mi era subito sembrato fisicamente inferiore, come stazza e velocità, rispetto agli altri, riusciva a dominare una partita in cui faticavo persino a comprendere il criterio con cui si assegnassero i punti. Da quel giorno, la mia conoscenza su questo fantastico sport si è notevolmente arricchita, grazie a un lavoro costante di aggiornamento e ricerca, di confronto da bar e dialogo con esperti del settore; il mio amore per una palla a spicchi è cresciuto esponenzialmente, quanto cresceva la mia voglia di abbandonare i vari Diablo (ricordate il bellissimo gioco della Blizzard?), Playstation e calcio per imparare, con la bramosia di conoscenza che nemmeno i bambini appena nati hanno.

Sono passati quasi 7 anni e, oggi, mi trovo a scrivere e parlarvi di basket come se lo masticassi da sempre: tutto ciò lo devo proprio al colpo di fulmine verso un giocatore che ha cambiato la mia vita sportiva, decisamente in meglio. Non è mia intenzione ripercorre le gesta sportive o le vittorie di Navarro, poiché il mio obiettivo è quello di farvi capire che nella vita si può aprire la mente a uno sport che esula dai preconcetti calcistici, dalla rigidità della scherma, dalla rete del volley o dal rombo dei motori. Per carità, ogni sport è bellissimo per com’è, senza voler fare futili paragoni o togliere qualcosa a discipline che hanno sempre saputo emozionarmi, ma il basket è qualcosa di diverso, qualcosa che ti proietta in una dimensione extra-terrena, in cui musica e armonia si legano a velocità, atletismo, precisione, tecnica. Tutti nella vita abbiamo un idolo o, quantomeno, tutti lo dovremmo avere. Il mio è quella splendida guardia-tiratrice che oggi spegne 34 candeline e che, a distanza di 7 anni, ancora mi regala emozioni a ogni tripla segnata, a ogni floater dalla media o a ogni assist per i compagni. Per me Navarro è ciò che per un napoletano è Maradona (il profano); ciò che per un pugliese è San Nicola (il sacro); ciò che per un milanese sono il Duomo e la Madunina (la tradizione); per me è un Dio travestito da giocatore di basket, che ha deciso di mischiarsi tra noi comuni mortali e deliziarci con giocate ai limiti della legalità.

Da quel giorno ho imparato ad amare ogni singola sfumatura di questo sport e a non preoccuparmi della mia ignoranza di partenza (ecco il perché del titolo di questo articolo), essendo consapevole che seguendo le gesta del mio nuovo idolo avrei potuto imparare, apprendere regole e fondamentali, storie e statistiche, record e nomi. Perciò, con questo articolo, voglio semplicemente farvi capire che dovete innamorarvi del basket, delle sue sfumature (a volte anche incomprensibili e non positive, il caso Sterling vi dice nulla?), ma dovete farlo senza porvi alcun limite: abbiate voglia di comprendere tutto, anche ciò che altri potrebbero dare per scontato, fatelo per la NBA, per la Liga ACB, per la Serie A o per le Minors; fatelo per i Petrovic, i McAdoo, i Bryant, i Pozzecco, i Bertolazzi, i Colussi; fatelo per chi volete, ma fatelo senza pregiudizi o preconcetti di sorta. Fatelo e non dimenticate mai l’idolo che vi ha incendiato il cuore per la prima volta. TANTI AUGURI RE JUAN CARLOS, SPERANDO CHE QUESTO VIDEO NE FACCIA INNAMORARE TANTI ALTRI, COME SUCCESSO A ME.