FIBA World Cup – I 5 motivi dell’eliminazione della Spagna

Tra lo shock generale di giornalisti, fotografi e soprattutto tifosi, ieri al Palazzo dello Sport di Madrid si è consumato un vero e proprio dramma sportivo per la Spagna cestistica. Sono settimane che qui non si fa altro che parlare della finale con il Team USA, ma la notizia è che il 14 settembre gli iberici non saranno in campo a giocarsi la medaglia d’oro, così come non potranno ambire neanche a quella di bronzo, dato che sono stati fatti fuori ai quarti dalla Francia. La quale ha giocato una partita clamorosa, perfetta dal punto di vista della difesa e della concentrazione, riuscendo a prevalere per 65-52. Per la Spagna ed il suo popolo sarà dura metabolizzare questa sconfitta assolutamente clamorosa, ma nel frattempo andiamo a vedere i cinque motivi con cui è possibile spiegare l’eliminazione.

L’ATTEGGIAMENTO – Citando Boris Diaw, la Francia è scesa in campo con più voglia di vincere, mentre la Spagna con più voglia di non perdere. Qualcuno dirà che non c’è differenza tra le due cose, ed invece è sottile ed allo stesso tempo decisiva. Il problema principale dei padroni di casa è che pensavano di scendere in campo e di rifilare 30 punti agli avversari con il loro solito show offensivo. Insomma, erano convinti di aver già vinto prima ancora di giocare ed hanno quindi commesso uno dei peccati capitali: sottovalutare l’avversario, il quale ha preparato magistralmente la partita ed ha giocato con concentrazione, lucidità e grande determinazione, aspetti in cui gli spagnoli hanno peccato parecchio. Inoltre, la Spagna ha lasciato che i transalpini impostassero un ritmo basso e ragionato e non è mai riuscita a cambiarlo, se non in situazioni estemporanee: questo è stato un altro grande errore a livello di atteggiamento che è costato la partita, dato che gli spagnoli non hanno potuto esprimere il loro solito gioco in transizione ed hanno segnato ben 36 punti in meno di quanti ne fanno di solito.

NESSUNA ALTERNATIVA AL GIOCO INTERNO – Nonostante i problemi fisici che lo hanno accompagnato negli ultimi giorni, Pau Gasol è stato ancora una volta il migliore dei suoi, firmando 17 punti con 7/12 dal campo e prendendo anche 8 rimbalzi. Il problema è che il lungo dei Bulls ha avuto pochi rifornimenti, mentre il fratello Marc e Ibaka sono stati impalpabili, grazie alla strepitosa difesa interna degli avversari, di Gobert su tutti. La Francia, infatti, è stata bravissima a smontare il gioco interno della Spagna che, venuta meno la sua arma principale, non ha trovato alternative. O meglio, ha trovato diverse volte Ibaka lontano dall’area quasi come se fosse una guardia, ma sulla sua prestazione balistica è meglio sorvolare…

GLI ESTERNI DISASTROSI – Con i lunghi che hanno vissuto una serata infernale, ci si aspettava che la Spagna potesse compensare grazie alla sua batteria di esterni fenomenale ed in grado di numeri importanti. Ed invece è stata un flop clamoroso, a cominciare da Ricky Rubio, che ancora una volta ha confermato che quando le partite iniziano a pesare non è il giocatore adatto su cui puntare: tra lui e Rodriguez in cabina di regia le idee hanno a dir poco scarseggiato, mentre Fernandez, fatta eccezione per uno splendido alley-oop inchiodato alla fine del terzo quarto, non ha brillato certo per atteggiamento e concretezza, così come i vari Llull e Calderon non sono riusciti ad imprimere un cambio di ritmo dalla panchina. La Spagna ha perso anche perché ha tirato con un indecente 2/22 da oltre l’arco, scaturito non solo dalla magistrale difesa avversaria, ma anche dalla scarsa circolazione di palla della truppa di coach Orenga.

I RIMBALZI – Se alla vigilia mi avessero detto che la Spagna sarebbe stata stuprata a rimbalzo dalla Francia, non ci avrei mai creduto. Questo perché stiamo parlando dei padroni di casa che schierano sempre due tra i fratelli Gasol e Ibaka, garantendosi centimetri, fisico ed esperienza sotto i tabelloni. Ma la Francia ha messo grande energia nel pitturato, ha eseguito magnificamente il tagliafuori ed ha pescato dalla panchina un Rudy Gobert strepitoso, che ha preso la bellezza di 13 rimbalzi, ovvero 1 in più di quanti ne hanno afferrati Marc e Pau insieme. Complessivamente, i transalpini hanno stravinto la lotta a rimbalzo per 50-28, di cui ben 16 offensivi, che hanno fornito tante seconde opportunità importanti.

LA CONDIZIONE FISICA – In una competizione come questa, in cui conta tanto anche la condizione in cui le squadre si presentano alle sfide più importanti, possiamo tranquillamente dire che sull’eliminazione della Spagna ha pesato la sua forma non proprio ottimale. Dopo una prima fase straripante, in cui hanno asfaltato tutte le avversarie e mostrato un gioco spumeggiante ma allo stesso tempo concreto ed incisivo, gli iberici hanno iniziato una fase calante, soprattutto dal punto di vista fisico: già contro la Serbia, nell’ultimo incontro del gruppo di Granada, c’era stata meno brillantezza del solito, mentre agli ottavi contro il modestissimo Senegal per un tempo Gasol e compagni hanno sofferto non poco sul piano fisico. Ma il problema è scaturito proprio nei due giorni di riposo prima dei quarti: Pau ha riportato un problema che lo ha limitato abbastanza, lo stesso vale per Marc, che contro la Francia è apparso anche un po’ assente mentalmente, forse per via della nascita della figlia. E senza i fratelli Gasol al massimo, la Spagna non è riuscita ad essere la stessa squadra dominante delle prime partite.