Milano si suicida, ma può risorgere come una fenice

Premesso che per un suicidio sportivo del genere non ci sono tante parole da dire: possiamo parlare di calo mentale, di follia complessiva, di troppa gnocca al Forum che ha accecato i giocatori durante i minuti finali, possiamo parlare di tutto quello che volete, trovando mille giustificazioni plausibili, cento fattibili, ma nessuna così ampia da spiegare la sconfitta. Già, perché questa debacle è un mix di tante cose: scelte tecniche, fischi arbitrali, resistenza mentale, mentalità, freddezza nei momenti clou. Lungi da noi, parlare di follia o di serie gettata al vento, perché il cammino è lungo e la strada potrebbe essere ancora più in discesa dopo questa sconfitta. Il tutto, a patto che siano chiare certe considerazioni tecniche.

1) BANCHI E LA GESTIONE DEI GIOCATORI ON FIRE. Stasera abbiamo avuto la classica dimostrazione di una cosa che è lampante da un po’ di tempo: Banchi non sa gestire al meglio i giocatori che sono maggiormente in trance agonistica. L’esempio di stasera è Gani Lawal: il centro regala giocate spettacolari quanto efficaci, specialmente in attacco giocando meglio il picknroll di quanto non faccia Samuels; difensivamente, poi, è una presenza importante (3 stoppate illegali in 12 stati della Comunità Europea) capace di contenere Big Sofo più di quanto non riescano a fare gli altri. Eppure, vede il campo solo per 17 minuti, lasciato in panchina nella ripresa, quando poteva essere un’arma importante nello scacchiere milanese. Altro esempio può essere Langford: stasera mai in partita, se non per 5 assist, irritante al tiro e anche in penetrazione (evento più unico che raro), eppure sempre in campo nei momenti fondamentali. Risultato? Prima sbaglia il libero della possibile vittoria, poi, nell’overtime, perde malamente un pallone d’importanza capitale, permettendo a Hickman di andare in lunetta e suggellare la vittoria.

2) TIRI LIBERI. Quando conta, non entrano mai, è innegabile. Premesso che, sui liberi finali dei tempi regolamentari, con Langford in lunetta, sembrava di essere alla Nokia Arena più che al Forum di Assago (e di questo ne faccio una piccola colpa alla cornice di pubblico indisciplinata, perché il massimo del tifo lo si da quando conta, non quando si va sul +20 a risultato ormai acquisito), a Milano la mano trema dalla lunetta. Non saprei dirvi perché, vi mentirei altrimenti. Eppure, Langford sbaglia il libero decisivo, per poi essere perfetto dalla lunetta in overtime (tranne l’errore finale a 2.5 secondi dalla fine, per permettere a Milano di conquistare un possibile rimbalzo offensivo e pareggiare con un tap in velocissimo); Hackett 0/2 nel finale concitato di tempi regolari, Jerrells altro giocatore cui trema la mano dalla lunetta, a volte. Parliamo di tre guardie, giocatori che hanno percentuali surreali da 3 punti e sbagliano proprio (casualmente?) i liberi decisivi o importantissimi? Mi sembra chiaro che ci sia un problema di fondo, che può essere rintracciato nell’eccessiva pressione di cui è sempre permeato l’ambiente milanese.

3) BLATT GRANDISSIMO ALLENATORE. Lo stimo da quando ho iniziato a seguire il basket, e lui allenava Treviso. Allenatore che mi fa impazzire anche per lo stile che ha in panchina: raramente sopra le righe, capace di disciplinare i suoi giocatori anche quando la frustrazione potrebbe farla da padrona (eloquente il segno di silenzio, con l’indice sulla bocca, rivolto a Ohayon che si stava lamentando per un fallo). Tecnicamente, poi, è una spanna sopra a tanti altri in Europa: ma non lo dimostra solo in questa prima gara di Playoffs 2014. Trova in Rice e Hickman i fedeli templari per la ricerca del Santo Graal, quella vittoria insperata fino al libero sbagliato di Langford. Dosa in maniera fantastica il suo fattore x, quel centro greco che tanto potrebbe dare se fosse più disciplinato e un po’ più snello, ma ripaga con fiducia un Tyus dominante nel finale: il centro israeliano lo ringrazia con una stoppata mostruosa su Langford e l’alley oop che fa esplodere lo spicchio di Forum occupato dai tifosi ospiti. In questa prima partita vince il duello con Banchi, anche se tanti sono i demeriti del coach milanese.

