FIBA World Cup – Diario di viaggio: Granada, giorno 3

Dal nostro inviato a Granada, Gabriele Galluccio

Inconsciamente siamo portati ad associare il 31 agosto alla fine dell’estate, e questo solitamente ci trasmette un senso di tristezza profondo. Beh, stavolta ho un paio di buone notizie per voi: la stagione non cambierà prima del 20 settembre, ma soprattutto se avete ancora in programma di fare qualche giorno di vacanza, sappiate che a Granada ci sono picchi di 38 gradi. Sì, avete letto bene, TRENTOTTO. Io ne so qualcosa, li ho sentiti tutti sulla mia pelle durante la lunga, e non voluta passeggiata del post-pranzo. Ma andiamo con ordine. 

IMG_7005Nonostante le ore piccole della notte precedente, alle 12.30 ero già bello carico e pronto ad immergermi in una nuova giornata completamente a sfondo cestistico. Ma prima dovevo risolvere un paio di problemi: il pacchetto di sigarette era vuoto e la fame iniziava a reclamare un pasto decente. Sappiate che io ed i problemi non abbiamo un ottimo rapporto, sono più abituato a crearli che a risolverli, ed anche stavolta non ho fatto eccezione: ho vagabondato per le strade del centro e chiesto informazioni a chiunque, senza però mai riuscire ad arrivare ad un dannato tabaccaio. E quando finalmente dopo circa un’ora sono riuscito a trovarne uno, questo era chiuso. E anche quello dopo, e quello dopo ancora. Almeno la sorte ha deciso di ripagarmi sotto l’aspetto culinario: giunto casualmente dinanzi ad un affascinante ristorante italiano, ho controllato qualche recensione sui siti specializzati e mi sono avventurato. Probabilmente è stata una delle decisioni migliori della mia vita: per oltre un’ora mi è sembrato di essere tornato in Italia, la cucina era veramente ottima e le porzioni… beh, potete trarre le conclusioni da soli dopo aver guardato la foto a destra.

IMG_7011Questo piacevole fuori programma mi è costato però del tempo prezioso: intorno alle 15.00 ero distante quasi 4 km dal Palacio Municipal de Deportes, dovevo trovare un taxi, ed anche alla svelta, se non volevo perdere nemmeno un minuto della partita tra Serbia e Francia. E magari ne avessi perso solo uno… ovviamente di taxi liberi neanche l’ombra, pur essendo in pieno centro. E allora ho iniziato ad incamminarmi: tanto, mi son detto, prima o poi ne passerà uno. Ovviamente non è andata così e sono arrivato in una pozza di sudore (per fortuna sono uno di quelli che “pezza ma non puzza”, per utilizzare una citazione di un certo spessore), causata da quei famosi 38 gradi di cui prima, ma soprattutto ad incontro già iniziato. Ah, però strada facendo alla fine le sigarette le ho trovate, magra consolazione. Per fortuna il meglio Serbia e Francia lo dovevano ancora dare: il primo tempo è stato ad appannaggio di Teodosic e compagni, che hanno mosso bene e con velocità il pallone ed hanno anche approfittato dei problemi di Diaw, costretto a stare a guardare per lungo tempo con tre falli a carico. Nella ripresa, però, i transalpini hanno pescato due jolly dalla panchina, Diot e Jackson, che hanno ricucito le 8 lunghezze di svantaggio maturate all’intervallo lungo e posto le basi per un ultimo quarto esaltante. Da una parte la voglia dei serbi di fare il colpaccio, dall’altra la forza della disperazione dei francesi che non potevano permettersi un altro passo falso hanno fatto sì che la partita finisse appesa al sottilissimo filo dell’equilibrio, pronto a spezzarsi in qualsiasi momento. E proprio quando tutto sembrava apparecchiato per l’overtime, quel filo si è spezzato. O meglio, è stato tagliato dall’arbitro Cerebuch, che, con un fischio quantomeno dubbio, a poco più di un secondo dalla fine ha consegnato i liberi della vittoria alla Francia ed ha fatto imbestialire la Serbia, coach Djordjievic in primis, che in conferenza stampa non le ha mandate a dire. Ciò non toglie che questa partita sia stata di gran lunga la migliore vista finora in quel di Granada, sia per il pathos e l’intensità che per la qualità. 


Sulle altre due partite della giornata non è il caso di soffermarsi con particolare attenzione, perché hanno avuto ben pochi spunti da offrire, in particolare Brasile-Iran, in programma alle 18.00. Gli asiatici hanno retto circa 12 minuti, guadagnandosi la simpatia del pubblico di Granada, e si sono pure tolti lo sfizio di comandare diverse volte la gara. Poi, però, i verdeoro hanno deciso di iniziare a fare sul serio: parziale di 21-4 per chiudere il primo tempo sul +16 e tanti saluti alla volenterosa Iran. Nel secondo tempo ovviamente non c’è stata storia, e coach Magnano ha dato ampio spazio alle seconde linee: personalmente, l’unico sussulto questa partita me l’ha regalato verso la fine, quando Guilherme Giovannoni, idolo indiscusso ai tempi della Virtus Bologna, si è scrollato di dosso la polvere ed ha infilato una bella tripla, subendo anche il fallo. 

IMG_7047Alle 22.00 è invece andata in scena la padrona di casa: dopo l’Iran, la vittima sacrificale all’altare del “Dream Team” spagnolo è stata l’Egitto, che è rimasta in partita fino al… 2-2. Poi Rubio e compagni hanno affondato il colpo senza pietà e firmato un parziale di 17-0. Come potete ben immaginare, nel caso in cui non l’abbiate vista, l’incontro non è stato granché interessante, con la Spagna che ha giocato con il freno a mano tirato ed ha ruotato molto gli uomini, dando in particolare tanti minuti a Serge Ibaka. Se dalla televisione vi sembra uno piuttosto grosso fisicamente e molto atletico, dal vivo vi posso dire che è più o meno una montagna che quando salta raggiunge vette solamente inimmaginabili per gli altri esseri umani. Se lo spettacolo in campo ha latitato, sugli spalti i padroni di casa non si sono di certo fatti abbattere dalla noia di una partita scontata, ma anzi sono stati una delle principali fonti di interesse per passione, colori e stravaganza. 

E così un’altra giornata si è conclusa, per la gioia delle mie gambe che dopo tanto girovagare hanno bisogno di qualche ora di assoluto riposo. Quelle che invece non saranno concesse alle squadre: oggi alle 15.30 si torna nuovamente in campo, e particolare attenzione va prestata al big match serale tra Spagna e Brasile, che con ogni probabilità metterà in palio il primo posto all’interno del Gruppo A.