Il miglior quintetto del Girone C di Bilbao

Dal nostro inviato a Bilbao, Claudio Pavesi

Il Girone C di Bilbao si è concluso il 4 di settembre, alcune squadre sono dirette verso Barcellona per giocare la seconda fase mentre altre torneranno a casa quindi è ora per fare qualche bilancio. Chi sono stati i giocatori che più hanno inciso nella prima fase del Girone C, ma soprattutto da chi sarebbe composto il quintetto dei sogni di Bilbao? Andiamo a scoprirlo qui di seguito. Un appunto: ho deciso di usare ruoli “all’americana” ovvero guardie, ali e centro, senza distinzione di playmaker, ali piccole, ali grandi o via dicendo per non sfavorire le squadre che usano ruoli “ibridi”. Ma ora basta perdere tempo, andiamo alla scoperta del nostro quintetto (con tanto di sesto uomo) dei sogni.

GUARDIE

PETTERI KOPONEN, Finlandia. (15.8 assist, 5.8 assist, 3 rimbalzi, 40% da due, 46% da tre)

Koponen_PetteriIl giocatore passato anche per Bologna ha fatto un girone favoloso, anche quando è stato meno incisivo infatti ha giocato più che bene, con fiammate di talento puro. Il più delle volte si è rivelato oltremodo decisivo per la sua Finlandia e ha fatto impazzire i tifosi della Bizkaia Arena dimostrandosi non solo un grande realizzatore ma un playmaker puro in grado non solo di portare palla per quasi 35 minuti a partita ma di servire i compagni con puntualità e precisione, commettendo peraltro pochissime palle perse. La sua serata da 23 punti, 9 assist, 3 rimbalzi, 2 recuperi e 2 sole palle perse realizzata contro la Repubblica Dominicana è per me la miglior prestazione individuale vista a Bilbao. Si è spesso parlato di un Koponen in NBA, il talento infatti l’ha sempre avuto ma in questo Mondiale ha dimostrato di possedere anche abbastanza concretezza e leadership per attraversare l’oceano.

EUGENE “POOH” JETER, Ucraina. (15.4 punti, 5 assist, 3 rimbalzi, 37% da due, 33% da tre)

JeterIl meno ucraino degli ucraini ha portato a termine una prima fase favolosa, soprattutto nelle prime partite in cui, sotto la sua guida, l’Ucraina sembrava destinata a prendersi il secondo posto nel girone, almeno fino a che l’infortunio di Gladyr non l’ha limitata e trasformata in una squadra prevedibile. Jeter non solo ha condotto i suoi compagni nelle vittorie, li ha tenuti a galla nelle sconfitte e ha fatto vedere come i centimetri siano solo un dettaglio non così rilevante nella pallacanestro. Ha segnato tanto anche se talvolta ha tirato troppo ma soprattutto ha guidato l’attacco, ha regalato assist, insomma è stato il leader, anche morale, che è mancato alla squadra dopo l’infortunio di Gladyr. Ormai Jeter non è un più un bambino, ha usato infatti la sua esperienza per dimostrare a tutti che l’exploit all’Europeo non era un caso, anzi poteva fare anche meglio.

ALI

ISAAC FOTU, Nuova Zelanda. (9.2 punti, 5.2 rimbalzi, 72% da due, 33% da tre)

FotuA ventuno anni di solito si è già contenti di essere convocati a un Mondiale ma ci sono alcuni giocatori, speciali, che a quella età un Mondiale possono anche deciderlo. E’ questo il caso di Isaac Fotu, ala che normalmente gioca negli Hawaii Warriors in NCAA. Con i suoi tanti capelli afro, un dente d’oro in vista e il braccio sinistro ricoperto da tatuaggi con motivi tribali maori, Fotu non è uno che passa inosservato ma a Bilbao tutti si sono accorti di lui per le prestazioni in campo. Fotu ha cominciato con un minutaggio ridotto entrando dalla panchina ma la sua energia gli ha fatto conquistare subito minuti fino a farlo diventare un punto di riferimento della squadra. Normalmente gioca a centro area ma la particolare motion offense dei Tall Blacks lo obbliga a stare molto lontano da canestro, il tiro da fuori infatti è molto discontinuo ma, guidato dalla sua clamorosa energia, riesce a trovare uno stile di gioco calzante per le sue caratteristiche e difficile da difendere, fatto di tagli, lavoro sporco sotto i tabelloni e buone scelte di tiro dalla media distanza. E’ l’MVP delle ultime due uscite neozelandesi (10 punti e 10 rimbalzi contro l’Ucraina. 18 punti e 8 rimbalzi contro la Finlandia), un caso che queste due siano proprio le uniche due vittorie dei Tall Blacks, le due che hanno permesso alla Nuova Zelanda di passare il turno?

