FIBA World Cup – Diario di viaggio: Granada, giorno 4

Dal nostro inviato a Granada, Gabriele Galluccio

Mai pausa fu più gradita in tutta la mia vita. Non pensavo che lo avrei mai detto, ma dopo tre giorni consecutivi in cui sono entrato al Palacio Municipal de Deportes con il sole bello alto nel cielo ed uscito a notte fonda, 24 ore senza pallacanestro sono assolutamente necessarie per ricaricare le batterie e, perché no, svestire i panni da giornalista e infilarsi quelli da turista.

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Gli spagnoli… iraniani!

Imparando dall’errore di domenica, stavolta pur di evitare di rimanere a piedi e di arrivare in ritardo, sono sceso con largo anticipo e mi sono fatto lasciare direttamente nei pressi dell’arena, dove ho mangiato un boccone prima di prendere puntualmente posizione, sempre la stessa leggermente decentrata verso sinistra in corrispondenza con le panchine, per l’inizio di Iran-Serbia. Sarò onesto, non mi aspettavo granché da questa partita, nonostante gli asiatici avessero dimostrato nei primi giorni di essere discreti sia tatticamente che tecnicamente, pur non potendo competere a questi livelli così alti. Ma spesso ci dimentichiamo che il pallone è rotondo e che nello sport, in particolare nella pallacanestro, tutto può succedere. Ed infatti è accaduto che un solo uomo, Hamed Haddadi, il più alto e grosso dell’intero Mondiale ma pur sempre uno, ha fatto ammattire un’intera squadra, mostrando lampi di puro talento che, abbinati ad un dominio fisico imbarazzante vicino a canestro, gli hanno consentito di firmare la bellezza di 22 punti nel giro di 17 minuti e di trasformare una partita apparentemente scontata in una punto a punto. Nel secondo tempo purtroppo la partita è scappata via dai binari dell’equilibrio per due motivi: i quattro falli che hanno fortemente limitato il capitano iraniano, soprattutto dal punto di vista difensivo, e la paura dei serbi di essere massacrati da coach Djordjevic, a dir poco furioso dopo gli orrori della prima parte di gara. Alla fine la Serbia si è imposta per 70-83, ma le attenzioni sono state giustamente tutte per Haddadi, che ha chiuso con 29 punti ed ha raccolto una splendida standing ovation da parte del pubblico di Granada, che ancora una volta si è dimostrato molto sportivo. Anzi, a dirla tutta, i fan più sfegatati dell’Iran erano proprio degli… spagnoli! Nella foto a destra potete infatti notare un clamoroso personaggio con in testa una maschera ritraente un maiale: ebbene, è stato proprio lui, insieme al suo gruppo, a lanciare per tutta la partita i cori di sostegno agli asiatici ed in particolare ad Haddadi, che con la sua strepitosa performance ha conquistato il cuore dei presenti, che sinceramente si aspettavano di vedere una debacle. 

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I coraggiosi tifosi egiziani

Debacle che è però arrivata qualche minuto dopo, in quella che non ho paura di definire la partita più noiosa a cui abbia mai assistito dal vivo (perché fidatevi, in tv o in streaming ho visto in orari spesso insoliti cose che voi umani non potete nemmeno immaginare…). Trovo superfluo parlare di un incontro che è finito 94-55 in favore della Francia, dato che l’Egitto è davvero impresentabile a questi livelli e, a differenza dell’Iran, è anche piuttosto disorganizzato e confusionario. Pensate che stia esagerando? Beh, allora sappiate che questa sfida è durata solo un’ottantina di minuti, eppure tutti i colleghi con cui ho parlato mi hanno confidato che l’hanno trovata eterna. Della serie, quando ci si annoia il tempo non passa mai. 

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Il momento degli inni

Ma ecco che arriviamo al big match della serata, quello che tutti stanno aspettando da ore: dopo aver scherzato nelle prime due partite con Egitto ed Iran, la Spagna è chiamata al primo vero impegno del suo Mondiale, contro un Brasile molto solido, tostissimo in difesa e con diversi giocatori di fama internazionale. Per la prima volta dall’inizio della competizione, io ed il mio ormai consolidato compagno di banco Alessandro decidiamo di spostarci all’estrema destra della tribuna stampa, praticamente in mezzo al pubblico, dove forse la visuale è addirittura migliore. La scelta si è presto rivelata azzeccata, perché lo spettacolo in campo meritava di essere gustato al massimo. Chi si attendeva una partita equilibrata e magari in bilico fino alla fine è rimasto profondamente deluso: la Spagna ha offerto una prova di forza sbalorditiva, ha prima stordito e poi messo al tappeto gli avversari con una pallacanestro rapida, efficace ed eseguita con una serenità impressionante. In particolare, i fratelli Gasol hanno messo in imbarazzo fin da subito Nene e Splitter, non proprio gli ultimi arrivati ma due rispettati giocatori della NBA, ben supportati da tutta la squadra, la quale ha chiuso il primo quarto avanti di ben 16 lunghezze (14-30).

Il Brasile ha provato a reagire in apertura di seconda frazione, ma si è presto dovuto rendere conto che contro una Spagna che gioca con tale sicurezza ed eleganza c’è davvero ben poco da fare. Nonostante il secondo tempo sia stato una sorta di garbage time prolungato, stavolta non ci si è annoiati per niente. Anzi, le emozioni più forti sono arrivate in seguito all’intervallo lungo, quando Pau Gasol si è abbattuto con grazia e maestosità divine sui poveri giocatori verdeoro, che lo hanno potuto solo ammirare mentre infilava tre triple ed 11 punti consecutivi in un amen per ammazzare definitivamente l’incontro. Inutile dire che a quel punto al Palacio Municipal de Deportes è stata l’apoteosi: TUTTO il palazzo si è inchinato ai piedi di Gasol e lo ha osannato come se fosse il Messia risceso sulla Terra per insegnare la pallacanestro a noi umani. A proposito del fantastico pubblico di Granada, c’è chi entra nell’arena con la classica maglia spagnola, chi con le bandiere, chi invece con qualche costume e chi preferisce portarsi da casa degli strumenti musicali. Sì, avete capito bene, delle persone hanno improvvisato una vera e propria banda, che ha lanciato i cori per tutta la partita! Altro che ultras…