4) TRIPLE SENZA UN BIANCOROSSO SENSO. Già, parlo di quelle prese da Moss, Jerrells e Langford dal palleggio, senza alcun senso logico. Moss e Jerrells le prendono in fiducia (troppa) quando il margine di vantaggio è ancora rassicurante, mentre Langford si prende la briga (e di certo il gusto, citando De André) di sparare dalla distanza quando il Maccabi è a +2 e manca poco più di un minuto alla fine dell’overtime. Ecco, questo è sintomatico su come l’inerzia, nel finale di partita, fosse dalla parte del Maccabi. Mentre Rice piazzava floater assurdi, mentre Hickman segnava con tabellate allucinanti, Milano viveva d’individualità controproducenti, raccapezzandosi solo quando la palla era consegnata a Samuels nel pitturato. Questo, si sa, è il problema di chi vive del tiro da 3 punti: eppure, Milano stava tirando benissimo dalla distanza prima dei 3 errori consecutivi nell’ultimo quarto di gioco. Anche questo aspetto va riconsiderato in ottica gara-2, perché i vantaggi vanno amministrati senza bisogno di cercare la gloria personale con triple dal palleggio quando mancano 20” alla fine dell’azione.

5) ARBITRAGGIO. Parlare di arbitraggio, quando arrivi a perdere una partita quasi chiusa, può sempre sembrare ridicolo e assurdo. Tutto vero, se non fosse che due episodi chiave sono da menzionare. Nel fallo antisportivo di Melli, che è un antisportivo in tutti i regolamenti di basket (anche in quello di Marte), l’ala milanese subisce una spinta da Tyus che “lo obbliga” a effettuare il placcaggio stile rugby su Rice. Ripeto, il fallo è antisportivo tutta la vita, però la spinta pregressa poteva almeno essere presa in considerazione nel fallo di Melli. Altro episodio è l’antisportivo reclamato a gran voce su una rimessa milanese nel finale di tempi regolamentari. Effettivamente il giocatore del Maccabi commette fallo prima ancora che la palla sia in gioco, perciò la sanzione adeguata è l’antisportivo: una chiamata arbitrale che avrebbe probabilmente cambiato l’economia della partita, ma che non si può certo usare come scusante per la sconfitta. Oltre questi due episodi non mi sembra di poter dire che l’arbitraggio sia stato pro Maccabi, anche se in qualche entrata di Hackett e Jerrells il fischio non è arrivato, come accaduto invece nelle entrate a fine tempi regolamentari di Rice e Hickman.

La sconfitta farà male, probabilmente molto, ma l’Olimpia può risorgere da queste incredibili ceneri. Ovviamente le motivazioni sopra citate, possono essere ampiamente confermate andando a rivedere il film della partita; eppure, per 38′ di gioco, Milano ha dominato l’avversario in lungo e in largo, specialmente a rimbalzo e nel tiro da 3 punti, correndo in campo aperto quando era necessario, sfruttando la poca reattività di Big Sofo nel rientrare in difesa, giocando anche qualche picknpop con Samuels, oltre che ottimi picknroll con Lawal. Bisogna rimettere subito il treno sui binari, altrimenti la prossima fermata potrebbe essere lo 0-2 israeliano. Perdere il fattore campo è la cosa che potrebbe costare più cara, mentre arrivare a gara-5 potrebbe essere una lama a doppio taglio: se è vero che la bella si disputerebbe tra le mura amiche del Forum (2 sconfitte in tutta la stagione, compresa quella folle di ieri), è anche vero che Milano non è abituata a giocarsi sfide da dentro o fuori quando conta. O meglio, per ora l’unica sfida dentro-fuori l’ha persa, casualmente nello stesso modo in cui ha perso questa gara-1.