Il protagonista silenzioso: Pietro Aradori

“Ciao, sono Pietro, gioco guardia, e siccome Milano prima, Siena poi, non hanno creduto in me, in questo mese di settembre sparo da 3 meglio di Navarro, smazzo assist che sembro Rubio e gioco con due palle quadrate che non trovi manco nei peggiori bar di Caracas!”. Perdonatemi la prima persona, ma qui c’è tanto, forse troppo da dire.

Evitiamo le presentazioni, la carriera, le giocate e tutto ciò che riguarda il passato; parliamo del presente, di questo Europeo 2013. Ebbene, Pietro Aradori da Brescia è, a mio parere, il protagonista silenzioso di queste prime 5 partite dell’Italia. Se Belinelli è in redenzione dopo lo scorso Europeo, se Gentile è il crack di questa Nazionale, se Cusin mi fa sognare, tanto da chiamarlo “Hakeem the dream Cusin”, se Poeta anche in partite tranquille tira fuori la garra per una palla contesa, se Melli sembra un altro giocatore rispetto a quando è in maglia Olimpia, se Diener deve solo entrare in condizione per farci divertire, se Rosselli difende che sembra Vittorio Gallinari, se Magro non entra mai ma va all’Hofer a comprare la Tassoni, se Cinciarini si permette pure di imitare Belinelli manco 24 ore dopo e dirige l’orchestra come Riccardo Muti, se Vitali giostra in 5 ruoli manco fosse LeBron James, allora Aradori è il fiorettista di questa stupenda Italia.

52% dal campo, 61.5% da 3 punti con triple create dal palleggio in svariate occasioni, 13.6 punti di media a partita, il tutto condito da rimbalzi (3.8) e assist (2.0), in 30’ di gioco. Le statistiche servono solo a chi le ama, perché Pietro è l’uomo in più cui appoggiarsi nei momenti difficili. Prendiamo il 3° quarto di Italia-Turchia: la Nazionale prende un leggero vantaggio, ma la partita è tirata; Aradori mette 17 punti in 10’ e scava il solco portando gli Azzurri a +17. Al di là della produzione, perché il giocatore di Cantù di punti nelle mani ne ha sempre avuti tanti, quello che sorprende di più è la leadership dimostrata nei momenti caldi.

Anche contro la Svezia, ha preso in mano le redini del gioco con passaggi illuminanti e cambi difensivi su Taylor quando Gentile era un po’ in difficoltà dopo aver speso qualche fallo di troppo. Insomma un giocatore a tutto campo cui garantire maggiori responsabilità nella seconda fase di questo Europeo, per sparigliare ancora di più le carte italiane.

Probabilmente Aradori meritava più considerazione anche a livello di club, anche se è troppo facile parlare col senno del poi; sicuramente Siena due stagioni fa ha perso un grandissimo giocatore che farà le fortune di Cantù anche oggi. E se l’esperienza biancoblu non portasse trofei o riconoscimenti, a 25 anni c’è ancora tutto il tempo per affermarsi e vincere. È indubbio, poi, che Pietro meriti qualche titolo in più rispetto ai soliti noti, perché secondo me è il giocatore italiano che più si è responsabilizzato in questa stagione, e che sotto traccia sta facendo vedere cose fantastiche.

Il primo banco di prova è stato ampiamente superato, ma ora, come per tutta la Nazionale, arriva uno scoglio ancora più grande da scavalcare. Non mentiamoci, però, è diciamocelo chiaramente tutti in coro: “Come può uno scoglio, arginare il mare?”. Grazie ragazzi.