L’Italia rinuncia alla wild card: scelta giusta, ma la FIP non ci prenda in giro con l’etica

E’ ufficiale, la Nazionale italiana non parteciperà al Mondiale del 2014. A deciderlo non è stata la FIBA, bensì la FIP, che ha fatto un passo indietro ed ha rinunciato alla corsa per le wild card in quanto, come dichiarato dal presidente Gianni Petrucci, “riteniamo che fare un’offerta di 1 milione di franchi svizzeri (circa 830mila euro) non sia eticamente percorribile”. Ovviamente questa scelta ha dato un grande dispiacere ai tanti spettatori che si sono innamorati degli azzurri della palla a spicchi grazie alla loro splendida cavalcata nell’ultimo Eurobasket, che purtroppo si è frenata sul più bello.

Alla fine dei conti, la scelta della FIP è giusta: Petrucci si deve essere sicuramente reso conto del fatto che sarebbero solo stati sprecati soldi, dato che le possibilità che una wild card finisse nelle mani dell’Italia erano quasi nulle. I motivi? Sono tanti, proviamo ad elencarli:
1) Impossibile competere con Nazioni economicamente forti come Turchia e soprattutto Russia, ma anche con la Grecia, che sarà anche in un momento di profonda crisi generale, ma per quanto riguarda il basket la liquidità non manca di certo.
2) L’Italia ha battuto le tre rivali sono nell’ultima edizione dell’Eurobasket, ma se si considerano le competizioni del quadriennio 2010-14, i risultati non sorridono di certo agli azzurri. Mondiali del 2010: la Turchia è arrivata in finale, la Russia ha chiuso al settimo posto, la Grecia all’undicesimo e l’Italia non si è qualificata. Europei del 2011: Russia sul gradino più basso del podio, Grecia sesta, Turchia fuori al secondo turno e Italia fuori al primo. Olimpiadi 2012: Russia di nuovo sul gradino più basso del podio per la medaglia di bronzo, tutte le altre non si sono qualificate.
3) L’Italia è inferiore a Grecia e Turchia in diversi parametri da cui dipende la scelta delle wild card, soprattutto per quanto riguarda il coinvolgimento delle TV nazionali nelle competizioni domestiche ed internazionali e l’importanza del Paese a livello di marketing per la FIBA e per i partner televisivi.

L’Italia può vantare una tradizione cestistica di un certo livello e 4 giocatori nella NBA, una spedizione europea che ha riacceso un po’ di entusiasmo attorno al movimento e buoni risultati a livello giovanile (splendido l’oro estivo conquistato dall’Under 20), ma bisogna ammettere che la qualità della pallacanestro italiana è calata visibilmente nell’ultimo decennio, basta vedere i risultati nelle competizioni europee per averne la conferma. A ciò bisogna aggiungere un fatto gravissimo, ovvero che l’interesse e la qualità delle coperture mediatiche sono decisamente insufficienti. Non è ammissibile che le partite del secondo sport nazionale vengano principalmente trasmesse dalle emittenti locali o in streaming ed in qualità spesso e volentieri vergognosa: ciò è sintomo di un’incapacità nelle stanze dei bottoni nel saper vendere un prodotto comunque importante ed appetibile sul mercato.

Inoltre, permetteteci di dire una cosa: la rinuncia alla wild card è più che lecita, anzi visto il periodo di profonda crisi economica in cui si trova il basket italiano è anche dovuta, ma non ci venga a parlare di etica proprio la FIP, che negli ultimi quattro anni non ha fatto altro che scrollare le spalle e scaricare le responsabilità alla Lega davanti a ripescaggi ed assurde regole su wild card che oltraggiavano lo spirito sportivo. Per non parlare poi della continua scomparsa di squadre, anche importanti e dalla grande tradizione, senza che venisse battuto ciglio: la pallacanestro italiana è in crisi profonda, la scelta di non buttare soldi in una wild card che non sarebbe mai arrivata è stata probabilmente la miglior decisione presa dalla FIP negli ultimi anni. La speranza è che magari quei soldi risparmiati per inseguire il sogno Mondiale vengano usati per la riforma radicale del sistema della pallacanestro italiana che ha gravissimi problemi economici, strutturali e di comunicazione che non possono più essere trascurati.