La nuova Alba del basket tedesco, programmazione e scelte oculate sono la ricetta vincente

Si è sempre pensato alla Germania come una nazione calcistica. La pallacanestro tedesca non è quasi mai stata ai vertici continentali, fatto salvo l’oro conquistato nel 1993 a Monaco. Da lì in poi un unico acuto (il secondo posto a Belgrado) e tanta mediocrità con punte di eccellenza individuali in giocatori come Nowitzki e il “naturalizzato” Kaman, che hanno aiutato la nazionale a salvarsi dal baratro in tempi recenti. A livello di club le massime espressioni da sempre sono l’Alba Berlino e il Brose Baskets Bamberg, molto spesso squadre materasso e non in grado di affrontare e colmare il gap fisico e tecnico con l’élite spagnola, italiana, greca e russa. Avere una di queste due squadre nel girone significava poter portare a casa facilmente almeno due vittorie, nonostante la sempre massiccia presenza di americani nei roster di entrambe le formazioni, ma come ben sapete la quantità non coincide necessariamente con la qualità, e le scelte dei club tedeschi si sono rivelate nella maggior parte errate, puntando su elementi molto più interessati alle proprie statistiche finalizzate a spiccare il volo verso lidi più nobili a discapito del successo collettivo. Ebbene, dimenticate tutto questo perché nonostante i risultati mediocri di Alba e Bamberg nelle ultime Top 16 (3-23 il totale di vittorie-sconfitte attualmente) ci sono dei segnali positivi.

È vero, Bamberg non è riuscita a vincere nemmeno una partita fino a questo momento, ma ha centrato la seconda Top 16 dal 2007, trascinato dai punti di “Boki” Nachbar (16.2 a gara), dalla regia di Anton Gavel e dal fisico dell’ex virtussino Sharrod Ford. I “big 3”, supportati da un cast di discreti attori alle prime esperienze europee sono riusciti a qualificarsi in un girone che comprendeva Barcellona e CSKA tra le altre, battendo due volte su due il Partizan (storico il successo 72-77 nella bolgia di Belgrado) e andando a conquistarsi la vittoria decisiva su un altro parquet infuocato come quello di Vilnius. Una volta arrivati alla fase successiva le difficoltà di una squadra effettivamente inferiore rispetto al gruppo, che però una volta superata la fase di ambientamento non ha quasi mai sbragato, andando vicina a vittorie di prestigio contro corazzate come Panathinaikos (perso di 3 ad Atene), Real (perso di 3 a Madrid) e Zalgiris (perso di 1 in casa), dimostrando così di mantenere la stessa mentalità sia in casa sia in trasferta. Il tutto non facendo certo mancare spazio a giovani interessanti come la guardia classe ’88 Karsten Tadda e il centro classe ’90 Maik Zirbes (8.2 punti e 5 rimbalzi di media), entrambi nel giro della Nazionale maggiore ed elementi particolarmente interessanti in chiave futura per il loro contributo fatto di energia e difesa.

Diverso il discorso per l’Alba Berlino, alla sua prima volta nelle Top 16, affrontate senza paura e raggiungendo tre insospettabili vittorie. Il roster a disposizione di coach Sasa Obradovic si era già distinto in estate, quando con una gara coraggiosa ed ordinata era riuscito a mettere paura ai Dallas Mavericks, pur sempre una squadra NBA seppur in piena fase di rodaggio. Insomma, la situazione si era messa nel migliore dei modi sin da subito, e la prima fase di Eurolega è stata superata piuttosto agevolmente, con un successo di grande prestigio nella partita d’apertura contro Siena. Per il resto sconfitte contro tutte le squadre nettamente superiori e vittorie contro le uniche due inferiori (Chalon e Prokom), insomma una prestazione da 6 in pagella che ha portato al superamento del turno in seguito ad una serie di altri risultati favorevoli. La vera sorpresa è arrivata appunto nella fase successiva, quando l’Alba è riuscita a vincere due derby tedeschi su due contro Bamberg (capolista in patria, quindi soddisfazione doppia), disputando un gara di ritorno molto tirata ed emozionante, ma la vera perla della stagione europea della squadra capitolina è il netto successo (77-55) rimediato nell’ultimo turno contro lo Zalgiris, che potrebbe aver definitivamente messo il club sulla mappa cestistica d’Europa. Merito di coach Obradovic, ex paladino dei giallo blu da giocatore fino al 2005 ed ora tecnico sapiente alla prima stagione sulla panchina della propria ex squadra dopo la gavetta tra Colonia e l’Ucraina, ma in particolare vanno elogiati elementi come Nihad Djedovic, ben più importante dei quasi 9 punti di media che porta alla causa per la capacità di creare dal palleggio e di dare equilibrio ad una squadra che ha negli esterni la propria arma principale. Sono infatti l’ex canturino Da’Shaun Wood (9.8 ad allacciata con 2.5 assist) e il playmaker della Nazionale Heiko Schaffartzik (qualcuno ricorderà una sua clamorosa prestazione contro l’Italia agli ultimi europei) a far girare il motore giallo blu, abilmente coadiuvati dal lungo Deon Thompson, scuola North Carolina, giocatore dotato di un fisico imponente unito ad una tecnica spalle a canestro da non trascurare, che lo rende il principale terminale offensivo soprattutto nei momenti di magra del match.

Come avrete intuito il basket teutonico è in costante espansione. Sono finiti i tempi in cui c’era da aspettare che Nowitzki scendesse dall’Olimpo e arrivasse a salvare la madrepatria da sonore scoppole nelle competizioni continentali. Grazie ad eccellenze come Berlino e Bamberg, ma anche al ritrovato Bayern Monaco, che ha devoluto parte del proprio budget all’ormai quasi defunto settore cestistico ed è riuscito in pochi anni a rifondare la squadra puntando fortissimo sull’ala classe ’89 Robin Benzing, attorno al quale è nata una squadra versatile ed interessante, che può contare su americani esperti come l’ex Avellino Chevon Troutman, il realizzatore Tyrese Rice, altri ex “italiani” come Je’Kel Foster (veterano della Bundesliga viste le esperienze passate proprio all’Alba) e Jared Homan, ma soprattutto uno dei prodotti migliori del basket israeliano come Yotam Halperin, il quale ha lasciato l’Olympiacos (non consideriamo la parentesi allo Spartak San Pietroburgo) convinto dalla pecunia sfoderata dai dirigenti tedeschi.

Con un campionato in costante espansione, equilibrato e ben organizzato anche ai livelli inferiori, un florido settore giovanile ed arene di eccellenza (la O2 Arena di Berlino ha già ospitato la Final Four di Eurolega, ma da non sottovalutare anche l’Audi Arena, parquet casalingo del Bayern da 6700 spettatori) anche la Germania è pronta a recitare un ruolo da grande protagonista nel basket continentale dopo tanti anni vissuti all’ombra del gigante da Wurzburg e a dimostrare che tramite la programmazione e le spese oculate nei settori giusti è possibile aspirare anche ai massimi traguardi.

FOTO: sueddeutsche.de