Ecco come la Serbia può giocarsela con gli USA. E c’è quel precedente…

Come ampiamente previsto, il Team USA è volato in Spagna per passeggiare su questo Mondiale e prendersi la medaglia d’oro senza troppi patemi d’animo, soprattutto dopo che i padroni di casa sono usciti clamorosamente ai quarti di finale contro la Francia. Nell’ultimo atto si troverà di fronte la Serbia, che a Madrid finora ha giocato due partite e mezzo straordinarie, riuscendo contro tutti i pronostici ad arrivare in finale. E adesso la truppa di coach Djordjevic vuole provare ad insediare gli americani per 40’, come nessuno è riuscito a fare in tutto il Mondiale. Come? Andiamo a vederlo.

RITMI BASSI – Attaccare nei primi 10 secondi dell’azione, e di conseguenza alzare i ritmi, contro il Team USA è semplicemente una condanna a morte. Questo perché gli americani non vedono l’ora di poter attaccare in transizione, situazione in cui arrivano sempre a far canestro. E’ necessario quindi tenere i ritmi bassi, attaccare sfruttando tutti i 24 secondi e cercare di limitare al minimo le palle perse. La Serbia a Madrid ha dimostrato di saper attaccare con qualità, coralità e pazienza difese ostiche come quelle di Grecia e Brasile, quindi quale squadra meglio di questa può far sudare le stelle della NBA nella loro metà campo?

SFRUTTARE LA PESSIMA DIFESA PERIMETRALE AMERICANA – Sotto canestro fare a sportellate con i vari Davis, Faried e Cousins è veramente difficile, anche quando hai lunghi di taglio NBA come Raduljica e Krstic, ma sul perimetro questa selezione è tutt’altro che brillante, in particolare quando ci sono contemporaneamente in campo James Harden, Steph Curry e Kyrie Irving. La Serbia ha la chiave perfetta per mettere in crisi la difesa del Team USA: Milos Teodosic. Se ha ancora abbastanza benzina nel serbatoio, la sua classe in cabina di regia, la sua mano calda da oltre l’arco (49%) ed il suo modo di giocare ottimamente il pick and roll può essere decisivo per la truppa di Djordjevic. In particolare, su situazione di p&r può costringere Davis e Faried a caricarsi presto di falli, non potendolo contenere efficacemente.

INTASARE L’AREA – Se in difesa gli americani qualcosa tendono a concederla, è in attacco che fino ad ora sono stati inarrestabili, pur non facendo quasi mai nulla di eccezionale. Nei secondi tempi delle partite hanno sempre trovato facilmente il modo di fare il vuoto, che sia con il tiro da tre punti o con le penetrazioni o ancora con la palla giocata ai lunghi. Per tentare di reggere l’urto del talento offensivo del Team USA è necessario impostare una difesa sulla scia di quella di Ataman, l’unico ad aver imbrigliato per 30′ le stelle della NBA: ovvero, intasare l’area, giocare con intensità, aggressività e concentrazione e costringere gli avversari a ragionare ed a forzare. Il problema è che alla lunga le energie finiscono ed i ricambi è difficile che riescano a reggere. 

COM’È FINITA L’ULTIMA VOLTA? – Sono passati 12 anni da quando Serbia e Team USA si sono scontrate: era il 2002, Mondiale di Indianapolis, dove gli slavi, ancora sotto la bandiera della Yugoslavia, hanno shoccato gli americani e li hanno messi ko 81-78 in semifinale, andando poi a vincere la medaglia d’oro contro l’Argentina. Allora la nazionale poteva contare su fenomeni assoluti come Jaric, Gurovic, Bodiroga, Stojakovic e Divac, ma pur essendo più povera di talento rispetto a quel “Dream Team” slavo, non va assolutamente sottovalutata la truppa di coach Djordjevic, che per carattere e gioco ha dimostrato di poter fare paura a tutti.