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Il tiki-taka cestistico tedesco – Esiste un “sistema Trinchieri”?

Foto: Daniel Löb / Loeb /  ASV-Autorennummer: 4026335
Headcoach / Trainer Andrea Trinchieri (Brose Baskets) wird neuer Trainer bei den Brose Baskets 

Brose Baskets Bamberg -
 -  BEKO-BBL  - Basketball Bundesliga - Basketball /  Saison 2014/15 - 16.06.2014  Brose Arena
Foto: Daniel Löb / Loeb / ASV-Autorennummer: 4026335 Headcoach / Trainer Andrea Trinchieri (Brose Baskets) wird neuer Trainer bei den Brose Baskets Brose Baskets Bamberg - - BEKO-BBL - Basketball Bundesliga - Basketball / Saison 2014/15 - 16.06.2014 Brose Arena

Tiki-Taka è un termine composito che, sportivamente, vuol dire tutto e niente. Citando per una volta Wikipedia – chiedo scusa a tutti quei docenti che hanno creduto finora nelle mie doti nella ricerca delle fonti – scopriamo che “con il termine tiki-taka (tiqui-taca in spagnolo) si indica uno stile di gioco del calcio caratterizzato da ragnatele di passaggi rasoterra svolti con estrema calma in modo da imporre il proprio possesso di palla per la maggior parte della durata della partita”.

Alcuni di voi – probabilmente molti – si chiederanno cosa c’entri una situazione calcistica con uno sport nel quale, se tocchi la palla con i piedi, provochi un’infrazione per la quale consenti all’avversario di rigiocare il possesso dell’azione. Probabilmente, non c’entra nulla. Ma siccome mi piace guardare tutto il basket europeo, mi è capitato di innamorarmi di come gioca il Brose Bamberg di coach Andrea Trinchieri. Sulla storia dei principi-elettori del Sacro romano impero e sull’annessione di Bamberga al Regno di Baviera ci sarebbe da aprire un capitolo probabilmente tanto lungo quanto tedioso, per lo meno verso quanti non amano la storia medievale e moderna. Pertanto mi soffermerò unicamente nel parlare della meravigliosa realtà cestistica del Brose, da anni squadra che domina incontrastata la Bundesliga tedesca, tanto da vincere sei titoli nazionali nelle ultime 7 stagioni.

Dal 2014 l’allenatore dei tedeschi è Andrea Trinchieri, milanese classe 1968 che in molti rimpiangono nella città del negroni sbagliato e del Bar Basso. Sotto la guida tecnica dell’unico allenatore che riuscì a spezzare il dominio senese nel periodo d’oro della Mens Sana – vincendo la Supercoppa italiana nel 2012 – i tedeschi hanno esponenzialmente migliorato il loro gioco e i loro risultati sportivi, tanto da occupare, attualmente, il primo posto in Bundesliga e da avere l’obiettivo di migliorare il record di vittorie consecutive della massima competizione tedesca, attualmente condiviso da Alba Berlino e Baryer Leverkusen a quota 7 campionati consecutivi vinti (1989/1990 – 1995/1996 per il Leverkusen, 1996/1997 – 2oo2/2003 per i berlinesi). Partiamo allora da qualche dato, inerente alla scorsa stagione:

17.8 – La media assist con cui il Bamberg chiuse la scorsa Euroleague (ai tempi si scriveva ancora così, e non “EuroLeague” come da questa stagione) in 24 partite disputate. Premesso che la statistica dell’assist si trova ad essere inflazionata da logiche che, oggi, considerano assist anche il passaggio che ha portato il ricevitore in lunetta, se tale ricevitore realizza almeno 1 dei liberi a sua disposizione, è chiaro come il dato numero sia così importante da collocare i tedeschi al 10° posto di una speciale graduatoria in riferimento alla scorsa stagione europea, davanti a squadre quali Malaga, Milano, Vitoria-Gasteiz, Tel Aviv, solo per citarne alcune.
22.0 – La media assist dei tedeschi entro i confini nazionali la scorsa stagione, in 43 partite complessive disputate tra Stagione Regolare e Playoff di Bundesliga (culminati con la vittoria per 3-0 in Finale scudetto contro Ulm). Nessuno è riuscito a fare meglio, tanto che la prima inseguitrice in questa speciale classifica, il BC Göttingen, si è fermato a 20.6 assistenze di media, ma con ben 9 partite in meno disputate (i sassoni infatti non conquistarono l’accesso alla Post-Season).

Numeri, semplicemente e banalmente numeri. Che, però, potrebbero essere integrati con quasi 41′ di video sulle giocate offensive del Bamberg versione 2015/2016, ossia la penultima. Video che, ovviamente, ci teniamo a riproporvi integralmente poiché affronta ogni possibile situazione offensiva, dalla transizione veloce al pick&roll, dalla motion offense al pick&pop. In tutte le situazioni offensive, però, esiste una costante: la circolazione di palla e la poca staticità del possesso.

