FIBA World Cup – I 5 giocatori più forti che sono tornati a casa

Nella giornata di ieri abbiamo scoperto i 5 giocatori che più hanno impressionato nel corso degli ottavi di finale. In attesa che questo pomeriggio a Barcellona partano i quarti, andiamo invece a vedere i giocatori più forti e convincenti di questo Mondiale, che però sono già tornati a casa.

ANDRAY BLATCHE, FILIPPINE
Questa è proprio una bella storia: fino a qualche mese fa, il lungo di livello NBA sapeva poco e nulla dei Gilas, ma ci ha messo veramente poco a diventarne parte integrante e ad ergersi in qualità di trascinatore, senza però scadere nell’arroganza. E così Blatche ha disputato dei Mondiali straordinari, mettendo a referto una media pazzesca di 21.2 punti e 13.8 rimbalzi, entrambi miglior dati della competizione, e tirando con il 50% dal campo. Purtroppo per le Filippine, la sua enorme produzione non è bastata per passare il girone: i Gilas si sono presi la soddisfazione di vincere una partita, ma c’è un po’ di rammarico per almeno un paio di incontri che, con un pizzico di esperienza in più, sarebbero potuti finire diversamente. Grazie alle sue performance, la NBA finalmente ha iniziato a ricordarsi di quanto sia talentuoso questo lungo 28enne: sono diverse le franchigie interessate a metterlo sotto contratto, su tutte i Miami Heat.

BOJAN BOGDANOVIC, CROAZIA
L’omonimo Bogdan è ancora in corsa con la Serbia, ma nonostante Bojan sia già fuori dal Mondiale, non si può non rimanere colpiti dinanzi alle sue prestazioni. Scelto con la n.31 nel Draft 2011, il fenomeno croato è pronto per sbarcare finalmente nella NBA, dove i Nets lo aspettano a braccia aperte. Bogdanovic non è solo un tiratore potenzialmente mortifero, uno di quelli che quando entra in ritmo non si ferma più, ma è anche un giocatore molto versatile. Dopo aver firmato 20.8 punti, 3.8 rimbalzi e 1.4 assist di media all’interno della prima fase, negli ottavi di finale ha disputato una partita da applausi contro la Francia, ma i suoi 27 punti non sono bastati alla Croazia per rimanere in gioco.

HAMED HADDADI, IRAN
A dispetto di quello che pensano diversi addetti ai lavori che si fermano in superficie, l’Iran è una nazionale di buon livello, con una discreta organizzazione di gioco e diverse individualità importanti: non a caso, il quintetto nei primi quarti delle partite non ha quasi mai “sbracato”, il problema sono le seconde linee che non sono all’altezza. Nonostante il gioco stia andando sempre più verso altre dimostrazioni, è stato molto interessante seguire dal vivo questa Nazionale, che può vantare un centrone vecchio stampo, in grado di fare la differenza come pochi. Sto parlando ovviamente di Hamed Haddadi, che ha viaggiato all’interno della competizione con 18.8 punti e 11.4 rimbalzi. A 29 anni, l’ex Grizzlies e Suns ha ancora diverse frecce nell’arco della sua carriera da scoccare: magari non in NBA, ma in Europa ad alti livelli qualsiasi squadra lo accoglierebbe a braccia aperte.

GORGUI DIENG, SENEGAL
Dieng è il perfetto esempio di giocatore che disputando un ottimo Mondiale riesce a svoltare la sua carriera. Se riuscirà a diventare un lungo dominante anche nella NBA dipenderà da lui e sarà il tempo a dircelo, ma nel frattempo i T-Wolves si sono resi conto che uno così va fatto assolutamente giocare il più possibile. Nella fase a gironi, in cui il Senegal ha vinto contro ogni pronostico due partite e si è qualificato agli ottavi, Dieng è stato il faro della squadra con 18 punti, 11.4 rimbalzi e 1.4 stoppate di media. Contro la Spagna si è poi sbattuto molto, ma ha pagato l’esperienza e la stazza dei vari Gasol e Ibaka, chiudendo con 1/9 dal campo e soli 6 punti. Ma di certo una prestazione negativa contro la corazzata del Mondiale, oltre ovviamente al Team USA, non cancella quanto di buono fatto in precedenza. Adesso tra l’altro Minnesota ha un problema: cercare di far convivere Pekovic e Dieng, con quest’ultimo che deve avere necessariamente più minuti per poter crescere, oppure mettere sul mercato il montenegrino e dare completa fiducia al senegalese?

J.J. BAREA, PORTO RICO
Nel corso della competizione ha ricordato a tutti perché nel 2011, tra le fila dei Mavericks, ha vinto un titolo da protagonista, con gli Heat che non avevano alcuna risposta per lui. Il suo Porto Rico non è riuscito a strappare il pass per la fase finale, ma almeno si può consolare con le splendide prestazioni di Barea, tornato ad esprimersi ad altissimi livelli: ha salutato il Mondiale in qualità di miglior marcatore (22 punti di media), davanti a Luis Scola. Da quando si è unito ai Timberwolves non era più stato lo stesso, ma cosa c’è di meglio di una stellare performance in una competizione internazionale per rilanciarsi?