KENNETH FARIED, Stati Uniti d’America. (13.8 punti, 7.8 rimbalzi, 1 stoppata, 79% da due)

FariedL’ala grande dei Denver Nuggets è la principale sorpresa del Girone C di Bilbao, anzi potrebbe tranquillamente essere incoronato come MVP del girone. Ma perché definirlo una sorpresa? Nessuno ha mai ritenuto Faried un giocatore scarso o mediocre, tutt’altro, ma siamo onesti, in una squadra in cui figurano giocatori del calibro di Anthony Davis, James Harden, Stephen Curry e tanti altri giocatori con fior di convocazioni all’All-Star Game, chi si sarebbe aspettato di vedere un “gregario” come Faried rivelarsi l’MVP. E’ vero, può sembrare più facile giocare bene quando si è in Team USA ma Faried non ha realmente sbagliato nulla tutte le prime cinque partite del girone. Intensità, rimbalzi (da entrambi i lati), difesa e ottimo gioco in pick’n’roll hanno trasformato Faried in una furia inarrestabile, inoltre era il terminale più ricercato negli alley oop dato che, dopo una solida difesa arricchita da un paio di salti pazzeschi, Faried è sempre il primo a mangiarsi il campo in pochi passi fino a raggiungere il ferro avversario. Insomma, l’energia di Faried è maggiore di quella di tutte le altre squadre sommate insieme e per questo fa la differenza. Ho accennato al fatto che ha aggiunto anche interessanti movimenti in post basso? Aggiungete anche questo.

CENTRO

ANTHONY DAVIS, Stati Uniti d’America. (15.8 punti, 6.4 rimbalzi, 1.8 stoppate, 63% da due)

ADVero, Anthony Davis non è propriamente un centro ma è in questa posizione che Coach K lo sta utilizzando in questo Mondiale quindi è così che valutò, d’altronde chi sono io per andare contro la volontà di Coach K? Davis ha semplicemente dominato tutto ciò che gli è comparso davanti: dalla potenza dei lunghi ucraini alla mobilità di quelli neozelandesi, dalla fisicità dei lunghi turchi all’esplosività di quelli dominicani. Il sopracciglio più famoso del basket sta dimostrando di aver imparato al meglio dall’esperienza con il Dream Team delle Olimpiadi di Londra 2012 e ora, anche se solo ventunenne, si è erto a leader di Team USA e pare che i compagni non abbiamo problemi a rispettarlo come tale. Davis ha mostrato una completezza mai vista da entrambi i lati del campo: ha stoppato chiunque, preso tonnellate di rimbalzi, schiacciato, tirato dalla media, ha chiuso alley oop, li ha lanciati, ha umiliato gli avversari con favolosi movimenti in post basso e ha più volte condotto i contropiedi partendo in palleggio. Se le statistiche parlano chiaro, l’atteggiamento di dominatore assoluto che ha in campo parla ancora più chiaro. Team USA sarà il suo regno e noi fortunati stiamo assistendo alla sua salita al trono.

SESTO UOMO

FRANCISCO GARCIA, Repubblica Dominicana (20.2 punti, 3.8 rimbalzi, 2.5 assist, 1 stoppata, 57% da due, 65% da tre)

Completiamo la super squadra del Girone C con la stella dominicana proveniente dagli Houston Rockets. Garcia in questo Mondiale non è parso solo in una forma fisica straordinaria, è sembrato soprattutto dominante come non mai in attacco. Recentemente infatti Garcia era sempre stato il secondo realizzatore della Repubblica Dominicana dietro Feldeine, neo acquisto canturino, ma in questa FIBA World Cup è esploso come non mai tenendo la media punti impressionante che vedete anche se solo in quattro partite, quella con Team USA non l’ha giocata per una distorsione alla caviglia. Non è solo per il numero di canestri che ha realizzato, è per il modo in cui li ha realizzati, spesso infatti si è preso triple senza ritmo o tiri forzatissimi e li ha realizzati con la naturalezza del miglior Kobe Bryant. Prestazioni del genere restano impresse, soprattutto in una squadra che talvolta ha faticato in attacco, almeno fino all’arrivo del salvatore della patria Francisco Garcia, vero motivo per cui i dominicani ora si trovano a Barcellona.

Foto: Claudio Pavesi / Sports-kings.com / basket.fi