La chiave di ogni attacco del Brose è rappresentata da un perfetto movimento degli interpreti, basato su quelli che sono i fondamentali della pallacanestro: tagli, blocchi, spaziature. Dove per “spaziature”, non intendo una disposizione dei 5 effettivi nel campo che occupi la maggior superficie di parquet possibile – come molti erroneamente ritengono – bensì il classico penetra e scarica in cui il ricevitore dello scarico segue il passaggio non dopo una corsa frontale, bensì dopo un scivolamento laterale atto a tenere sempre gli occhi sul posizionamento della sfera, onde evitare di essere in anticipo o in ritardo rispetto al movimento del compagno che sta attaccando il canestro. Il giochi di blocchi e tagli, inoltre, è fondamentale in situazioni offensive che si sviluppano con pick&roll centrale o laterale, eppure nel Brose di Trinchieri sembra avere poca importanza chi sia il giocatore che si trova a portare palla. Un movimento che, però, non può essere definito un sistema come lo può essere, a ragione invece, la Princeton Offense, sulla quale il nostro Claudio Pavesi scrisse qualche settimana fa (qui l’approfondimento).

Arriviamo quindi al punto. Detto che tutti i giocatori di una squadra allenata da Trinchieri, sono in grado di passare la palla e di giocare tutti i fondamentali della pallacanestro – situazione che, stando a quanto si vede nelle ultime stagioni di Serie A, non sembra poi essere così ovvia e certa – si può allora parlare di un “sistema trinchieriano”? Assolutamente no, cosa peraltro sostenuta anche da Carlo Perotti in un articolo su Dailybasket.it (qui il link) e avallata dallo stesso Trinchieri. Ciò che caratterizza la fase offensiva di Trinchieri è, anzitutto ma non solo, la sua capacità di capire quale possa essere un giocatore in grado di leggere il gioco prima degli altri, pur non essendo necessariamente un playmaker di ruolo. Successe ai tempi di Cantù, con Micov a tenere molto il possesso per sfruttare le sue doti di passatore sublime, ed è successo anche nelle ultime stagioni in terra tedesca. Nell’ultima annata del Brose, specialmente, Trinchieri poteva contare su Zisis come playmaker, ma anche su Strelnieks, Miller e Melli, tutti giocatori in grado di essere, all’occorrenza, passatori ben sopra la media.

La chiave del successo del gioco sta proprio qui: nella scelta di giocatori funzionali a una pallacanestro in cui gli interpreti siano felici di passarsi la palla e di condividere le gioie del canestro di un compagno come se, in parte, fosse anche un po’ il proprio. In questo aspetto, coach Trinchieri si dimostra maestro nel motivare ogni singolo giocatore a sua disposizione, inculcandogli il bacillo del virus “bel gioco” prima che spronarlo alla ricerca della gloria personale. Il sistema trinchieriano non è un’esplicazione effettiva di un’idea, bensì rimane semplice idea, quasi potenza ideale e non atto materiale, nella mente di ogni interprete che si consacra alla causa di giocare un bel basket e di abbeverarsi alla fonte dei dividendi di un gioco che paga in maniera egualitaria, ossia fornendo a tutti quei dividendi. In questo, però, Trinchieri è un allenatore che crea gioco magari anche senza la pretesa di vedere rispettato alla perfezione ogni schema offensivo. Perché se la palla si muove, la storia insegna che i risultati arrivano; mentre se il possesso è troppo statico e fermo nelle mani del singolo, tutta la squadra ne risente negativamente, a meno che quel singolo non sia un eccelso interprete del ruolo di playmaker.

L’evoluzione del gioco e del rendimento di Nicolò Melli, ad esempio, passa proprio da questa considerazione. Mentre a Milano l’ala italiana era costretta a limitarsi a un ruolo difensivo e a prendersi solamente triple in catch-and-shoot senza avere confidenza con un possesso offensivo che arrivava tra le sue mani molto raramente, a Bamberga la situazione è completamente cambiata. Melli è parte integrante di una squadra che ama passarsi la palla e che permette all’ala reggiana di aumentare esponenzialmente il proprio rendimento grazie a una tecnica fuori dal comune. Il gioco in post, così, non si esplica più solamente nella ricerca dell’avvicinamento a canestro per poi sfruttare gancio o perno dorsale, bensì trova spazio anche la ricerca di un gioco in/out da posizione statica in ricezione in post che possa permettere una risistemazione del quintetto in un perfetto gioco di equilibri tra tagli, blocchi, spaziature e circolazione di palla. Se non è un sistema, per definizione, lo è però per applicazione e risultati.