FIBA World Cup 2014 – Diario di viaggio: Granada, giorno 1

Venerdì 29 agosto, la sveglia suona impietosa alle ore 6.30. C’è un viaggio nel viaggio da compiere, perché dalla mia Avellino devo salire a Roma per volare in direzione della Spagna. Tra un attacco d’ansia e l’altro per la mia paura forsennata di prendere l’aereo (e ne ho presi ben due nel giro di qualche ora, vi lascio immaginare come all’arrivo il mio colorito mediterraneo si sia trasformato in giallognolo), oltre alla classica valigia, ne ho portata con me una immaginaria carica di aspettative, sogni e speranze su questa prima avventura della mia vita ad uno degli appuntamenti più importanti del panorama cestistico. Ma soprattutto un quesito mi ha crucciato per tutto il viaggio: riuscirò ad essere all’altezza della situazione in cui mi sto per immergere? Ve lo dico francamente, il mio inglese è abbastanza mediocre, poi sulle mie capacità di socializzazione è meglio sorvolare…

image-4Appena arrivato a Granada però ha prevalso l’emozione di essere in una delle città in cui si svolgerà la FIBA World Cup 2014: in aereo non ho prestato granché attenzione ai passeggeri, ero maggiormente impegnato a fissare il sedile davanti nella speranza di non svenire, ma una volta arrivato mi sono reso conto di aver volato con tanti addetti ai lavori del Mondiale, che da Madrid hanno raggiunto Granada. Prima di continuare il racconto, è necessario fare un passo indietro: per due anni consecutivi sono stato a Torino in occasione delle Final Eight, che mi avevano ben impressionato per l’organizzazione ed il seguito. Beh, qui in Spagna siamo a tutto un altro livello, innanzitutto dal punto di vista del marketing e della comunicazione: la città è tappezzata di manifesti riguardanti la Coppa del Mondo, tutti i taxi pubblicizzano la competizione, sono già state montate diverse fan zone nelle piazze più affollate, e così facendo anche dei normali turisti che magari di pallacanestro ne sanno poco e niente vengono incuriositi. L’attesa è alta, bene o male tutti parlano della competizione che sta per prendere inizio: vi basti sapere che, quando sono arrivato al Palacio Municipal de Deportes, questo era circondato da centinaia di appassionati o semplici curiosi che speravano di scovare qualche giocatore per un autografo o una foto.

Generalmente il primo impatto con Granada è stato molto positivo: una città pulita, con poco traffico, tante isole pedonali e piste ciclabili, una marea di vicoli particolarmente piacevoli da attraversare, gente molto cordiale e costo della vita inferiore persino a quello di una città piccola come Avellino. Insomma, nonostante le fatiche del viaggio, mi è sembrato subito di stare in paradiso. Ma il meglio della giornata doveva ancora venire. Intorno alle 21.30 sono salito su un taxi e mi sono fatto accompagnare alla “Mirador de San Nicolas”. Probabilmente a molti di voi questo posto non dirà nulla ma, come potete ben immaginare dopo aver ammirato le foto, alla sua vista sono rimasto per circa 10 minuti con la mascella spalancata, inerme dinanzi a cotanta bellezza. Il paesaggio mozzafiato non è l’unica cosa che ha caratterizzato questo posto, perché qui è stato dato il via alla FIBA World Cup con oltre 200 ragazzini, considerati il futuro della pallacanestro a Granada (qualcuno in Italia prenda appunti…), che hanno urlato i nomi dei 12 giocatori che tenteranno di trascinare la selezione spagnola alla medaglia d’oro, dinanzi ad una platea vastissima, che contava anche francesi, serbi, egiziani ed iraniani, tutti avversari dei padroni di casa nel Girone A.

Dopodiché mi sono recato nel ristorante in cui ero stato invitato dall’organizzazione per un “Welcome Media Party”. Diciamo che dopo essere entrato in un posto di lusso che non mi sarei mai potuto permettere, mangiato e bevuto senza spendere un euro, conosciuto tanti colleghi interessanti (non potete neanche immaginare cosa rappresenta Andrea Pecile a Granada, è semplicemente un idolo), sono tornato al mio umile ostello pienamente soddisfatto del mio primo giorno “mondiale”.

Ed il bello deve ancora venire, perché da oggi si inizia a fare sul serio: spazio per il turismo e la vita mondana ce ne sarà ben poco, perché da mezzogiorno in poi sono pronto a chiudermi nel palazzetto, manco fosse un convento, ed a tornare a respirare aria di vera pallacanestro. Purtroppo l’Italia non sarà impegnata nella competizione mondiale, in tanti mi hanno chiesto il perché, io da buon patriota mi son difeso con la storia delle grandi assenze e delle energie finite, ma a distanza di un anno dall’Eurobasket devo ammettere che brucia ancora tanto quella qualificazione prima apparsa alla portata e poi svanita a pochi metri dal traguardo. Gli azzurri non ci saranno: peccato, ma nonostante ciò vale assolutamente la pena seguire questi Mondiali, che promettono spettacolo, emozioni forti e le immancabili sorprese. Ah, occhio alla Spagna: qui son tutti carichi come delle molle, il fattore ambientale potrebbe avere un ruolo non indifferente nelle sorti di questa competizione.