Il Madridazo spagnolo: quante colpe di coach Orenga

Passatemi il termine, ma la sconfitta contro la Francia di ieri sera è l’equivalente di quanto successo ai Mondiali di calcio brasiliani del 1950; cambia solo il contesto, visto che allora si giocava per la Coppa Rimet (proprio il dirigente sportivo francese affermò “era tutto previsto, tranne la vittoria dell’Uruguay), mentre ieri si è giocato per l’accesso alle semifinali di un Mondiale che rimarrà per molti anni una grande ferita nel cuore degli spagnoli. Certo, la storia è piena di sconfitte derivanti dalla presunzione di sottovalutare l’avversario, ma giustificare la sconfitta spagnola di ieri solo per difetto di presunzione è tanto azzardato quanto fuorviante. La Francia ha sicuramente giocato una delle sue migliori partite, e giocatori come Huertel o Gobert hanno disputato probabilmente il match della vita, ma la nazionale iberica ha messo tanto del suo per arrivare a questa incredibile eliminazione.

Innanzitutto, le colpe maggiori sono da attribuire a un piano partita scriteriato, che non è stato cambiato in corso d’opera quando si è visto che le cose non funzionavano affatto. Scegliere sempre la soluzione in post per Pau Gasol e sacrificare la circolazione di palla sul perimetro è stata una scelta che si è rivelata controproducente, anche per colpa dell’apporto deficitario di Marc Gasol, e che ha praticamente messo fuori ritmo per tutto il match gli altri spagnoli in campo. Chiudere 2/22 da 3 punti (tralasciando gli ultimi 3 tentativi, presi alla disperata ricerca di riacciuffare il match con un non so ché di miracoloso) può significare due cose soltanto: o il canestro è stregato e allora buonanotte al secchio, oppure la circolazione di palla non c’è e i tentativi dalla lunga distanza sono presi fuori ritmo e individualmente. Ovviamente, la mia giustificazione al 9% da 3 punti della Spagna è la seconda, cioè le forzature arrivate fuori ritmo, oppure allo scadere dei 24” offensivi perché il gioco interno non dava sbocchi. La cosa più eclatante? Navarro, in un match con la Nazionale, mediamente si prende 2 triple col suo classico movimento in uscita dai blocchi, mentre ieri ne ha tentate 4 di pura individualità o per necessità (non considero la tripla da 8 metri che avrebbe potuto spezzare il match, perché quello è un marchio di fabbrica che a Barcellona vedono spesso). Altro aspetto chiave sono le 3 triple prese da Ibaka, completamente fuori da ogni logica razionale, anche se il giocatore di OKC ha una buonissima mano dalla media: ieri il naturalizzato si credeva Ray Allen probabilmente, perché altrimenti non mi spiego certe scelte offensive da mani nei capelli, per di più nei momenti topici dell’incontro.

E qui cominciamo ad analizzare le scelte di Juan Orenga, che ieri praticamente ha perso sempre il confronto con Collet. La scelta del gioco in post per i Gasol non ha funzionato, ma quello che più mi ha fatto riflettere è stata la scelta di andare coi 3 piccoli mentre la Francia aveva in campo Batum e Gelabale o Batum e Diaw. Il tutto per ovviare alle terribili prestazioni di Marc Gasol e Ibaka (deleterio più della grandine ieri sera, con 1/7 al tiro), senza coinvolgere giocatori come Abrines, Reyes o Claver. Emerge anche il problema della consistenza al tiro di Rubio, che tra le altre cose ieri sera non è riuscito nemmeno a correre in transizione come ci aveva abituato a vedere durante la fase a gruppi: il play dei T’Wolves chiude con 1/6 da 2 punti, sbagliando tiri aperti e due layup comodi come rubare le caramelle a un bambino (incredibile l’errore dopo la rubata sotto canestro avversario). In sostanza Orenga si è sempre adattato al quintetto francese e non ha mai imposto un quintetto che potesse limitare la circolazione di palla transalpina: i cambi sono stati scriteriati, tanto che lo stesso Pau Gasol mentre era in ritmo è stato richiamato per far posto al fratello Marc e ha mostrato più di qualche perplessità. Inoltre, ti stai giocando una partita chiave del Mondiale, quindi non ha senso applicare il solito schema di cambi in cui Rubio e Navarro giocano i primi 1o’ e poi rientrano solo nel 3° quarto, oppure in cui bisogna per forza ruotare tutti gli esterni ad minchiam, tanto più che ieri Rudy è stato uno dei migliori per malizia e circolazione di palla e si poteva sfruttarlo meglio. Infine, la scelta di schierare Calderon sempre e solo da guardia, anche in un match in cui Rodriguez ha patito un infortunio (seppur non grave) è rivedibile: di certo avrebbe potuto dare esperienza e gestire i bassi ritmi molto più di quanto non lo sappia ancora fare Rubio.

Orenga sarà anche un coach equilibrato e consapevole dei mezzi della propria squadra, ma ieri in nessun time-out ha saputo motivare i suoi a mettere in campo almeno un minimo di orgoglio. Certo, direte voi, come se servisse motivare questa Spagna. Qui sta il punto, quello della presunzione e supponenza, quello di non essere riusciti a cambiare marcia e a limitare il gioco francese (con un Diaw sempre fenomenale nel trovare la miglior scelta offensiva di squadra, quasi fosse un play aggiunto). Concedere 16 rimbalzi offensivi (50 quelli totali per la Francia, contro i 28 degli spagnoli) è sintomo di poca presenza sul parquet, di poca solidità mentale nel momento più importante. E pensare che, nei pronostici iniziali, questa Spagna avrebbe dovuto impensierire come non mai Team USA per la vittoria finale. Certo, la partita della Francia è stata da 10, ma non credo di aver visto cose illegali se non una maniacale applicazione tattica di un piano partita perfetto, in cui ognuno ha reso al meglio (specialmente in difesa e a rimbalzo) e in cui Huertel ha trovato i canestri della vita, prendendosi qualche piccola rivincita su chi spesso lo criticava nel non saper gestire i momenti importanti. Resta il fatto che tra meriti francesi e demeriti spagnoli il confine è labile: sarebbe bastato ripetere quanto fatto nel Gruppo eliminatorio, giocando il solito basket in transizione e consentendo ai lunghi di prendere vantaggio subendo i raddoppi avversari per liberare al tiro gli esterni (azione vista e rivista tra Gasol e compagni), giocando un pick&roll semplice che ieri non si è quasi mai visto e non permettendo alla partita di scappare via con azioni offensive ai limiti della follia.

Sarà un peccato non vedere il trio Navarro-Gasol-Calderòn a giocarsi qualche medaglia per concludere (probabilmente) le loro rassegne intercontinentali, ma stavolta hanno vinto i migliori per quanto espresso sul parquet, non i migliori ai blocchi di partenza. O forse sarà stata la maledizione di Sergio Scariolo, presente ieri sera, da quando ha lasciato la guida della selezione spagnola. che impedirà alla Spagna di rivincere qualche trofeo?