Capolavoro Djordjevic: dal campo alla panchina, batte la Grecia 16 anni dopo

Che cosa possono avere mai in comune la Jugoslavia del 1998 e la Serbia del 2014? La risposta è semplice: Aleksander Djordjevic. Allora da capitano fece parte della nazionale che sconfisse in semifinale per 78-73 i padroni di casa della Grecia nel Mondiale di Atene: gli slavi si ritrovarono sotto di 13 nel bel mezzo del secondo tempo, davanti a 15mila persone, ma dimostrarono di essere una grande squadra, trovando la forza di rientrare in partita e di vincerla all’overtime. Poi la Jugoslavia conquistò la medaglia d’oro, ma questo per il momento non ci interessa. Perché da quella storica semifinale di Atene sono passati 16 anni, un periodo molto lungo in cui sono cambiate tante cose: innanzitutto la Repubblica Socialista Federale si è sgretolata ed è nata la Serbia, sotto la cui bandiera dal 2006 gioca la Nazionale di pallacanestro. Con una squadra di soli serbi è diventata più dura competere ai massimi livelli e, dopo l’exploit del 2009 con la medaglia d’argento agli Europei, adesso sta provando a risalire sotto la guida di Aleksandar Djordjevic. Sì, proprio lui, l’indimenticabile capitano che nel 2006 ha svestito la canotta da giocatore e l’ha sostituita con il completo dell’allenatore. Dopo essersi fatto le ossa nel campionato italiano, nel 2013 si è seduto sulla panchina della Serbia e finora i risultati sono dalla sua parte: settimo posto agli ultimi Europei, che vuol dire qualificazione alle prossime Olimpiadi, e adesso c’è un Mondiale ancora tutto da decidere.

Teodosic e compagni sono capitati sicuramente nel girone più duro di tutta la competizione, quello A con Spagna, Francia e Brasile. Ed infatti sono riusciti a vincere solo le partite con Iran e Egitto, bastevoli per la qualificazione alla fase finale da quarta classificata, anche se contro la Francia il successo lo avrebbero meritato. In ogni caso, la Serbia non era apparsa una squadra abbastanza competitiva da poter andare oltre i quarti: poco coesa a livello di gruppo, incostante sia a a livello collettivo che individuale, e con il giocatore più rappresentativo (Krstic) che è presto diventato un caso sia per lo scarso utilizzo che per le insufficienti prestazioni. Insomma, contro la solidissima Grecia che ha dominato il girone B, presentandosi imbattuta alla fase finale, nessuno avrebbe scommesso un euro sulla squadra di Djordjevic.

Ma la pallacanestro è bella proprio perché è imprevedibile, non lo smetterò mai di ripetere. E così quella che si è presentata al palazzo dello sport di Madrid è stata una Serbia completamente diversa rispetto a quella vista per una settimana a Granada, tanto da far pensare che quel genio di Djordjevic l’avesse nascosta nell’ultima settimana: è scesa in campo molto più combattiva, concentrata e soprattutto unita e solida, sia a livello di gioco che a quello mentale. Ed è stata proprio questa la chiave che ha permesso a Teodosic e compagni di sorprendere la Grecia e di metterla ko 90-72. Nel primo tempo la Serbia non ha praticamente sbagliato nulla, ma gli ellenici hanno risposto colpo su colpo e non sono sembrati mai andare in affanno, ma anzi aspettare il primo passaggio a vuoto degli avversari per poter scappare via. E così ne è nata una partita bellissima, sia dal punto di vista del pathos che da quello tecnico, con diverse giocata di alto livello (chiedere a Nikola Kalinic, 12 punti e 2 schiacciate pazzesche nel primo tempo).

Nella ripresa, però, i serbi non hanno mai mostrato segni di cedimento, o quantomeno qualche calo significativo: hanno sempre difeso con ordine e intensità, mentre in attacco hanno quasi sempre costruito il tiro migliore possibile, segnando sempre con grande continuità. Ad un certo una delle due squadre ha avuto un passaggio a vuoto e l’altra ne ha approfittato per prendere il largo: ma, a dispetto dei pronostici, non è stata la Grecia, bensì la Serbia a piazzare un break di 21-8 a cavallo tra terzo ed ultimo quarto, prendendo nettamente il controllo delle operazioni (76-60). Gli ellenici sono rimasti semplicemente shoccati dalla cattiveria, dalla concentrazione e dall’efficacia degli avversari, che non gli hanno concesso veramente nulla, fino a quando Bourousis e compagni non sono crollati mentalmente, oltre che tecnicamente.

Insomma, Djordjevic ha realizzato un vero e proprio capolavoro: non solo ha cambiato completamente volto alla sua squadra nel giro di qualche giorno, ma l’ha resa così competitiva tanto da mandare in crisi (ed a casa) una squadra come la Grecia, che sembrava destinata a fare molta strada, grazie alla solidità ed al carattere con cui avevano letteralmente dominato il girone di Siviglia. La vittoria contro gli ellenici mancava da 16 anni, ovvero da quel 1998 che vide Djordjevic chiudere la sua carriera con una medaglia d’oro e con una grande rimonta sui padroni di casa in semifinale. Nell’ultimo decennio e mezzo, queste due nazionali si sono incontrate tre volte per degli incontri ufficiali, tutti all’interno dell’Eurobasket, ed ha sempre prevalso la Grecia.

Ma stavolta è andata differentemente: la Serbia ha passato meritatamente il turno e si è conquistata il diritto di giocare i quarti con il Brasile. Squadra con cui a Granada non aveva giocato male, ma stavolta servirà ben altra prestazione per sperare di ottenere delle semifinali che alla vigilia del torneo, e a maggior ragione dopo la prima fase, sembravano pura utopia. Insomma, i ragazzi di Djordjevic devono dimostrare di poter essere ancora terribili e di poter ripetere la grandissima performance di ieri sera.