MELLI-GENTILE: SCOPERTA DI UN CENTRO ATIPICO E CONSACRAZIONE DI UN FENOMENO

Non basta una partita a classificare un giocatore, nemmeno se la partita in questione la giochi contro avversari lunghi, grossi, incazzati per la sconfitta del giorno prima, ma nonostante questo la vinci dominando con una lettura tecnica della partita che sarebbe da spiegare a molti “pseudo” allenatori. Già, Italia-Turchia è un capolavoro tattico e motivazionale di Simone Pianigiani, e sarebbe sbagliato ridurre il suo ruolo in questa seconda vittoria azzurra a Eurobasket 2013. Falcidiato dagli infortuni, con soluzioni obbligate nello spot di centro, Pianigiani riesce a tenere tutti uniti e concentrati, cambiando costantemente ali e guardie per tenerle calde, e affidando a Cinciarini buona parte del playmaking azzurro. Ma il vero colpo di genio tattico (forse obbligato, ma comunque sostenuto dal coach) è l’utilizzo di Melli da centro.

Ora, giusto pochi mesi fa, esaminando il mercato di Milano, affermavo quanto Melli avesse bisogno di trovare una sua identità tattica, di scegliere un modo di giocare e di portarlo avanti, per non rimanere una di quelle eterne promesse. Prendete con le pinze quanto state per leggere, ma segnatevelo e rileggetelo a fine anno. Melli ha trovato un ruolo in cui il suo talento può fare la differenza, e non lo dico solo per la partita di ieri, anche perché i lunghi turchi erano in vacanza. Da centro Melli ha soluzioni offensive più ampie rispetto a centri di ruolo, potendo contare anche su una rapidità e su un primo passo di un altro livello; in difesa poi, ho sentito dire che non difende mai sui centri, e ai sostenitori di questa tesi consiglierei di andare a rivedere la partita di ieri con più attenzione. La difesa di Nicolò su Asik ed Erden è qualcosa da insegnare ai ragazzini, perché un giocatore adattato al ruolo di 5 che non consente ai centri avversari i soliti movimenti in post o la chiusura del pick&roll è un giocatore che difende eccome.

In definitiva, Melli sembra aver trovato, in un adattamento dettato dalle circostanze sfortunate, un nuovo ruolo in cui esprimere davvero tutto il suo potenziale tecnico e fisico. La chicca finale? L’EA7 Emporio Armani Milano, sul suo sito, include ora Melli tra le “ali grandi – centri”: solo casualità o in realtà anche coach Banchi aveva già in mente di far giocare Nicolò da 5 visti gli ottimi risultati già ottenuti in qualche partita con Scariolo (una proprio a Siena in finale Scudetto due anni fa)? Chissà!

Se Melli si ritrova, mi aspetto che Gentile abbia capito quanto può dominare in Europa a soli 21 anni; insomma, per me la partita di ieri deve essere per Alessandro la consacrazione a livello assoluto, non tanto per la tripla sparata in faccia a Ilyasova, ma per le palle quadrate che ha dimostrato di avere. Talento assoluto, lo ripeterò fino alla morte, giocatore completo che deve solo migliorare il tiro da 3 punti (anche se in questi europei sembra aver trovato continuità). Il problema rimane la mentalità: entrare a partita in corso e fare 2 falli stupidi ti condiziona subito il resto dei minuti che giocherai, come è assurdo intestardirsi finché la penetrazione non va a buon fine. Ma quando lo vedo giocare mi chiedo solo una cosa: dove potrebbe arrivare un talento così cristallino se solo fosse a volte meno presuntuoso e scontato? Io ve la butto lì, forse è una provocazione, ma sicuramente è un tema su cui riflettere. Non voglio creare dualismi o sminuire nessuno, ma solo far capire una cosa importante ai tifosi italiani e milanesi: Gentile ha più talento di Gallinari a parità di età. Questo non significa che il figlio di Nando possa e riesca a dominare quanto faceva il Gallo all’Olimpia (forse anche perché Gallinari ha giocato nel nulla milanese, mentre Gentile aveva comunque davanti gente con pedigree molto importanti), ma sicuramente implica il fatto che in questo ragazzo dobbiamo crederci a prescindere. Perché la testa andrà a posto, le serate in discoteca saranno più morigerate e si alzerà l’asticella dei traguardi raggiunti. Milano, come tifo, come città, ha il dovere di credere nel suo nuovo capitano, perché si potrà dire tutto a Gentile, ma non gli si potrà mai rimproverare di non essere un leader che sa prendersi le sue responsabilità. L’Italia, invece, deve sostenere i talenti, senza propendere troppo verso la carota, ma nemmeno usando solo il bastone.

Quando c’è da dire che le cose vanno male, sono e sarò sempre il primo a farlo, ma per ora lasciatemi gioire di questa Nazionale e di questi due giovani. Complimenti Ale e Nic, con tanti saluti alla schiacciata di Erden, che non ha minimamente cancellato la sua acconciatura da diva anni ’60 e i suoi movimenti in post pari a quelli di una casalinga disperata.