Miracolo Nanterre, in due anni dalla ProB al titolo francese

Il miracolo Nanterre parte da una storia normale. Quella di un club che, in qualche modo, si è trovato nel posto giusto al momento giusto e ha saputo farsi trovare pronta. Dopo il titolo di ProB vinto nel 2011 la squadra bianco verde ha disputato una tranquilla prima stagione nel massimo campionato, e quest’anno ha compiuto un altro scalino qualificandosi in maniera in tutto e per tutto rocambolesca ai Playoff, colti con l’ottava piazza dopo una regular season da 15 vittorie e 15 sconfitte, che soltanto in virtù degli scontri diretti le ha evitato di finire decima e di non disputarli neanche, questi Playoffs.  Arrivati nella fase più calda del campionato, però, era giunto il momento di giocarsela fino in fondo e la squadra ha risposto presente.

Per prima cosa ha eliminato la testa di serie numero 1 Gravelines, successivamente si sono imposti sui campioni in carica di Chalon e, proprio quando il sogno sembrava svanire, dopo la gara uno  di finale persa contro Strasburgo gli uomini di coach Donnadieu hanno saputo reagire e portare a casa il titolo più inaspettato dell’era recente nel basket europeo. E pensare che, data l’inadeguatezza del palazzetto locale, Nanterre ha disputato questa post season allo Stade Pierre de Coubertin, casa di Parigi Levallois, che ha prestato temporaneamente l’impianto a quella che doveva essere poco più di una meteora passeggera nel panorama del basket francese.

E invece Nanterre ha stupito tutti con il suo gioco equilibrato, nel quale non spicca una particolare stella e a trionfare è la squadra, guidata da David Lighty, guardia che a Cantù sembrava un giocatore assolutamente normale e che invece è riuscito a tornare ai livelli (di assoluta eccellenza) di Ohio State, dove aveva giocato al college da protagonista. I suoi 21 punti in gara 4 hanno regalato il successo finale ad una squadra che ha saputo spendere nel miglior modo possibile il suo esiguo budget (il più esiguo della ProA) puntando sul tiratore Trenton Meacham accoppiato al suddetto Lighty, eletto anche MVP di questa finale. Per il resto la rosa si compone di una serie di comprimari locali, che hanno saputo però trasformarsi in un gruppo micidiale per le individualità dei colossi cestistici transalpini, che opponevano giocatori dal talento comprovato come Chris Warren, Alexis Ajinca e Ricardo Greer, per citare soltanto quelli che si sono trovati ad affrontare nella finale con Strasburgo.

Adesso arriva il difficile compito chiamato Eurolega, per la quale la squadra attuale non è in alcun modo pronta a competere. Il budget comprensibilmente rimarrà quello con cui è stata costruita la squadra di questa stagione, ma il trionfo finale ha dimostrato una volta di più che l’importante non è quanti soldi hai, ma come riesci a spenderli. I bianco verdi hanno dato veridicità al proverbio che recita saggiamente: “chi va piano va sano e va lontano”. Con i conti in regola e le scelte giuste (leggi un paio di pedine che forniscano punti e qualità) l’obiettivo è ripetersi anche l’anno prossimo e ben figurare in campo europeo per trasformare Nanterre dall’eccezione alla regola.